Fin

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Nel frattempo, al di là delle pieghe del tempo, Angelica tornò a casa con il cuore spezzato, come se ogni battito fosse un urlo soffocato. Il suo volto, un tempo radioso, ora era spento. Come se la luce che l'aveva sempre contraddistinta fosse magicamente svanita. Si sentiva una traditrice, un'ignobile vigliacca, ma in fondo sapeva che quello era l'unico ed estremo sacrificio d'amore che avrebbe potuto fare per salvare il pirata.

«Lisca, siamo di nuovo solo noi due... da soli...»

Sussurrò quelle parole quasi come a darsi forza, ma la sua voce era incrinata dal dolore. Senza una direzione precisa, si rifugiò nel bagno, l'unico luogo dove poteva cercare un attimo di solitudine.
Preparò la vasca con acqua bollente, il vapore le avvolgeva il volto come un velo di tristezza. Lisca, il suo unico compagno rimasto, era appollaiato sul bordo della vasca, silenzioso, ma sempre presente, testimone della sua solitudine.

«Domani è un altro giorno» mormorò, ma le sue parole risuonavano vuote

"miao"

Il miagolio del gatto, profondo e malinconico, le fece compagnia ma non riusciva a lenire il tormento che lentamente la divorava.

Angelica non aveva rinunciato a Jack per sempre. Una piccola, indomabile parte di lui, una scintilla che non si sarebbe mai spenta, era ancora lì con lei, seppure invisibile. Quella parte sarebbe rimasta per sempre.

«Lo sai che tra non molto saremo di nuovo in tre in questa casa? Ho rifatto il test questa mattina e... sono incinta»

Quelle parole, pronunciate con una calma forzata, rimasero sospese nell'aria, cariche di un significato che solo lei riusciva a cogliere. Il gatto, come se avesse compreso più di quanto avrebbe dovuto, allargò gli occhi in una espressione di pura incredulità e, senza dire una parola, si allontanò dal bagno.

«Evidentemente non l'ha presa poi così tanto bene» affermò Angelica sorridendo tristemente «Guarda che fino a che non nasce, tu rimani sempre il mio preferito» provò a risollevare un po' la situazione

I gatti...

«Nonostante tutto, sento di aver fatto la cosa giusta»

Nonostante riuscì a dichiarare il suo coraggio si ritrovò di nuovo travolta dalla paura di non potercela fare da sola.

Nel silenzio che seguì, il rumore delle zampettate di Lisca di pesce interruppe i suoi pensieri. Il gatto, come una piccola ombra, ritornò nel bagno con il suo pupazzetto preferito tra i denti. Lo lasciò cadere a terra, con un gesto che sembrava essere casuale. Poi, con la sua consueta serenità, miagolò, come se volesse dirle qualcosa. Un semplice suono, ma dentro c'era tutto: la sua compagnia, la sua comprensione silenziosa, e una dolcezza che, in quel momento, Angelica sentiva più di ogni altra cosa.

«Lo so che sei stanco, anche io lo sono» mormorò, mentre si avvolgeva nell'accappatoio «Sarà meglio mettersi un po' a dormire» aggiunse più per sé stessa che per lui

La donna, con un gesto stanco ma deciso, si stese nel letto. L'aria era densa di pensieri, ma l'unico a prendere spazio nella sua mente fu il sasso. Quello che le aveva dato la vecchietta in biblioteca. Lo osservò, dopo averlo dimenticato da tempo, l'ultimo frammento di speranza che teneva tra le mani. Quella signora l'aveva avvertita, ma Angelica, distratta ed incredula, aveva lasciato che il consiglio svanisse. La donna decise di rischiare, ormai non aveva più nulla da perdere. Con un gesto lento ma studiato, mise il sasso sotto al cuscino e si abbandonò al letto, tentando di addormentarsi.

«Uffa, è scomodissimo!» si lamentò scuotendo la testa «Ma come si può dormire con un sasso sotto la testa?»

Fece fatica, ma alla fine, quasi contro la sua volontà, le palpebre si chiusero e il sonno sopraggiunse, pesante e confuso.

After the stranger tidesDove le storie prendono vita. Scoprilo ora