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Harry era vicino alla finestra, lo sguardo fisso sulle montagne in lontananza.

Non era mai stato una persona molto introspettiva, eppure adesso gli sembrava di capire le cose per istinto. Il suo cuore aveva compreso aspetti di sé che la mente ancora ignorava.

Era possibile che trovasse più divertente stare seduto in quella semplice cucina a giocare a carte, piuttosto che partecipare alle feste mondane con le persone più popolari del paese?

La notte prima c'era stato il party di Barry e lui l'aveva perso, ma non riusciva a provare un vero dispiacere. E poiché ammetterlo anche a se stesso era difficile, Harry accese la radio per distrarsi.

Ma i suoi pensieri tornarono subito a Louis Tomlinson. L'esperienza gli aveva insegnato a diffidare delle persone: era difficile capire chi gli volesse bene per ciò che era davvero e chi invece fosse attratto solo dal suo status sociale e dalla sua ricchezza.

Forse non era il suo istinto a reagire alla presenza di Louis, ma una semplice attrazione fisica. Era possibile che il desiderio di baciarlo annebbiassero il suo giudizio?

La conduttrice della radio, Becky Dlinkoff, stava parlando proprio della festa tenutasi nella villa di Barry, e Harry l'ascoltò pensando che avrebbe dovuto partecipare anche lui. Quella era la sua vita, non questa.

«A nessuno è sfuggita l'assenza di Harry Styles», continuava Becky con il tono di voce di chi ha tra le mani una notizia succosa. «Si mormora che sia alla Clinica Betty Ford, ma le mie fonti non concordano.»

Harry sollevò gli occhi al soffitto. Ormai avrebbe dovuto essere abituato a quel genere di pettegolezzi, ma forse non ci si arrende mai del tutto alla malizia dei giornalisti. Lui non aveva mai fatto uso di droghe e beveva alcolici con moderazione; non era certo un candidato adatto al famoso centro per disintossicazione.

«Harry Styles non si trova alla Betty Ford» annunciò Becky. «Le mie fonti dicono che si trova alla Marguerite O'Hare, dove si curano i disturbi alimentari.»

Harry restò a bocca aperta. Come potevano inventare notizie simili? Lui non soffriva di alcun disturbo alimentare!

Moriva dalla voglia di telefonare all'emittente e smentire quelle assurdità, ma il telefono in casa era inutilizzabile.

Louis doveva avere un cellulare! Al giorno d'oggi, era impossibile vivere senza.

L'avrebbe trovato e usato per chiamare quella sciocca di Becky Dlinkoff, poi avrebbe avvertito i suoi amici che non c'era nulla di vero in ciò che si diceva.

Smorzare i pettegolezzi prima che si diffondessero era molto più semplice che sciogliere il nodo che gli si formava allo stomaco ogni volta che pensava allo sguardo di Louis mentre gli insegnava a barare.

Salì le scale a due gradini alla volta e trovò la stanza di lui senza troppe difficoltà.

La stanza era speculare alla sua, con le pareti coperte da carta da parati color pesca e il letto in legno scuro laccato, in classico stile anni '70.

C'erano solo una piccola valigia chiusa sul letto e una ventiquattrore sul comodino. L'unico effetto personale in vista era una boccetta di profumo.

Mettendo da parte gli scrupoli, Harry svitò il tappo e annusò. Un profumo fantastico, che per un attimo lo distrasse dal suo proposito. Santo cielo, quell'uomo riusciva a farsi strada nella sua mente anche quando non era presente!

Doveva trovare il cellulare!

Ripetendo a sé stesso che stava facendo la cosa giusta, aprì la ventiquattrore.

Lui sarebbe andato su tutte le furie se l'avesse saputo e Harry rabbrividì al pensiero di come l'avrebbe guardato.

Ma era tutta colpa sua. Non si sarebbe trovato in quella situazione se lui non gli avesse distrutto il cellulare. All'interno della valigetta non trovò alcun telefono, ma solo una cartelletta con il proprio nome sull'etichetta.

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