14

864 38 11
                                        

Harry piegò la testa all'indietro e permise al sole di baciargli la pelle. Si sentiva libero. Per la prima volta nella sua vita aveva raccontato a qualcuno la verità su di sé. 

Si sentiva libero perché Louis l'aveva ascoltato senza giudicare, ed era convinto che il suo segreto risiedesse nelle sue abilità piuttosto che nelle sue carenze.

A dispetto di tutto, però, non poteva fare a meno di pensare a come sarebbe stata la sua vita se le circostanze fossero state diverse. Sarebbe diventato come Ethan, o come Finn?

Finn lavorava nel condominio in cui lui viveva in California. Harry era sempre stato molto gentile con lui, sentendosi in un certo senso vicino a lui, perché il povero Finn non sembrava molto intelligente.

Tuttavia, nelle ultime settimane aveva cominciato a evitarlo, perché se lo ritrovava dappertutto e lo aveva scoperto più volte a fissarlo. Gli chiedeva sempre piccoli favori: un autografo, una fotografia per sua madre, un souvenir di qualche tipo per la sua sorellina.

Adesso Harry si sentiva in colpa per averlo evitato. Gli era persino sembrato di vederlo alla mensa dei senzatetto.

Si voltò a guardare Louis. Qualcosa nel suo volto si era disteso, e i suoi occhi avevano perso quella luce tormentata che Harry vi aveva scorto all'inizio. Il suo sguardo era caldo e così tenero da fargli desiderare di cantare e danzare, circondargli il collo con le braccia, tenerlo stretto e non lasciarlo mai più andare via.

Purtroppo era contro le regole.

«Sai che cosa voglio fare quando avremo finito con i polli?» gli domandò.

«Ho paura di chiederlo» replicò Louis.

«Voglio preparare una torta.»

«Credi che io sappia fare una torta?»

«No» lo corresse Harry «credo che tu possa leggermi la ricetta. Ho provato a prepararne una, una volta. Immaginavo che fosse una cosa semplice da fare.»

«Che cos'è successo?»

«Ho usato dodici uova, perché la ricetta diceva da una a due uova. Poi l'ho fatta cuocere a duecentottanta gradi perché ho confuso i numeri.»

«Questo spiega il gioco a carte.»

«Esatto.»

«Com'è venuta la torta?»

«Te lo lascio immaginare!»

Risero entrambi. Era così bello ridere con Louis. Anche mentre svolgeva quel lavoro odioso con i polli, Harry si ritrovò a pensare che la vita poteva essere divertente e piena di possibilità.

Quando rientrarono in casa, il telefono stava squillando. Louis doveva essersi dimenticato di disattivarlo dopo aver parlato con Oscar, e Harry ne fu felice, perché la chiamata era di Alexandra.

La sua operazione si era conclusa con successo, e la zia affermò di sentirsi meglio di quanto si fosse sentita negli ultimi vent'anni. Chiese notizie di Benjamin e l'animale grugnì felice nel sentir pronunciare il suo nome.

«Zia Alexandra?»

«Sì, caro?»

Harry era sul punto di dirle una cosa, ma gli mancò il coraggio e ne disse un'altra. «Conosci qualche buona ricetta?»

«Non scrivo mai niente, tengo tutto a mente. Posso dettartene una se vuoi, e tu la scrivi.»

Harry trasse un profondo respiro. «Nemmeno io scrivo volentieri, perché sbaglio di continuo. È per questo che non ho voluto leggere per te, l'altra sera. Sono un disastro nella lettura.»

UNEXPECTED LOVE » lsLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora