Louis fece del suo meglio per mostrargli come segnare un mazzo di carte, come contarle e come barare.
Harry era uno studente entusiasta, desideroso di imparare, ma faticava a tenere a mente i numeri. Gli schemi gli sfuggivano del tutto. Non aveva attitudine per i piccoli dettagli e continuava a confondere i picche coi fiori.
«Non fare quella faccia» lo ammonì per l'ennesima volta.
«Quale faccia?»
«Stai sorridendo.»
«Non è vero!»
Louis stava, suo malgrado, diventando un esperto delle sue labbra.
«Devi restare inespressivo.»
Harry rispose con una linguaccia.
«Neanche quello. Mi accorgo che hai ottime carte ogni volta che ti atteggi da dispettoso.»
Harry lasciò cadere le sue carte sul tavolo. Non aveva niente.
Poi gli fece di nuovo la linguaccia. «Hai visto? Non sei poi così furbo.»
Louis rifletté che avrebbe fatto meglio a ricordarlo ogni volta che credeva di averlo capito.
«D'accordo,» annunciò infine, «lascia che ti mostri qualcos'altro. Ma non usare nessuno di questi trucchi al torneo delle celebrità.»
Gli mostrò la carta in cima al mazzo. «Io non voglio che tu abbia questa carta, ovviamente» spiegò. Poi, senza mischiare, distribuì le carte. Quando Harry guardò le sue, le labbra gli si spalancarono per la sorpresa.
Louis sospirò. Essere impassibile era una battaglia persa. Non sarebbe riuscito a insegnarglielo nemmeno in un milione di anni. Un milione di anni con Harry Styles. Un'eternità dolce e pericolosa.
«Come ci sei riuscito?» domandò Harry. «Che fine ha fatto il re?»
Louis sollevò un braccio ed estrasse la carta in questione dalla manica della camicia.
Harry stava per spalancare di nuovo la bocca, ma incrociò lo sguardo di Louis e la richiuse all'istante.
«Dove hai imparato questo genere di cose?» chiese.
Louis restò in silenzio per un lungo momento. Era tardi, era stanco, e Harry gli sembrava la cosa più soffice che avesse mai visto. Quando parlò, stupì anche se stesso.
«Negli stessi posti in cui s'imparano le lingue straniere. Quei posti che ti regalano incubi così forti da farti preferire di restare sveglio tutta la notte a giocare a carte piuttosto che chiudere gli occhi.»
Vide Harry trattenere il respiro, come se volesse davvero ascoltarlo, ottenere la sua fiducia. Se non avesse ripreso il controllo, avrebbe finito col raccontargli alcuni segreti che non aveva mai rivelato a nessuno. Se fossero rimasti soli ancora un po', alle prime luci dell'alba, gli avrebbe raccontato della peggiore notte della sua vita.
Ma proprio in quel momento furono interrotti dal rumore di passi pesanti sulle scale, e un attimo dopo Alexandra entrò in cucina, vestita di tutto punto con un grembiule da lavoro e un cappello di paglia.
Quando li vide, si mise le mani sui fianchi e li guardò con approvazione. «Mi piacciono le persone mattiniere. Harry, vuoi venire con me a raccogliere le uova?»
Passato il momento di debolezza, Louis fu quasi sollevato da quell'interruzione. Si stiracchiò e posò le carte sul tavolo.
«Verrò io con lei» si offrì, senza staccare lo sguardo da Harry. «Ṣabāḥ al-warda,» lo salutò. «Significa buongiorno.»
Una volta fuori dalla cucina, Louis si diede dell'idiota. Se Alexandra non li avesse interrotti, quanto avrebbe finito col raccontare a Harry? E perché sentiva il bisogno di parlargli in arabo?
La notte prima, quando l'aveva visto uscire furtivamente di casa, lo aveva salutato con una parola — ukhtii— che si usava per rivolgersi con rispetto a una persona cara. E pochi minuti prima, invece del classico ṣabāḥ al-kheir, gli aveva augurato un "mattino di rose".
Louis alzò lo sguardo al cielo che si accendeva di rosa, arancio e rosso. Ma non era stato il cielo a ispirare quel saluto. Era stato Harry. Il fatto di aver trascorso la notte con lui... e non proprio nel modo in cui un uomo si aspetta di passare la notte con un bel uomo.
Giocare a carte e insegnargli qualche trucco era stato divertente. Harry era intelligente, la sua risata pronta e contagiosa. Non c'era da stupirsi che il mondo intero sembrasse non averne mai abbastanza di lui.
"Devo dimettermi da questo incarico" si disse.
Giocare a carte con lui l'aveva distratto dai suoi demoni, ma non aveva ancora letto l'incartamento che lo riguardava. E quello sì che sarebbe stato un rimedio molto più professionale alla sua insonnia. Le lettere rappresentavano una minaccia concreta alla sicurezza del ragazzo, e non sarebbe stato facile cedere l'incarico a qualcun altro — soprattutto adesso che aveva visto il suo sorriso.
Il duro lavoro al fianco di Alexandra fece bene al suo spirito tormentato. Un'ora dopo, Louis fischiettava mentre ripuliva il pollaio con una pesante pala tra le mani.
Poi alzò lo sguardo verso la donna — e tutta la contentezza si sciolse come neve al sole.
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UNEXPECTED LOVE » ls
FanfictionLouis Tomlinson, ex militare, dal sangue freddo e dalla capacità di tenere tutto sotto controllo, si ritrova a fare da guardia del corpo all'affascinante "uragano" Harry Styles. L'uomo in questione, sempre in prima pagina sulle riviste scandalistich...
