Voltò lo sguardo verso sua zia e, contro ogni logica, sperò che si trattasse di un semplice caso di indigestione e che tutti e tre avrebbero fatto ritorno a casa quella sera. Visto quanto aveva desiderato scappare dalla fattoria, quell'augurio appariva alquanto ironico. Ma all'ospedale diagnosticarono ad Alexandra un'occlusione delle arterie. Era necessario operarla per aprire la valvola cardiaca.
«La trasporteremo in elicottero in una clinica più attrezzata», spiegò il medico.
«Che modo di affrontare il mio primo volo...» borbottò Alexandra.
Ma Harry notò che la zia non protestava con la solita veemenza. Appariva piccola, anziana e molto spaventata nel suo letto d'ospedale.
«Verrò con te», si offrì senza esitare.
Alexandra posò una mano grinzosa sulla sua. «No. Ho bisogno che tu ti occupi di Benjamin e dei miei polli. Domani mattina è il giorno in cui cuciniamo per i senzatetto. In paese contano su di me e dovrai pensarci tu.»
«Credo proprio che dovrei restare con te.»
«Ma io non voglio», insistette la zia. «Ho bisogno di sapere che qualcuno si sta occupando della mia fattoria.»
«Va bene», si arrese Harry. «Che cosa dobbiamo fare?»
Alexandra spiegò loro di nutrire e dare da bere agli animali e diede istruzioni per raccogliere la verdura sufficiente a cucinare una zuppa per una cinquantina di persone.
Harry guardò Louis, chiedendosi come avrebbe preso quella richiesta, ma lui non sembrava affatto turbato dall'idea. In realtà, l'unica cosa che sembrava aver scalfito la sua calma da quando lo conosceva era stato il suo cellulare!
«Dovrete aiutare i volontari a fare la zuppa», continuò la vecchietta.
Preparare zuppe? Nutrire polli e maiali? Oh, i suoi amici sarebbero morti dalle risate, pensò Harry.
Alla fine, lui e Louis si congedarono da Alexandra.
Sulla porta, però, entrambi si voltarono a guardarla. L'anziana donna era immobile, gli occhi chiusi e la fronte corrugata, come se la concentrazione potesse aiutarla a superare quella crisi. Probabilmente stava pregando.
«Tu pensi che starà bene?» gli domandò Harry senza preamboli quando furono in corridoio.
Louis esitò a lungo prima di posargli una mano gentile sulla spalla. «Penso che tua zia starà benissimo.»
«Sì.»
Louis lasciò la mano sulla sua spalla mentre lo guidava fuori dall'ospedale.
Si era meravigliato molto di come Harry fosse riuscito a mantenere la calma e a convincere una cocciutissima Alexandra a farsi visitare. Per la seconda volta quel giorno, Louis dovette riconoscere di averlo giudicato male. Harry Styles non era più il ragazzo superficiale del giorno prima.
Avevano quasi raggiunto l'uscita, quando una giovane donna che spingeva un carrello di piatti sporchi si fermò e fissò Harry.
«Ma tu sei Harry Styles!» esclamò, col tono di chi aveva appena avuto una visione.
Harry era chiaramente abituato a quel genere di situazioni, perché sorrise e andò verso la donna con la mano tesa.
Senza esitazione, Louis si inserì tra i due. L'ultima cosa di cui avevano bisogno era che si spargesse la voce che in città c'era una celebrità. Inoltre, il sorriso di Harry era un po' forzato e sul suo viso si leggeva la stanchezza di una notte passata in bianco.
«No, non è lui», annunciò. «Glielo chiedono di continuo, però», aggiunse, prendendo Harry per il gomito e cercando di passare oltre.
La donna, che si chiamava Candy, come si leggeva dalla targhetta, lo trattenne per la manica della giacca. «Ma è lui! L'ho visto un sacco di volte sulle riviste. Voglio solo un autografo.»
STAI LEGGENDO
UNEXPECTED LOVE » ls
FanfictionLouis Tomlinson, ex militare, dal sangue freddo e dalla capacità di tenere tutto sotto controllo, si ritrova a fare da guardia del corpo all'affascinante "uragano" Harry Styles. L'uomo in questione, sempre in prima pagina sulle riviste scandalistich...
