2: La vecchietta del locale

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Aveva dormito poche ore e non aveva avuto bisogno della sveglia. Si alzò dal letto e frugò tra i suoi vestiti.

- "Vedremo chi ha pessimo gusto nel vestirsi."

Arrivato davanti le porte dell'agenzia fece dei respiri profondi. Si sentiva carico e agitato allo stesso tempo. Chiuse per qualche secondo gli occhi ed entrò nell'agenzia. Guardò l'orologio, segnava le 6:58, era in anticipo di ben 2 minuti. Sorrise soddisfatto di sé stesso e si avvicinò alla hall, ma prima che potesse prendere parola qualcuno lo aveva affiancato.

- "Sei in anticipo ragazzino."

- "Lo so, non va bene?"

- "Va più che bene."

- "Con cosa inizio?"

- "Vieni in ufficio, riordina i documenti in ordine alfabetico."

- "Devo davvero ordinare dei documenti?"

- "Hai da ridire?"

- "No.."

Seguì Koray verso il suo ufficio. Sulla scrivania e sopra gli scaffali erano presenti numerosi fogli che aspettavano di essere sistemati. Atid sospirò sentendosi già stanco e si mise al lavoro. I documenti erano talmente tanti e sparsi che dovette cominciare da capo numerose volte. Nella mente aveva iniziato a maledire il giovane capo che era impegnato in qualcosa al computer. Iniziava a sentire fame, per la fretta non aveva fatto colazione e questa cosa non lo aiutava per niente.

- "Hai fatto colazione?"

- "No."

- "Ho sentito. Il tuo stomaco brontola talmente forte che pensavo ci fosse un terremoto. Va a prenderti qualcosa alle macchinette ragazzino."

- "Posso davvero?"

- "Hm hm."

- "Grazie."

Senza neanche un briciolo di esitazione corse fuori dall'ufficio e si precipitò verso Il distributore di merendine. Infilò una mano nella tasca posteriore del pantalone e prese una banconota, la infilò nel distributore e prese quanta più roba potesse prendere con quella banconota.

Soddisfatto, prese tutte le merendine e si incamminò verso l'ufficio. Si fermò alla porta sentendo il capo nel bel mezzo di una discussione piuttosto accesa. Si affacciò di poco, verso un sottile spiraglio. Intravide Koray in piedi, dietro la scrivania. Il viso era oscurato dalla rabbia il che lo rendeva ancora più spaventoso del solito. Già da lontano quello sguardo e quel tono raccapricciante bastavano per far tremare di paura una persona, figuriamoci il diretto interessato della sfuriata.

Spostò di poco lo sguardo e vide il malcapitato: un ragazzo poco più grande di lui e moro. Aveva lo sguardo basso e continuava a scusarsi. Atid non sopportava più quella scena così, con la mano libera dalle merendine, spalancò la porta.

- "Nessuno ti ha insegnato a bussare ragazzino?"

- "Anche se avessi bussato dubito avresti sentito, quindi non l'ho fatto. E con quelle urla fai scappare anche le cornacchie in cielo."

- "Ragazzino ti conviene rimanere in silenzio e finire il tuo lavoro. Non metterti in mezzo ai miei affari."

- "Altrimenti? Cosa mi fai? Mi urlerai contro? Non ho paura di te. È questo il modo di trattare chi lavora per te?"

- "Non ti conviene metterti contro di me. Posso farti passare l'inferno qui dentro."

- "Solo perché sto difendendo una persona? Se per far valere la mia morale allora devo soffrire le pene dell'inferno che sia così allora."

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