4: In trappola

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Atid non si fece intimorire dal maggiore. Anche se bloccato non poteva fargli nulla, erano in una sala che a momenti avrebbe accolto molte altre persone. I suoi occhi viaggiavano freneticamente tra il corpo del capo e la porta, mentre gli occhi di Koray erano fissi sulla figura del minore.

- "Spostati, cosa penseranno gli altri se entrando ti vedono così ah?"

- "Cosa c'è hai paura che ti scambino per mia moglie?"

- "Moglie? Vallo a dire a qualcun altro! Io non sono la moglie di nessuno e per la cronaca sono uomo. Non è divertente, spostati ho detto."

- "Dai di nuovo ordini al tuo capo?"

- "Si, e se non ti sposti mi metto ad urlare."

- "Provaci e finisce come ieri sera."

- "Non hai il coraggio."

- "Di baciarti? Ne sei sicuro ragazzino? Allora prova ad urlare e vediamo se lo faccio o no."

Appena Atid stava per controbattere si sentì bussare alla porta. Koray si allontanò di qualche passo e diede il permesso agli altri di entrare nella sala. Nel giro di poco tempo avevano tutti preso posto. Tutti tranne Atid, perché non era presente una sedia per lui. Si limitò quindi a rimanere in piedi nello stesso punto dove lo aveva lasciato Koray. Non sapeva cosa avrebbe dovuto fare, prima non era riuscito a chiederlo al capo e non lo avrebbe di certo chiesto ora. Fece scorrere lo sguardo su tutti i presenti, sembravano tutti ricchi ed esperti del settore.

Ben presto iniziò la riunione. A parlare per primo fu Koray che, dopo alcuni saluti e ringraziamenti per la partecipazione, aveva iniziato a spiegare il progetto per pubblicizzare il nuovo modello di automobile che stavano progettando nell'altra sede. La macchina in uscita era un modello elettrico, perché la sua agenzia promuoveva l'ecosostenibilità. Per tutta la durata della riunione si era parlato di come sarebbe avvenuta la promozione della macchina e lo stile della pubblicità

- "Avevo pensato di sfruttare i colori rosso e oro perché rappresentano rispettivamente forza ed eleganza. Dobbiamo spingere l'acquirente a scegliere la nostra automobile piuttosto che quella di un'altra azienda. Chi compra il nostro modello deve sapere di aver fatto la scelta giusta e che non se ne pentirà. Affido questo compito alla squadra di graphic design che collaborerà con la squadra di sound design in modo da poter associare anche un suono e attirare, ancora di più, i nostri compratori. Per il momento questo è tutto. Se avete altre idee che vorreste espormi, mi trovate nel mio ufficio."

E date le prime direttive, la riunione poteva essere ritenuta conclusa. Uno ad uno uscirono tutti quanti e rimasero soltanto Koray e il giovane Atid. Mentre il maggiore stava spegnendo lo schermo da cui aveva presentato il progetto, il ragazzo dai capelli rossi si era avvicinato al portatile incuriosito da ciò che era scritto nella presentazione.

- "Non sapevo queste cose sui colori."

- "Questo perché studi ingegneria e non arte."

- "Aspetta, tu non hai studiato ingegneria?"

- "No, ho studiato pittura nell'accademia di belle arti."

- "E gestisci un'industria di macchine, come fai se non sei esperto nella materia?"

- "Semplice. È un'azienda di famiglia, sono sempre stato in questi ambienti con mio padre quindi ho imparato vedendo da lui."

- "Capito."

- "Altre domande?"

- "No."

- "Bene. Prendi il portatile e seguimi allora."

Koray aprì la porta e la tenne aperta per Atid. Una volta fuori dalla sala, il maggiore si fece seguire fino all'ufficio. Aprì la porta ed entrarono tutti e due. Atid sistemò il portatile sulla scrivania e rimase immobile aspettando di ricevere delle direttive per il suo lavoro. Koray, intanto, si era seduto dietro la scrivania e aveva sbottonato il primo bottone della camicia. Ad un certo punto il suo telefono prese a suonare, così uscì dall'ufficio per rispondere alla chiamata. Una volta solo, Atid, tirò un sospiro annoiato. Non sapeva cosa fare e prima di poter tornare a casa mancavano ancora alcune ore. Nell'attesa del ritorno del capo, decise di sedersi e rilassarsi sul divanetto presente in ufficio. Si mise comodo e accavallò una gamba sull'altra. Dalla tasca del pantalone prese il telefono e chattò con i suoi amici per un po', ma non si accorse che qualcuno fosse entrato e lo stava guardando.

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