Un'altra sera solo nel suo castello, non sapendo cosa fare.
Herobrine pensava intensamente se un giorno avrebbe avuto un vero amico o di più...
Pioveva e tuonava, faceva paura, ma lui non era spaventato. Aveva sempre amato i tuoni e i lampi, lui stesso li scatenava quando si teletrasportava da qualche parte!
Ma quella sera era infelice e depresso più del solito. Osservava le gocce di pioggia scendere lungo i vetri delle enormi finestre.
Un pensiero gli passò per la mente.
- Provo ad andare in città, magari lì mi divertirò un po'. -
In un baleno si mise una giacca, degli stivali e degli occhiali dalla lente molto scura, per nascondere i suoi occhi grandi e bianchi come la Luna. Aprì la porta e uscì di casa.
Però aveva dimenticato qualcosa, un qualcosa di molto importante: la sua potente spada di diamante.
Sotto quella giacca si nascondeva un ragazzo di appena 25 anni, dai capelli castani e sempre scompigliati, dalla pelle rosea e di statura media. Apparentemente normale se non fosse stato per i suoi particolarissimi occhi.
Teletrasportatosi in una città lì vicina, vide una grande discoteca. Non trovando nulla di meglio, vi ci entrò.
La musica sfondava i timpani, tantissima gente ballava al suono di una console da dj, tutti si divertivano e lui si sentiva un po' più a suo agio.
Chissà perché, la sua attenzione si spostò su una ragazza; ella si aggirava per i tavoli, cercando di passare inosservata e nell'intento di raggiungere il bar.
Herobrine seguì con lo sguardo quella che sembrava una dea persiana, dai lunghi capelli neri e dalla pelle caffellatte. La ragazza, probabilmente sentendosi addosso gli occhi del giovane, si voltò incrociando lo sguardo con quello di Herobrine.
Si illuminarono, ne era certo. La notò sgranare gli occhi e abbozzare un sorriso genuino.
Lui, arrossendo, si bloccò sul posto e la aspettò. La ragazza ondeggió verso di lui, impuntando tutto la sua attenzione sulla sua "preda".
Herobrine sentì qualcosa dal profondo della sua anima: gli occhi della ragazza, quelle due ametiste parevano conoscere il vero colore delle iridi del ragazzo.
Le luci soffuse della discoteca facevano brillare i gioielli nero pece della ragazza, rendendola ancor più particolare e bella da guardare.
Ella, arrivata a due passi da lui, abbassò lievemente il capo per salutarlo con riverenza.
Herobrine ricambiò impacciato il saluto. Si era soffermato troppo a osservare i segni rosei sulla pelle bruna della giovane.
- Non ti ho mai visto da queste parti... Immagino tu sia nuovo, eh? -.
La sua voce era miele.
- Prima volta, esatto... E tu? Sei solita di qui? - domandò anch'egli, sistemandosi la giacca come per essere più elegante.
La ragazza spostò la lunga e morbida coda di cavallo su una spalla, dando a Herobrine un altro sguardo di intesa.
- Infatti. E posso dirti che è un bel posto, questo. - gli rispose. Ma qualcosa catturò la sua attenzione; si guardò velocemente attorno, guardinga, per poi congedarsi con un sorriso.
Il ragazzo le sfiorò la spalla per non farla andare.
- Aspetta! Almeno, qual'è il tuo nome? - le chiese.
- Mi chiamo Jane... - le sue labbra dissero dell'altro, ma lui non lo riuscì a comprendere e, in un attimo, la bella ragazza dai capelli di liquirizia sparì tra la folla.
Herobrine, rimasto piacevolmente stranito da quell'incontro, si sedette ad un tavolo, ripetendosi in mente il nome della ragazza per non dimenticarlo.
" Spero di rincrontrarla, stasera... " pensò, osservando come le persone si scatenassero sulla pista da ballo.
Era piacevole.
Si era stancato del silenzio perenne al castello nel Nether. Si era stufato del pianto dei Ghast, al suono delle ossa degli scheletri Wither e ai grugniti dei Pigman. Finalmente un po' di musica e di vitalità per le sue orecchie.
Ma poi notò con la coda dell'occhio un gruppo di uomini che si facevano strada a spallate per la sala da ballo.
Herobrine provò un fremito di elettricità. Abbassò di poco le lenti, studiando meglio la situazione.
Sentiva un'aria strana che riempì il posto, un'energia negativa che si diffuse nella discoteca.
Il ragazzo cercò nell'inventario la spada, ma non c'era.
" Cazzo, l'ho dimenticata! " pensò irritato.
Si sistemò gli occhiali e la giacca, alzandosi per andarsene da qualche altra parte. Voleva uscire via di lì, tornarsene a casa e fregarsene di tutto e tutti. Ma si fermò.
Jane si faceva strada tra le persone che mormoravano sorprese, decisa a voler fare qualcosa.
" Allora anche lei l'ha sentito... Ma come? " pensò dubbioso, avvicinandosi poco a poco a lei.
Gli uomini divisero le acque di persone, così da far fare un trionfale ingresso al loro capo. Si alzarono nell'aria dei gemiti di stupore.
Dalle porte della discoteca entrò un uomo.
" È lui... " si disse in mente Herobrine. Lo ripeté con odio.
- Notch. - concluse.
Avrebbe riconosciuto ovunque quella testa pelata e quello orribile barba da vecchio centenario.
- CHI HA VISTO QUEST'UOMO DI NOME HEROBRINE?! - gridò a gran voce l'odiato fratello, facendo vedere una sua foto.
" Avrà intercettato il mio teletrasporto... Stronzo...! " digrignó i denti. Fece un passo in avanti, deciso a confrontarsi con Notch, però qualcuno lo precedette.
Un ragazzo si presentò all'uomo che lo stava cercando... Un ragazzo uguale a lui.
-HEY! FRATELLONE!- gridó il falso Herobrine.
Con passo fermo, avanzò e in tre secondi si ritrovò di fronte all'uomo.
- Di tutti i posti al mondo... Perché proprio qui?- gli domandò e si guardò intorno.
- Uhm... E vedo che ti sei trattenuto nell' ucciderli tutti. - disse leggermente stupito. Ovviamente stava facendo ironia.
- Visto che non sono solo fumo?
Bhe... cosa vuoi? - chiese con disprezzo l'impostore, tenendo le mani nelle tasche e uno sguardo di pura beffa sul viso.
La risposta fu un colpo di spada al fianco.
Il falso Herobrine si piegò in due.
- Vieni con me. - ordinò Notch.
- Col cazzo! - tossí e sputó del sangue sul piede dell' uomo.
L'altro ringhió dalla rabbia. Gli diede un altro colpo di spada alla gamba.
- Combatti da uomo! - lo incitò con l'animo che ardeva d'ira.
- Con piacere. - sorrise beffardo l'impostor, guardandolo negli occhi.
Una luce li illuminava: era la luce della competizione.
Herobrine guardò la scena allibito.
Non poteva fare nulla: non poteva evocare una spada, non era tra i suoi poteri. Ma non poteva neanche evocare un Wither o altri mob... Non voleva uccidere degli innocenti.
Ormai non era più il suo scopo da molti anni.
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Diamond Heart
FanfictionHerobrine è uno dei due creatori dell'Universo di Minecraft, ma è considerato da tutti un mostro senza cuore. Tutti lo vogliono morto, eccetto Jane, una ragazza dai mille segreti e talenti. Il famoso cattivo del mondo di Minecraft, il secondo creato...
