Una storia che nasce, un'estate che muore

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"Simo?"

"Mmh?" rispose l'altro svogliatamente, con le dita tra i suoi ricci. 

"Sei n'ottimo cuscino..." sbiascicò Manuel con le labbra sul suo ventre, impegnato a dare baci e carezze, a solleticare con i polpastrelli la cicatrice di Simone, come per lenire un dolore e per prendersene cura.

Dopo qualche minuto, il riccio, si spostò e si mise sul fianco e subito Simone ne imitò la posizione. 

Se ne stavano distesi uno dinanzi all'altro, su quel letto che aveva accolto poco prima il loro amore, i loro umori e la voglia di sentirsi vivi uno tra le braccia dell'altro. Erano ancora nudi con le gambe intrecciate a sorridersi dolci e stanchi, ad accarezzarsi piano la pelle, i capelli, a farsi le carezze con gli occhi che vagavano lungo i loro corpi come un vento fresco d'estate. 

"Non t'ho detto una cosa..." Ad un tratto la voce roca di Manuel interruppe il silenzio.

"Cioè?" domandò un po' inquieto l'altro.

"M'hanno picchiato qualche tempo fa...poco dopo il litigio nostro..."

Simone sgranò gli occhi e si sollevò subito con un palmo a reggersi sul lenzuolo. "Ma che stai dicendo? Stai scherzando? Perchè non mi hai chiamato subito? Quando è successo? "

Manuel sospirò "è successo na mattina alle quattro, mentre stavo a torna' dal Decadance. Nun t'ho detto niente perchè non te volevo fa' preoccupa', era inutile, ce stavano Chicca e Matteo che m'hanno soccorso...comunque vabbè non importa mo sto bene, vedi? Non ho segni"

"Ma che vuol dire che non hai segni Manu?! Mi potevi chiamare, sarei corso subito da te. Chi è stato? Dimmi, così lo ammazzo..."

Manuel sbuffò dal naso. "Ma che devi fa, statte fermo..." farfugliò abbassando il capo sulle sue dita che prese a torturare.

Simone si passò una mano sul volto. "Cazzo Manu, mi dispiace tantissimo, se io non ti avessi detto quella frase orribile prima di uscire da casa tua, magari mi avresti chiamato, o magari se io fossi stato meno invadente non avremmo litigato e sarei stato con te e ti avrei accompagnato io a casa e così nessuno ti avrebbe fatto del male...cazzo cazzo sono un coglione, scusami Manu, perdonami..."

Manuel gli si fece più vicino e gli afferrò le gote tra i palmi, muovendo piano i pollici su di esse.

"Amo'" lo frenò in quel monologo sconnesso, "Respira! Basta! E' annata così, io non te avrei dovuto tratta' male, avrei dovuto parla' co te, farme capi', aprirme e nun l'ho fatto...è successo quello che è successo, ma in nessun modo può esse colpa tua se m'hanno menato, va bene?" Simone lo guardava con occhi grandi e lucidi. "Mi dispiace Manu"  "Shh basta, vie qua" e si sdraiarono di nuovo supini, il corvino sul suo petto ad ascoltare il canto del cuore. Un canto sicuramente tormentato, ma che a lui ricordava pur sempre casa. Manuel gli massaggiava la cute con delicatezza, che mai forse aveva usato con qualcuno, d'altronde mai si era ritrovato nella situazione di chiamare qualcuno amore. Era tutto nuovo per lui e ad ogni costo, da quel momento in poi, avrebbe voluto proteggere ciò che lui e Simone custodivano. E non lo avrebbe lasciato andare mai più. "Non te lascio anna' mai più..." affermò deciso con una naturalezza che fece sorridere il maggiore, il quale gli baciò con dolcezza il petto. Vi era stata fin da subito tra loro, una ambigua e rara sensazione di familiarità, di quotidianità, un riconoscersi tra mille anime differenti, senza essersi detti alcunché. "Voglio farti conoscere Jaco prima o poi, Manu..." Manuel spostò di poco la testa per guardarlo meglio negli occhi. "Quando vuoi Simo" rispose abbandonando sulla punta del suo naso un piccolo bacio, leggero come una piuma, delicato come una carezza. 

DECADANCE - SimuelLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora