"Amo' sei pronto?"
Simone si trovava ancora davanti allo specchio della sua camera da letto, alle prese con una camicia, poi un'altra e un'altra ancora. Era visibilmente in ansia, agitato, con uno strato leggero di sudore sulla fronte.
"Simo'?" ritentò.
Manuel si affacciò sull'uscio della stanza, con l'intenzione di capire cosa stesse combinando il suo fidanzato e perchè non fosse ancora pronto.
Era il primo di settembre e l'aria era ancora piuttosto calda, intrisa della tipica nostalgia che la fine dell'estate porta con sé e della speranza del nuovo in arrivo.
Per Manuel il primo di quel mese aveva sempre rappresentato un punto di rottura tra un periodo e l'altro, tra il vecchio e il nuovo, un po' come un Capodanno. Era il momento in cui si doveva gettar via tutto ciò che c'era stato in passato, per lasciar spazio alla novità, al bello, ad una crescita nuova.
Si sentiva elettrizzato all'idea di ciò; curioso di quello che sarebbe potuto accadere nei mesi a seguire, pronto per cominciare un percorso di scoperta e di accettazione di sé, di elaborazione di eventi spiacevoli, percepiva una rinnovata forza scorrergli nelle vene, amplificata da una piccola luce di speranza. Ed era proprio a questo che si appigliava, con i denti e con le unghia.
Allo stesso tempo, in quel momento, era però anche abbastanza spazientito perchè Simone non pareva essere intento ad uscire di casa.
"Simone te prego, stamo a fa tardi, mamma e Gianmarco c'aspettano."
"Ma Manu non mi sta bene niente...cosa devono pensare di me?"
"Simone" sospirò esasperato portandosi due dita all'attaccatura del naso. "T'assicuro, caro amore mio -cercò di addolcire i toni- che nessuno dei due guarderà come stai vestito, perchè gli incanterai con la tua bellezza e gentilezza, capì?"
Simone incatenò gli occhi ai suoi e "sei sicuro?" chiese timido. "Sicurissimo" lo rassicurò, "mo potemo anna' amò?"
Il corvino annuì lievemente e, recuperata una bottiglia di vino, uscirono finalmente di casa.
Giunti alla meta, furono subito raggiunti da Jean che si catapultò tra le braccia di Manuel, investendolo con la sua stazza e provocandone la caduta sul prato della villetta di Gianmarco. Simone rise di gusto, accovacciandosi all'altezza dei due, per salutare e conoscere anche lui il "piccolo" di casa.
Una voce femminile e familiare interruppe poco dopo quel teatrino, richiamando i due ospiti di quella sera.
"A ma' che spavento madonna"
"Esagerato sei Manu, che so così brutta che te sei spaventato...che fai non la saluti la mamma tua?"
Il riccio si alzò in piedi e andò in contro alla madre per schioccarle un rumoroso bacio sulla guancia.
"E tu devi esse Simone, immagino" sorrise, Anita, alla vista di quel ragazzo tanto alto e bello.
Si sollevò anche lui e timidamente allungò una mano verso la donna per presentarsi. "Si salve, signora, molto piacere"
Anita ridacchiò divertita, "ma che signora e signora, chiamame Anita eh, daje entrate che sta già tutto pronto!"
Simone sorrise di rimando, seppur con ancora un briciolo di riservatezza. "Va bene, Anita", acconsentì.
"Daje mo che avemo fatto le presentazioni ufficiali co mi madre, potemo anna' a magna, ce sta Gianmarco, no ma'?"
"No, tesoro, purtroppo nun ce sta, c'aveva er turno de lavoro sta sera."
STAI LEGGENDO
DECADANCE - Simuel
Fiksi PenggemarNella vibrante cornice di Roma, le vite di Simone, un professore malinconico, e Manuel, un giovane studente di filosofia, si intrecciano in modo inaspettato. Un incontro casuale nel misterioso locale a luci rosse, Decadance, accende una scintilla tr...
