Eterno ritorno

819 19 6
                                        


Due settimane dopo il litigio


Era una mattina come tante altre per Simone. Si era svegliato presto, cercando di trovare un po' di pace tra i pensieri tormentati che lo assillavano da quando aveva chiuso con Manuel. Non poteva credere che fossero già passate due settimane. Il dolore era ancora fresco, come una ferita aperta che non voleva rimarginarsi. Ogni tanto pensava a lui, ai momenti felici passati insieme, ma poi cercava di distogliere la mente, districandosi tra la palestra e la compagnia degli amici. Quel sabato, mentre stava finendo di asciugare i capelli, il telefono vibrò per l'arrivo di un messaggio. Era lui.


Manu: Simo', ce possiamo vede' stasera al Decadance?


Il cuore di Simone sussultò, ma subito si indurì. Con un moto di orgoglio e rabbia rispose.


To Manu: No, Manuel. Non puoi sparire per due settimane e poi uscirtene così. Non funziona in questo modo.

Manu: Stai a fa' il bambino Simo', eppure sei tu quello più grande tra i due

To Manu: Vaffanculo Manuel


Si rese conto di aver risposto con troppa impulsività, senza ragionare e se ne pentì seduta stante. Lasciò con rassegnazione il cellulare sulla parte destra del lavabo, appoggiando le mani ai lati del lavandino. Sospirò sollevando piano gli occhi sullo specchio. Lo sguardo ricadde sulla cicatrice scoperta, strizzò le palpebre con forza, pigiando le labbra tra loro per trattenere un pianto che, altrimenti, rischiava di straripare da un momento all'altro. "Che cazzo sto facendo..." Le prime lacrime, senza neppure accorgersene, iniziarono a colare lungo il volto, distorcendone le forme docili. Quella che sembrava una pioggia silenziosa, si trasformò in una burrasca emotiva di singhiozzi e lamenti. Riportò quegli occhi appena arrossati e liquidi nei gemelli, studiandosi e respirando con calma. "Ho bisogno di te Jaco..."



Una mezz'ora dopo, Simone, parcheggiò la sua moto nei pressi del cimitero infantile e si diresse al suo interno.

Giunto dinanzi la lapide di suo fratello, ci si sedette difronte a gambe incrociate. Il sole era alto nel cielo e una musica leggera risuonava nell'aria. "Ciao Jaco" portò il pollice sulla foto del suo gemello, accarezzandola con delicatezza. "Chissà come sarebbe stato averti qui adesso, tu sicuramente saresti riuscito a dirmi cosa fare, come agire, mi avresti dato i migliori consigli...io invece mi sento perso, svuotato, senza più energie, sono stanco Jaco...stanco di tutto e stanco di stare senza di te, che devo fare? Io non so più come comportarmi...tu giustamente adesso mi dirai di non sapere neppure di che parlo e avresti ragione...mi sono innamorato Jacopo, ecco, l'ho detto! Mi sono innamorato e credo che lui non lo saprà mai, perchè non avrò modo di dirglielo, perchè non importa più in realtà. Ti sarebbe piaciuto Manuel, sai? Sareste potuti diventare anche amici, secondo me. Lui è...è così buono Jaco, è una persona buona, dolce, intelligente, tenace, è divertente...nel periodo in cui ci siamo frequentati mi ha sempre fatto ridere tanto, ed è importante questo, no? E' una persona premurosa, un uragano di emozioni, penso che mi abbia stravolto le giornate, la mente, il corpo, tutto. E' così bello Jaco, è così bello parlare con lui, ascoltarlo e lui è...insomma, lui è bellissimo, il più bello. Abbiamo litigato e abbiamo rovinato tutto. Forse sono io che non so tenermi le persone accanto, Flavio me lo diceva sempre che ero troppo pesante, troppo emotivo. Io però ci tengo tanto a Manuel, Jaco, non ero mai stato così bene con nessuno, con nessuno davvero. Lui mi ascolta, o meglio mi ascoltava sempre -si passò una mano sulla guancia per scacciare le lacrime- era davvero interessato a quello che avevo da dire, non ha mai tentato di cambiarmi, come invece ha sempre provato a fare Flavio." Prese a torturarsi le cuticole, tirando su col naso e sospirando. "Lui non mi ha mai fatto sentire sbagliato Jaco, capisci? E io ho amato passare il tempo con lui, avere la possibilità di dormire sul suo cuore, poter sbirciare e conoscere meglio il suo mondo, tutto quell'universo che abita dentro la sua testa piena di ricci...ah come sono belli i suoi ricci Jaco!" Sorrise istintivamente ripensando a tutte le volte in cui Manuel si era addormentato con il capo sul suo ventre e con le sue dita tra i ricciolini aggrovigliati.

DECADANCE - SimuelDove le storie prendono vita. Scoprilo ora