50. Perdersi per ritrovarci

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Nella vita non volevo essere intelligente,
volevo essere bella,
volevo gli occhi spenti
i sorrisi smorzati
quelli che incuriosiscono sai,
le camel sempre a portata di labbra
su quella bocca piena, smaniosa.
(che però non ho mai avuto)

Volevo fare l'amore
senza averlo conosciuto mai
sentirmi strisciare addosso un corpo
lento, inesorabile
sentire i sospiri infrangersi
in mezzo alle tette
(quando tette potevano esser chiamate)

Scrivere messaggi pieni di
parole accorciate e cuori
scriverne uno in meno,
ma pieno di sentimento.
«ti aspetto nel ripostiglio»
e il cuore in gola.

E poi smaniare per le tue mani in posti proibiti,
trascinarti nel buio della palestra 
e leccarti 
implacabile come selvaggi
tra un materassino ed un tubo
e il sudore, 
l'odore,
i suoni attutiti.
L'adrenalina di avere il tuo corpo addosso,
la paura di esser scoperti.
Volevo farti tutto ciò che le ragazze raccontavano,
quello che i libri spiegavano e i romanzi rosa tentavano.

Ma si sa la fortuna gira una sola volta
ed era (sicuramente) tutta per le altre
a me rimanevano solo
impraticabili parole

E no, non funzionavano quasi mai.

Poi quel "quasi" mi ha fottuta,
al buio della palestra,
tra i banchi di scuola,
dietro il muretto,
nelle giornate passate a ridere
e perdersi lezioni.

Perdersi per ritrovarci.

crepa(cuore)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora