36. Davan segno di esser attraversati da infinite lacrime

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Ci vogliono voci forti
strilli silenziosi
e occhi silenti

Ci vogliono voci chiare
braccia composte
passi lineari

E poi, follia.

Questo sentimento
che combatto,
chiudo, rilascio,
tace il tormento
della cose non dette,
dei saluti non dati.

Inonda la stomaco,
chiude le viscere,
uccide i lamenti.

L'astrattezza del linguaggio,
il nostro,
fulmineo,
a ciel sereno,
arrivato e disperso,
caldo, davanti ad un piatto di pesce.

E c'era Bruce di sottofondo,
e quell'emozione nata piccola,
insignificante, lucente, 
come pioggia d'agosto.

Sorrisi nati consapevoli,
grandi bugiardi.

Occhi indiscreti, mani concrete,
cosa cerchi, cosa vuoi,
dove vuoi, ti ho detto.

I cocci spezzati del nostro vivere:

sparsi a terra a comporre mosaico,
eppure i tuoi occhi, lucenti,
davan segno di esser attraversati
da infinite lacrime.


Concedimi di non capirmi,
non coprire questo frastuono,
lascia che giri la rotella,
lasciaci sbagliare e ritrovare
nel frastuono-rumore che ci investe.



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