Ci sono accozzaglie di parole rifugiate in fondo alla gola. Graffiano per salire su. Sono piccole rugiade. Sembrano sempre le stesse D. Ma ogni anno cambiano perché io cambio con loro.
Ero a Palermo l'anno scorso. Ricordo di essere entrata in una chiesa a caso. Ho acceso una candela per te. Quanto avrai riso. Lontana dalla tua lapide bianca, con quelle cazzo di roselline azzurre, messe lì, da una vita. Come il golfino che porti in quella foto. L'unica.
Quest'anno sono qui. Arrivata con i soliti trenta gradi, lo sguardo torvo delle solite vecchie, occhi fissi sulle mie gambe pallide e nude. Pronte a giudicare la pelle esposta in un luogo di culto come può essere un cimitero.
Ma chi dovrei impressionare signore che qui stanno tutti morti? Chi è che si spiega ciò che non ha sentito sulla propria pelle per anni prima di aprire gli occhi?
Certe cose le capisci da grande.
Quando tanti dolori ti investono e i pezzi di ciò che sei si sparpagliano in luoghi, sorrisi, pelli che non fanno più parte di te. Alcuni avrai la fortuna di ritrovarli nel vento, in profumi lontani.
Daniele. Altri rimarranno appiccicati addosso.
Continuo a respirare perché tu mi hai insegnato a farlo.
Continuo a sbagliare perché ho bisogno di farmi male per sentire che qualcosa abbia senso.
Continuo a sorridere perché a volte è così naturale che la sensazione mi toglie il fiato.
Vivo per te. Per mamma e per babbo. Troppo giovani, con un dolore troppo grande.
Sono zoppa. Sempre io. Sempre solita.
Mi manca un pezzo di cuore da quando sono nata, l'ho capito da grande che te lo sei fregato te.
Però mi sei rimasto appiccicato addosso.
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crepa(cuore)
PoesíaPoesia ricucita di una vita ordinaria. Protetta dal diritto di Copyright, qualsiasi appropriazione/riproduzione è punibile per legge. (2023 - 2025) - 17/06/2024 #2 in poesie 24/06/2024 #1 in poesie 04/07/2024 #2 in poesia 02/09/2024 #3 in poesie 25...
