"Benvenuta nella tua nuova casa", affermó con un ampio gesto delle mani.
"Fidati, sará la mia casa per cosí poco tempo che neanche ti accorgerai di avermi avuta qui", ribattei.
"E come pensi di scappare?"
In realtá questa era una domanda che non mi ero mai posta e dal modo in cui lo vidi sorridere capii che aveva compreso i miei dubbi.
"Non penserai mica che il tuo amico verrá a salvarti, vero?"
"Perchè non dovreri pensarlo?", chiesi curiosa di ascoltare la sua teoria.
"Lui non ti vuole Juliet." Era la prima volta che mi chiamava per nome e un brivido mi percorse la schiena.
"L'ho visto salire le scale con quella ragazza, ho notato come la guardava, c'era il fuoco nei suoi occhi, in ogni istante."
Era vero, Cameron stesso aveva ammesso di sentirsi attratto da lei ma fino a quel momento non avevo voluto crederci, sentivo ancora una piccola speranza, speravo che mi sarebbe venuto a salvare, che avrebbe rischiato tutto per me, perché è vero, ho visto l'ardore con il quale quasi la bruciava con lo sguardo ma allo stesso tempo ho notato lo sguardo di odio e rabbia con il quale guardava me; ero e sono qualcosa che la sua mente desidera ma che ha paura di avere e spesso la paura ci spinge ad avvicinarci al pericolo ancora di piú, a scottarci con il fuoco pur di capire cosa si prova a vedere la sua luce. Mi sarebbe venuto a cercare, ora ne avevo la conferma.
"Bene, ora ti mostro il posto in cui rimarrai durante questi giorni."
Jacob mi guidó lungo uno stretto corridoio che portava ad una scalinata che si perdeva nel buio e una folata di vento freddo mi scompiglió i capelli quando iniziai la discesa verso l'ignoto.
Intravidi Jacob prendere da un sostegno sulla parete un bastone di legno con la punta avvolta in un panno interso di un liquido scuro e poi dargli fuoco facendo in modo che la luce desse chiarezza a ció che era rimasto un'ombra fino a pochi attimi prima.
"Benvenuta nelle prigioni", disse con un ghigno malvagio stampato in volto e aprí una delle celle con una pesante chiave metallica che riagganció alla cintura prima di spingermi dentro la piccola stanzetta.
"Spero ti troverai bene qui", concluse prima di andarsene ordinando ad una delle guardie di sorvegliarmi.
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Cameron's POV
In quel momento nessun'enozione era talmente chiara da prendere il sopravvento sulle altre e mi trovavo in uno stato di confusione che non avrei saputo spiegare.
'Cameron che non si sa spiegare qualcosa? Impossibile', direbbe la genere che mi conosce e io stesso ero sconcertato da tutto questo ma non potevo negarlo, nessuno mi aveva mai colto alla sprovvista, nessuno tranne lei e ora me la vedevo sfuggire davanti senza poter fare niente; non avrei mai pensato che avrebbe ceduto ai ricatti del nemico, non per causa mia almeno.
Mi sentivo in colpa, sí, lo ammetto.
Vidi Albert arrivare a testa bassa confermandomi che anche lui aveva assistito alla triste scena.
"Credo di sapere dove sono andati", disse in tono talmente risoluto che mi convinsi sapesse davvero cosa fare.
"Mi fido di te Albert."
Camminammo fino alla carrozza e partimmo in una direzione a me sconosciuta finchè, dopo pochi chilometri, Albert svoltó bruscamente sbalzandomi sul lato opposto dell'abitacolo.
"Albert, fai piú attenzione per favore!"
"Mi dispiace dirglielo signorino ma questa volta se lo merita, non so cosa abbia fatto alla signorina Juliet ma vedendola salire sulla carrozza del principe ho capito che lei ha commesso qualcosa di grave."
"Con questo cosa vuoi dire Albert?"
"Che la perderá se continua cosí."
"Ma io non ho niente da perdere perchè non desidero niente."
"Ne è proprio sicuro? Allora perchè stiamo andando a salvarla?"
"Per piacere, continua a guidare o non arriveremo piú", risposi con piú aciditá del previsto. La situazione era giá complicata, non avevo bisogno di qualcuno che mi mettesse ancora piú confusione in testa.
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"Passeremo per il retro e andremo a controllare per prima cosa...um...dove possiamo controllare Albert?"
"Nelle prigioni signore, è lí che di solito si tengono i prigionieri, non è vero?"
"Certo che è vero, che domande fai Albert?!"
Camminammo lungo il bordo dell'edificio in modo da non renderci visibili a chiunque passeggiasse per il giardino o guardasse da una delle finestre della casa ed arrivammo ad una porticina di legno facile da abbattere. Una volta entrati caricammo le pistole che Albert teneva sempre nella carrozza nel casdo i banditi ci attaccassero e continuammo a camminare lungo il corridoio costeggiato di celle.
"Juliet" sussurrai cercando di farmi sentire il piú possibile senza attirare l'attenzione e li mio sguardo venne attratto dall'unica cella illuminata in cui una figura era seduta sul pavimento e proiettava un'ombra scura che si protraeva fino al corridoio.
"Sono qui", sentii sussurrare e vidi un tremolio scuotere l'ombra capendo cosí che era proprio lei, Juliet.
Arrivai alla cella e cercai di scassinare la chiusura ma venni interrotto dall'avvicinarsi di qualcuno.
"Albert, sei tu?"
Non ricevetti risposta e mi nascosi dietro una delle sporgenze del corridoio sperando che chiunque fosso non mi avesse visto.
"Chi va lá?" Chiese con fare impaurito l'uomo sovrappeso che reggeva una lanterna e procedeva nella mia direzione. Immaginai fosse una delle guardie della prigione visto che possedeva un mazzo di chiavi che teneva legato alla cintura.
Appena l'uomo superó l'entrata della cella di Juliet e lo vidi procedere dritto nella mia direzione l'istinto prese il sopravvento e sbucai fuori reggendo la pistola carica tra le mani.
Un tonfo sordo seguí lo sparo ed il corpo senza vita della guardia piombó a terra provocando alle mie mani di lasciar cadere l'arma una volta che gli occhi aperti dell'uomo ormai morto si portarono nella mia direzione.
"Chi osa sopravvive", disse Albert comparendo dietro le mie spalle.
"Ma non lo meritava", risposi con voce tremante facendo traboccare il senso di colpa che ormai mi invadeva.
"Nemmeno tu lo meritavi e sai che la sua sorte sarebbe toccata a te se ti avesse visto disarmato."
Annuii e cercai di distrarmi aprendo con le chiavi sulla cintura dell'uomo la porta d'entrata della cella di Juliet che rimaneva lí seduta a terra con la bocca spalancata e un'ombra di paura negli occhi.
"Sei libera", dissi una volta entrato afferrando la sua mano tremolante e guidandola fuori.
Una volta all'esterno mi parve un miracolo il fatto che nessuno ci avesse seguito e mi voltai verso il palazzo notando Jacob alla finestra che guardava nella nostra direzione; il ragazzo mi vide e fece un cenno di saluto con la mano seguito da un sorriso che mi fece fortemente dubitare di essere io il vincitore della battaglia.
"Cosa guardi?" chiese Juliet dall'interno della carrozza.
"Nulla, è tutto a posto."
Mi sedetti accanto a lei e la carrozza partí in direzione del palazzo.
"Immagino sarai terrorizzata da me per il fatto che ho sparato a quell'uomo e che mi odierai per tutto il resto delle cazzate che ho fatto...bella merda."
"Ho esattamente tre motivi per odiarti: sei andato con Violet, hai ucciso un uomo davanti ai miei occhi e non hai fatto nulla per fermarmi quando sono partita con Jacob."
"Ma no-", cercai di iniziare ma venni zittito con un gesto della mano.
"Aspetta, fammi finire", disse prima di continuare, "ma ho almeno tre ragioni per perdonarti: hai lasciato Violet lí per venire a cercarmi, hai messo in pericolo la tua vita per me e, terzo ma non per importanza-", la interruppi per continuare io la sua frase, "terzo ma non per importanza: sto per sistemare ogni cosa con un bacio."
"Cos-", lei non riuscí a finire la frase che poggiai le mie labbra sulle sue iniziando un bacio che si sarebbe protratto fino a che le ruote della carrozza non si fossero fermate.
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Trapped. |Cameron Dallas|
Fanfiction"É solo un libro." Quante volte ti sei ripetuto questa frase cercando disperatamente di crederci? Se vuoi una prova del contrario questa fan fiction te la dará, perché non é piú "solo un libro" quando ci rimani intrappolato.
