Never trust a stranger.

1.2K 125 10
                                    

Non so se avete presente quei momenti in cui ogni cosa sembra un pezzo di puzzle e improvvisamente tutto si collega e capite che ogni avvenimento era legato per mezzo di un filo invisibile ai seguenti, beh, questa fu la sensazione che provai al salire le scale che portavano al piano superiore trovandomi davanti ad una porta che recava una targhetta di ottone con il numero 63 inciso sopra.

Piú mi avvicinavo piú sentivo il bracciale riscaldarsi e, quando appoggiai il palmo della mano sul pomello dorato, il polso iniziava giá a farmi male.

Abbassati lo sguardo sul bracciale e vidi il famoso messaggio che era rimasto criptato per giorni e che adesso si rivelava come un chiaro indizio davanti ai miei occhi: dovevo aprire quella porta.

Lo scricchiolio del legno sotto ai miei piedi fu immediato una volta che misi il primo piede nella stanza apparentemente deserta.

"C'è nessuno?", chiesi fermandosi dopo pochi passi in attesa di una risposta.
Tutto ció che ottenni fu il leggero eco della musica proveniente dalla stanza da ballo sotto i miei piedi e decisi quindi di avanzare.

"Non dovremmo, credo." Era solo un sussurro ma lo percepii forte e chiaro.

"Io pensò di sí invece." Questa volta fu una ragazza a parlare e non potei evitare di chiedermi da dove provenissero le due voci.

"Lo sapevo che prima o poi ti avrei conquistato." Fu la ragazza a ronpere nuovamente il silenzio con un tono di voce smielato e potei sentire il suo interlocutore ridacchiare.

"Violet, dobbiamo tornare alla festa."
Violet, quel nome. Non poteva essere lei, non era possibile.

"Ma Cam, dai...dammi un altro bacio."
In quell'istante il mio cuore fece un balzo e indietreggiai di una decina di passi, troppo spaventata per vedere ció che mi aspettava dietro quel muro.

"Fermati Violet, non posso..."
Mi avvicinai curiosa di sapere cosa lo stava trattenendo.

"Cosa significa che non puoi?", chiese la ragazza scioccata. "Io sono quello che hai sempre voluto, non mi puoi rifiutare cosí."

"So cos'hai fatto l'altro giorno, mi hai messo quella cosa nel bicchiere e io..." lo immagini scuotere la testa "io non ero piú consapevole delle mie azioni e ho ferito una persona."

"Ma era una cosetta da niente." Sentii lo schiocco di un bacio e per alcuni secondi non percepii altri rumori al di fuori delle loro labbra che si scontravano.

"Se per te era una cosa da niente allora vuol dire che ho capito bene che razza di persona sei. Addio Violet."

"Vattene allora", rispose lei esasperata, "dí addio a tutto questo se ne sei capace."

Vidi una porta alla mia destra e aprii uno spiraglio nella stanza per poter capire meglio cosa stava succedendo: Cameron era in piedi senza camicia e Violet gli stava di fronte fissandolo negli occhi mentre il suo abito si trovava in un angolo della camera insieme alla camicia del ragazzo.

"Non dovrei ma è piú forte di me, è come se sentissi qualcosa di naturale che mi spinge verso di te, come se la mia mente e il mio subconscio volessero due cose differenti."
Cameron parlava con un accenno di inquietudine ma non ci volle molto perchè annullasse la distanza con lei lasciandosi travolgere.

"Addio", affermó lui semplicemente una volta che recuperó la luciditá e corse a recuperare l'indumento buttato nell'angolo opposto della camera.
"Non so cosa mi succeda ma sto cercando in tutti i modi di combatterlo. Avvicinarmi a te è stato un errore che non ripeteró."

L'espressione di Violet era al limite della pazzia, come se davvero fosse troppo difficile per lei sentire un rifiuto da parte di chi pensava l'avesse sempre amata.

In quel momento la porta a cui ero appoggiata si aprí facendomi comparire al centro della scena sotto lo sguardo sorpreso dei precedenti protagonisti. Cameron mi guardó con imbarazzo farfugliando qualcosa di incomprensibile mentre i suoi occhi fissavano il parquet, invece Violet aveva un'espressione vittoriosa stampata in faccia.

"Guarda un po' chi ci stava spiando", affermó guardandomi negli occhi.

"Potete continuare tranquillamente, io me ne vado", ribattei voltandomi e uscendo dalla stanza.

"Aspetta", sentii gridare e non ebbi dubbi sul fatto che Cameron mi stesse seguendo. Allungai il passo e corsi finchè la sua voce fu resa inudibile dal suono della musica nella sala da ballo.
Uscii nell'atrio del palazzo e vidi una fila di carrozze parcheggiate l'una accanto all'altra con i cocchieri ancora seduti al loro posto pronti a partire nel caso i padroni se ne fossero voluti andare. Di Cameron ormai non c'era neanche l'ombra. Abbassai gli occhi sul bracciale che avevo al polso e notai che il numero prima impresso sul metallo caldo ormai era scomparso e una scritta l'aveva sostituito: ti salverá chi prima ti aveva tradito.

Non ero certa di cosa potesse significare ma pensai di lasciarmi guidare da quel suggerimento, perchè i messaggi sul bracciale fino ad allora mi avevano sempre aiutata in un modo o nell'altro a fare chiarezza sulle situazioni e avrebbero continuato a farlo.

"Aspetta!" Cameron quasi mi raggiunse ma io riuscii a scansarlo e corsi verso una delle carrozze cercando di nascondermi. Era completamente dipinta di vernice nera e recava lo stemma reale sulla piccola porticina che permetteva salita e discesa.
Quel cocchio spiccava tenebroso in mezzo alle altre carrozze dipinte con colori sgargianti come la moda del tempo prevedeva.

Appena non sentii piú rumori di passi mi alzai e mi affaccia alla finestra del cocchio dove un ragazzo coperto da una mantella dello stesso colore della carrozza mi stava fissando interessato.

"Mi-mi scusi", iniziai, "non volevo disturbarla ma-"

"Il tuo amico Cameron ti seguiva e tu non volevi vederlo, ho capito. Non mi devi spiegazioni." Un sorriso si fece spazio sulle sue labbra e lo vidi abbassare il cappuccio rivelandomi un'inaspettata veritá.

"Jacob."

"In carne ed ossa", esclamó. "Ora muoviti e salta su, non credo ti fará piacere sapere che il tuo amico sta venendo nella nostra direzione."

"Non pensarci neanche, non verró con te."

"Come preferisci ma preparati a dire 'ciao' a Cameron tra 3,2,.."

Ci riflettei un secondo e mi resi conto del fatto che il bracciale si stava nuovamente scaldando e non potei fare a meno di ripensare alla scritta che vi era comparsa pochi minuti prima: Ti salverá chi prima ti aveva tradito.
Poteva essere Jacob: mi aveva tradita in piú di un'occasione e ora poteva essere la mia salvezza da Cam che tutto sommato mi aveva portato piú dolore che felicitá.
La decisione era presa: "Va bene, fammi salire."

"Il cocchio partí dopo pochi secondi e, affacciandomi alla finestrella di questo, vidi Cameron con un'espressione terrorizzata in volto dopo essersi reso conto di chi fosse il proprietario del cocchio su cui ero salita.

Diedi le indicazioni a Jacob perchè mi accompagnasse vicino al lago dove ero andata a pesca pochi giorni prima; quello sarebbe stato un luogo tranquillo dove chiarirsi le idee e prendere una decisione.

"Qui a destra", dissi ma la carrozza continuó dritto.
"Avevo detto a destra!"

"Non mi pare di aver promesso di portarti a casa. O sbaglio?" Sul volto di Jacob apparve un'espressione che non conoscevo: mistero e cattiveria.
"Ti hanno mai detto che non bisogna fidarsi degli estranei?"

Ti prego Cameron, aiutami.

N/A

Grazie delle quasi 1K visualizzazioni, non avrei mai pensato con solo otto capitoli di arrivarci.
Os quiero

Dreamingyoursmile

Trapped. |Cameron Dallas|Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora