Ed é quando le cose si fanno dure che capisci chi importa davvero, chi é sempre stato speciale e chi invece era solo un pretesto; comprendi che le cose vanno fatte subito e non si puó sempre attendere perché a volte l'attesa si interrompe inaspettatamente e tu non sai cosa fare, ci sono cosí tante cose che vorresti dire ma puoi solo agire, cercare di cambiare un destino che ormai ti sembra segnato, cancellare tutto quello che puó apparire una condanna ed io avrei fatto proprio questo: l'avrei salvata da quell'incendio.
Dopo alcuni attimi di osservazione un'idea mi balenó nella mente e non aspettai nemmeno un secondo prima di iniziare a salire la parete ricoperta di edera della casa.
"Juliet!", gridai battendo il pugno contro il vetro della sua finestra, ormai caldo per l'aumento della temperatura.
"C-Cameron?", mi rispose una voce assonnata aprendo uno spiraglio.
"Ma cosa suc-", non le feci finire la frase e mi fiondai dentro spingendo con forza l'anta che lei stava reggendo facendola spaventare.
"Senti, non é una bella situazione, dobbiamo uscire perché la casa sta andando a fuoco."
"Ma come? Cos'é successo? Dov-", la zittí con un bacio.
"Ti amo", dissi prima di chiudermi nel mio mantello e di aiutarla a fare lo stesso con il suo facendole promettere di rimanere sempre attaccata alla mia schiena fino all'uscita, se fossimo usciti.
Aprii la porta della stanza rivelando l'inferno che ci circondava: travi di legno cadute, soffitto in fiamme, tende che svolazzavano appiccando il fuoco anche dove il legno era ancora integro e questo era solo ció che ci stava davanti, non osai immaginare la zona vicino al caminetto.
In pochi attimi Juliet realizzó qual'era il mio piano e mi strattonó verso l'interno della camera.
"É un suicidio Cameron! Ho capito cosa vuoi fare, andrai avanti tu facendoti spazio tra le fiamme e fungendo da scudo per me", una lacrima le scorreva lungo la guancia, "non te lo lasceró fare", disse e sfuggí dalla mia presa correndo lungo le scale. Non esitai a rincorrerla ma una trave di legno cadde sbarrandomi il passaggio, nonostante i miei occhi potessero ancora seguire la traiettoria della ragazza facendomi assistere a qualcosa che non avrei mai voluto vedere.
Juliet inciampó e nello stesso istante una tavola di legno cadde dalla parete con un tonfo sordo sollevando una quantitá di fumo tale da far calare la nebbia su tutta l'area circostante. La mia paura era una sola: che la trave l'avesse colpita e sperai fino all'ultimo di vedere una testa comparire da quel disastro ma le uniche ombre che si vedevano erano quelle del tetto che lentamente si disintegrava.
Crollai a terra, non mi interessava ormai di scappare, potevo tranquillamente rimanere lí aspettando che la casa mi crollasse sulla testa, mi rendevo conto che dare questa importanza ad una persona che fino al giorno prima cercavo di evitare era una stupidaggine ma non riuscivo a fare altro, era come se per me questa storia senza di lei non avesse piú un senso, alla pari di un libro a cui strappi le pagine.
Chiusi gli occhi abbandonandomi al calore crescente finché dei colpi di tosse non destarono la mia attenzione: era viva.
Superai con fatica la grande trave che mi stava davanti provocandomi delle leggere bruciature sul corpo e la raggiunsi, raggomitolata su se stessa mentre cercava di proteggersi dal fumo. Cercai di sollevarla e di nasconderla sotto il mio mantello mentre andavo verso la porta d'uscita che finalmente si era materializzata in lontananza.
"Siamo fuori", affermai esausto appoggiando Juliet sull'erba poco lontano dalla casa.
La vidi annuire ma non incroció il mio sguardo limitandosi a nascondere le braccia sotto il mantello per proteggersi dal freddo. Solo in quel momento riuscii a seguire il suo sguardo notando dove si era fissato: avevo un taglio profondo appena sotto lo stomaco e una macchia di sangue si stava espandendo sempre di piú sull'indumento bianco che indossavo.La vidi iniziare a tremare per poi stringere gli occhi e spostare lo sguardo verso la casa lasciando che il suo respiro diventasse sempre piú afannoso: era terrorizzata dal sangue.
"Hai paura del sangue?", la interrogai incredulo.
"N-non nominarlo, per piacere." Non l'avevo mai vista cosí seria e la cosa mi fece allarmare.
In quel momento si alzó a fatica e corse dietro l'albero piú vicino vomitando ed io cercai di seguirla ma mi acasciai a terra con un gemito di dolore capendo che la ferita non era assolutamente superficiale.
Dopo pochi minuti Juliet tornó verso di me focalizzandosi peró sul cielo perché i suoi occhi non entrassero in contatto con il sangue.
"Credo di doverti medicare", affermó incerta.
"Non te lo chiederei se non pensassi che tra poco potrei morire dissanguato."
Con le mani tremanti si slacció il mantello e si tolse la leggera maglietta che indossava facendo colorare di un rosso acceso le sue guancie finché non prese il mantello e se lo rimise addosso.
"É l'unica cosa che ho", affermó sventolando la maglia quasi dispiaciuta di avermi fatto assistere a quella scena.
"Direi che va piú che bene. Se la metti cosí mi faccio male piú spesso."
"Idiota."
Subito tornó concentrata e con gli occhi chiusi afferró i lembi della mia maglia sollevandola fino a riuscire a sfilarla.
"Eddai, apri gli occhi o come li vedi i miei addominali?"
"Per una buona volta taci o ti lascio qui a morire."
"Agli ordini", mi limitai a ribadire vedendola allontanarsi verso il ruscello per bagnare la sua maglia.
Si avvicinó ancora con gli occhi chiusi e distese l'indumento umido sulla mia pancia sbagliando peró la posizione.
"Guarda che il taglio é piú in alto."
Sbuffó frustrata e aprí gli occhi arrossendo violentemente prima di combattere la nausea che stava salendo e appoggiare la maglia giusto sopra la ferita facendomi provare un senso di sollievo.
"Sei cosí bello", la sentii sussurrare senza accorgersene.
"Cosa?"
"Ehm nulla", disse avvicinandosi sempre di piú per legare la maglia con un nodo stretto sulla mia schiena in modo da fermare l'emorragia. Le sue labbra si arricciarono per la concentrazione e non potei piú resistere annullando lo spazio tra di noi e baciandola con foga mentre le sue mani calde vagavano sul mio petto.
Cambiai le posizioni sollevandomi e sentii una mano poggiarsi sulla mia nuca tirando le punte dei capelli mentre le mie labbra continuavano il loro lavoro scendendo sul suo collo e lasciando caldi baci su ogni centimetro di pelle.
Aprii gli occhi per vedere il suo sguardo sognante mentre si faceva guidare dalle mie braccia verso il tappeto erboso ma con un movimento troppo brusco sforzai la zona ferita provocando un gemito dalle mie labbra."Forse é meglio se torniamo al castello", sussurró con il respiro accelerato.
"Forse", risposi stendendomi alla sua destra sul morbido manto verde e riempii i polmoni di quel profumo di legna bruciata che proveniva dalla casa ancora in fiamme.
Avevamo combattuto il fuoco con il fuoco oggi e forse ci eravamo anche bruciati o stavamo per farlo ma per sentire quel calore avrei rischiato questo e altro.Buongiorno,
Come stanno andando i primi giorni di scuola?
Mi piacerebbe molto sapere cosa ne pensate di come la storia sta procedendo (:
Un bacio,
Dreamingyoursmile
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Trapped. |Cameron Dallas|
Fanfiction"É solo un libro." Quante volte ti sei ripetuto questa frase cercando disperatamente di crederci? Se vuoi una prova del contrario questa fan fiction te la dará, perché non é piú "solo un libro" quando ci rimani intrappolato.