"Non ho fatto altro che pensare a te tutto il tempo", mi confessó appena la porticina della carrozza si chiuse.
Sorrisi in risposta avvicinandomi e chiudendo gli occhi prima di sfiorare con un dito le sue labbra.
"Hey", protestó, "cosa sono questi giochini, baciami e facciamola finita."
"Agli ordini", risposi e lo baciai lasciandomi sollevare dalle sue braccia possenti e trasportare fino a ritrovarmi seduta sulle sue ginocchia.
"Adesso mi piaci di piú", commentó approfondendo il bacio. Sentii la sua mano scendere fino a posarsi alla fine della schiena dove si trovava il nastrino che teneva compatto il corpetto del vestito.
"Devi sapere che adoro il nero piccola."
Una serie di brividi iniziarono a diffondersi e non esitai a poggiare le mie mani sulle sue aiutandolo a disfare il fiocco.
"Non mi scappi questa volta tesoro."
"Era ció che speravo", conclusi prima che una serie di baci caldi mi percorressero tutto il corpo.
---
"Piccola, siamo quasi arrivati."
La voce mi arrivava debole alle orecchie e gli occhi, ancora assopiti, ci impiegarono alcuni secondi a mettere a fuoco la situazione.
"Cam ma cos-"
"Credo fossi stanca prima", ammise ridendo, "e ti sei addormentata, ma adesso che siamo quasi al castello credo dovresti...insomma..."
Abbassai un secondo gli occhi notando che erano piú gli indumenti sparsi attorno a me che quelli che avevo addosso e compresi subito quello che voleva dirmi.
"Oh certo", risposi impacciata tastando il buio ambiente circostante in cerca del corpetto del vestito.
"Trovato!" Esclamó Cameron vittorioso avvicinandosi a me e avvolgendomi con l'indumento nero soffermandosi ad annodare il fiocco necessario a chiuderlo.
"Va bene o lo vuoi piú stretto?" Si fermó a chiedere a pochi millimetri dal mio orecchio.
"V-va bene", risposi in difficoltá rendendo palese ai suoi occhi il mio imbarazzo.
"Insomma é questo l'effetto che ti provoco."
Inizió a lasciare baci leggeri sul mio collo fino ad arrivare all'orecchio dove si mise a sussurrare:
"Parla piccola. Voglio sentire cosa ne pensi."
"C-Cameron, tu non d-devi."
"Fare cosa?" Chiese continuando con piú foga la sua attivitá.
"Q-questo."
"Non vuoi che faccia questo?"
I suoi baci divennero piú insistenti e non si limitó piú al solo contatto delle labbra con la pelle ma cominció a mordere e torturare i punti sensibili del collo facendomi sussultare.
"Quello che mi fai é magico, Juliet."
Non esitai un secondo di piú e mi fiondai sulle sue labbra dando inizio ad un lungo bacio per poi scendere lungo il suo collo lasciando che l'aria si riempisse dei nostri sospiri che all'unisono scandivano il procedere del percorso fino a casa.
La carrozza si fermó ed Albert venne ad aprire la porticina del cocchio per farci uscire.
"Com'é andato il viaggio Signori? Spero che con tutte le buche che abbiamo incontrato il percorso non sia stato troppo turbolento."
"Mh, é andato tutto bene, Albert. Grazie per l'interessamento", riuscii a dire prima che Cameron scoppiasse in una fragorosa risata mandando all'aria la mia recita.
"C'é qualcosa che non va Signorino?", domandó Albert.
"Tutto a posto, Albert."
"Bene, in questo caso vi lascio e vado a coordinare la preparazione della cena per stasera. Con permesso."
Albert si allontanó con velocitá lasciandoci nuovamente soli.
"Sei uno stupido", affermai chiaramente rivolta al ragazzo che mi stava davanti.
"Hey, piano con le parole, piccola. Dai, vieni con me, prima di essere arrestato avevo programmato una cosuccia per stasera con Albert e voglio vedere se é tutto a posto", affermó ammiccando.
Entrando nel palazzo il maggiordomo ci venne incontro e si avvicinó a Cameron sussurrandogli qualcosa all'orecchio.
"Andiamo Juliet!" Mi chiamó attirandomi a sé e guidandomi verso il piano superiore dove mi fece entrare nella sua stanza prima di aprire la porta-finestra accedendo al terrazzo.
Rimasi a bocca aperta osservando il paesaggio, era come in quel quadro di Van Gogh, i grandi cipressi sulla sinistra, un paesino in lontananza e la notte stellata che faceva da padrona.
Immaginai me e Cameron, seduti a quel tavolino che ci stava davanti con lo sfondo del quadro che amavo ed un ampio sorriso mi accese le labbra.
"Accomodati", disse rivolto a me spostando la sedia perché io potessi sedermici.
"Albert dovrebbe arrivare con il cibo", continuó cercando di far dissolvere il silenzio imbarazzante che si era venuto a creare.
"É tutto bellissimo", mi limitai ad affermare per poi afferrare la sua mano e guardarlo negli occhi.
"Mai quanto te", disse Cameron accarezzando delicatamente le mie dita.
Alcuni attimi dopo sentimmo bussare alla porta e venimmo serviti. Una moltitudine di piatti si trovava ora davanti ai nostri occhi e non esitai ad augurare 'buon appetito' a Cameron per poi inziare a mangiare facendo calare nuovamente il silenzio nell'ambiente.
Un pensiero mi fece quasi soffocare con il pezzo di carne che stavo masticando e non esitai ad esternare tutti i miei dubbi.
"Cameron, senti, ma cosa siamo noi? Cioé, dopo tutto quello che é successo...insomma..."
Venni interrotta dalle sue dita che si posarono sulle mie labbra facendo segno di tacere; a quel punto si alzó in piedi e giró attorno al tavolo arrivandomi vicino.
"Se per te va bene potremmo definirci fidanzati", mi sussurró eliminando la distanza tra di noi.
"Mh.." feci finta di pensare, "sí, potrebbe essere una buona idea", conclusi sorridendo.
"Allora, Miss Juliet, mi concede l'onore di essere il suo ragazzo?"
"Ne sarei onorata Sir Dallas", risposi baciandolo con foga.
---
Avevamo appena finito di mangiare il dolce e decidemmo di rientrare in camera prima che il vento freddo che soffiava a quell'altezza ci facesse ammalare.
"Ti fermi da me?" Mi propose lui indicando il suo letto ad una piazza e mezza.
"Non saprei Cam..."
"Voglio solo abbracciarti, niente di piú, e risvegliarmi con te tra le mie braccia. Almeno questo devi concedermelo."
"E va bene", mi arresi, "peró lascia che vada a cambiarmi in camera mia un secondo."
"Ti aspetto qui."
Chiusi la porta alle mie spalle facendo uscire tutta l'aria che avevo nei polmoni. Iniziai a chiedermi se stessi facendo la cosa giusta lasciandomi andare cosí; ripensai a tutte le sofferenze che l'amore mi aveva provocato nel passato e un senso di sconforto mi pervase. Dubitai, sí, misi in dubbio veramente tutto quello che avevo appena fatto, il modo in cui avevo agito d'istinto, i sorrisi complici che ci eravamo scambiati, le parole d'amore, le promesse che ci eravamo fatti.
"Juliet!" Sentii chiamare a gran voce dall'altro lato della porta per poi vedere le iridi nocciola di Cameron sbucare, "é tutto a posto?"
Vedere il suo sorriso e il modo in cui si preoccupava per me mi fece capire che ne valeva la pena, che anche se tutto fosse andato male non mi sarei mai pentita di aver rischiato perché sapere che quel sorriso esisteva a causa mia era davvero la cosa migliore al mondo.
STAI LEGGENDO
Trapped. |Cameron Dallas|
Fanfiction"É solo un libro." Quante volte ti sei ripetuto questa frase cercando disperatamente di crederci? Se vuoi una prova del contrario questa fan fiction te la dará, perché non é piú "solo un libro" quando ci rimani intrappolato.
