Avery si svegliò di sbotto e si ritrovò in una stanza con le pareti di un bianco statico. Un odore pungente di disinfettante le inondò le narici, facendole capire che si trovava in un ospedale.
- Ehi Av..- riconobbe la voce di Jenna -come ti senti?-
- Cosa è successo?- mormorò la mora distesa su un lettino.
- Stavamo tornando a casa quando sei svenuta... Così Jared ci ha accompagnate qui-
- Jared?- chiese perplessa. Non conosceva nessun Jared, almeno così le sembrava.
Jenna fece un ampio sorriso prima di risponderle.
- Studia alla nostra scuola, è al terzo anno - spiegò la ragazza dai capelli rossi - stava correndo anche lui quando ci ha viste e si è offerto di portarci qui... E' così carino! Davvero non ti ricordi di lui? L'abbiamo conosciuto all'open day della scuola - squittì prima che entrasse il dottore.
- Buongiorno Avery - disse con un tono calmo e rassicurante - come ti senti? - ripeté la domanda che le aveva appena posto la mia amica.
- Bene.. credo -
- Ti abbiamo fatto delle analisi, e sembra tutto a posto. Probabilmente è stato un colpo di calore dovuto alla prolungata esposizione al sole. Meglio se stai a riposo per qualche giorno - sorrise e si congedò.
Appena rimasero sole, Avery pose a J una domanda che le ronzava nella mente da quando era rinvenuta. Le sembrava una questione di vita o di morte saperlo.
- J.. l-l'hai visto anche tu? - sussurrò flebilmente, l'amica quasi non la sentì.
- Visto cosa? - si avvicinò preoccupata e si sedette sul letto.
- Quella figura... era un uomo credo. -
- No Avery.. non ho visto nessuno... Sei sicura di stare bene? Magari hai battuto la testa..-
- No.. io..io sto bene - sospirò - probabilmente me lo sarò immaginata...- la rassicurò e Jenna la lasciò riposare ancora un po' prima che la dimettessero.
Ma Avery sapeva che non poteva essere solo uno scherzo della sua mente. Sapeva che quello che avevo visto, e non era frutto della sua immaginazione.
-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o
- Ehy Masky - Toby entrò in quello che utilizzavano come salotto sedendosi sul divano accanto a Tim. Gli piaceva dargli fastidio, anche se era l'unico che riusciva a sopportare i suoi sbalzi di personalità e il resto.
Sbuffò e, senza togliere lo sguardo dal giornale abbastanza rovinato nonostante fosse nuovo, gli rispose.
- Dimmi, Toby - il ragazzo dalla corporatura esile non capiva come il ragazzo mascherato riuscisse a rimanere sempre calmo, lo faceva ridere.
- Perché ridi? - chiese irritato Masky, stavolta guardandolo.
- Tu.. Tu m-m-i fai ridere - rispose Toby per poi continuare quando vide il suo sguardo perplesso - sei sempre c-così calmo. Fossi in te, mi avrei già u-ucciso - lo provocò alludendo a sé stesso.
Tim sospirò.
- Sei un ragazzino - enunciò - e sei un mio collega, perché dovei ucciderti? - sorrise, beffardo.
- Hoodie non esiterebbe se ne avesse l'occasione - rispose il castano con nonchalance.
Masky si fece serio.
- Bri- Hoodie non è più lo stesso. E' troppo preso dall'Operatore per poter capire cosa è giusto e cosa è sbagliato.. come se ci fosse qualcosa di giusto nell'uccidere persone innocenti -
Toby sapeva che Tim si pentiva di essere diventato ciò che era, ma quello che non capiva era perché non se ne fosse ancora andato.
- P-perché sei ancora qui? Voglio dire, sei chiaramente pentito e p-potresti benissimo andarten..-
- I miei amici sono tutti morti! - sbottò - e anche se volessi, non potrei tornare dopo tutto ciò che ho fatto. Ho ucciso troppe persone e anche se dopo averlo fatto non ricordo nulla, devo ammettere che inizia a piacermi come cosa. Poi, Lui ci ucciderebbe se provassimo a disubbidirgli - sospirò - E ora, argomento chiuso.- si alzò e ne andò in camera sua.
Toby si sdraiò sul divano con le braccia conserte sotto la testa e una gamba piegata, a guardare il soffitto. Poi si ricordò delle sue prossime vittime e, visto che cominciava a diventare buio, si vestì e uscì di casa.
Barcollò fino al limitare del bosco, i suoi tic gli impedivano di camminare normalmente. A dire il vero, gli impedivano di muoversi normalmente.
'Tks' pensò. Odiava le sue malattie. Erano il motivo per cui era ritenuto pericoloso sin da piccolo. O almeno, questo era quello che ricordava. Sapeva solo di essere sempre stato un tipo asociale e apatico.
Da quando l'Operatore lo aveva preso con sé salvandolo dalle fiamme dell'incendio che lui stesso avevo appiccato, aveva sviluppato una forma di amnesia che gli aveva rubato quasi tutti i ricordi.
Arrivato alla sua meta, vide diverse macchine correre sulla strada; ma una lo colpì particolarmente: era una macchina di seconda mano, di colore rosso acceso; e a bordo c'erano due ragazze. Sorrise maliziosamente da sotto la maschera: aveva trovato una delle sue vittime. E si dirigeva presso un plesso studentesco lì vicino.
- Bingo - sussurrò tra sé e sé. Le persone che avrebbe dovuto uccidere erano quasi tutti studenti.
Seguì la macchina per capire a che abitazione portasse e decise che quella l'avrebbe lasciata per ultima. Così, entrò in una delle case adiacenti.
Gli inquilini erano tre ragazzi. Doveva eliminarne solo uno, ma uccidere lo divertiva.
Sogghignò nascosto nell'ombra guardandoli consumare il loro ultimo pasto. Patetici.
Di solito aspettava che la sua vittima si addormentasse per coglierla di sorpresa, così si infilò in una delle camere da letto e aspettò il primo sfortunato.
Dopo venti minuti buoni, finalmente arrivò qualcuno: era molto più alto e robusto di Toby, ma non era un problema. Spense la luce e si mise a letto. Quando l'assassino fu certo che la sua vittima stesse dormendo, si avvicinò lentamente al letto e con un balzo saltò sul letto. Il ragazzo si svegliò di scatto e tentò di gridare, ma Toby fu più veloce e gli tappò la bocca con la mano libera, mentre nell'altra brandiva la sua ascia più consumata.
- Shh..- sussurrò divertito alla vista di quegli occhi scuri colmi di terrore, per poi colpire il collo dello sventurato, mozzandogli la testa.
Il suo sangue schizzò fuori come inchiostro da una penna, sporcandogli le lenti arancioni e imbrattandogli la felpa.
- Oh no.. non avresti dovuto farlo heheheh HAHAHAHAHAHA- scoppiò a ridere compulsivamente, mentre infieriva sul corpo senza vita dello sventurato ragazzo.
Con quelle risate attirò gli altri due, che accorsero dal compagno. Quando spalancarono la porta, trovarono uno spettacolo raccapricciante: la testa del loro compagno era rotolata vicino alla porta ed era finita accanto ai loro piedi, e dal corpo sgozzato non finiva di uscire sangue. Poi c'era Toby, forse la cosa più spaventosa, che si dirigeva verso di loro stavolta impugnando entrambe le sue armi.
< TRE STUDENTI TROVATI MORTI NEL PLESSO STUDENTESCO DELL'UNIVERSITA' DI MEDICINA DI DENVER.
I tre ragazzi, che studiavano alla University of Colorado School of Medicine di Denver in Colorado, sono stati trovati morti sgozzati nella loro abitazione da dei compagni di corso che, non vedendoli arrivare per l'orario di lavoro ieri mattina, si sono recati sul luogo dell'omicidio e hanno dato l'allarme. La polizia sta indagando su chi possa essere il colpevole, raccomandando gli altri studenti, abitanti dello stesso complesso, di fare attenzione. >
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Scusatemi tanto per l'attesa! Sono stata senza internet a causa di alcuni problemi legati alla linea e non ho potuto postare prima. Spero che il capitolo vi piaccia e mi scuso se è troppo corto.
- Michela
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Stockholm Syndrome - Ticci Toby
FanfictionLui, un freddo assassino affetto da amnesia e diversi disturbi mentali che non risparmia nemmeno una delle vittime che gli vengono assegnate. O quasi. Lei, una studentessa di medicina appena trasferitasi a Denver, in Colorado. Il destino li farà...