Avery's POV
Mi risvegliai distesa su un letto e avvolta da delle calde lenzuola bianche in una stanza a me sconosciuta. La testa mi girava leggermente e sentivo una fitta di dolore all'altezza dello stomaco. Cercai di sollevarmi ma il dolore si rafforzò, così decisi di alzare solo lo sguardo e guardarmi intorno. La camera era modesta e disordinata.
Attraverso i vetri dell'unica finestra presente, entrava una debole luce che faceva apparire tutto blu, poiché era sera. O notte, chissà.
Nella mia testa regnava la confusione più totale: dove mi trovavo? Cos'era successo? Ero ancora viva o era l'inizio della mia vita ultraterrena?
Mi portai un braccio sulla fronte, per reprimere il dolore alla testa, e notai che fuori dalla camera c'erano delle persone che discutevano abbastanza animatamente.
Nonostante la voce mi arrivasse debolmente per via della porta chiusa e della distanza tra il letto e la porta, riuscii a capire buona parte del discorso.
- Tu sei pazzo, Rogers! Cosa ti è saltato in mente? – urlò uno dei due.
- L'hai scoperto solo adesso che sono pazzo? – rispose pacatamente l'altra voce.
- Se Lui lo venisse a sapere ucciderebbe prima lei e poi noi! –
- Lyra non morirà, non di nuovo –
- Lo vuoi capire che quella ragazza non è tua sorella?-
- Okay! Ho capito! Non è mia sorella. E' una cazzo di sconosciuta che ho incontrato nel bosco e che me la ricorda, contento adesso? – urlò anche il secondo ragazzo per poi aprire la porta sbattendola e richiudendosela alle spalle allo stesso modo, per poi rovesciare a terra una sedia preso dalla rabbia.
Poi si avvicinò a me.
- Cos'hai da guardare? – chiese acidamente affacciandosi alla finestra.
- D-dove sono? – balbettai.
- In camera mia – rispose senza distogliere lo sguardo dal panorama buio.
- Cosa è successo? Perché mi trov...-
- Senti sconosciuta, ringrazia che ti abbia risparmiato la vita e che ti abbia salvata da Masky – mi guardò con gli occhi carichi d'odio per poi andare verso una scrivania, raccogliere la sedia che aveva lanciato poco prima e sedersi in una posizione che sembrava scomodissima.
Mi sedetti reprimendo i dolori che accusavo e lo guardai: aveva un maglione nero a coste a collo alto, un paio di jeans trasandati e degli occhialini arancioni appesi al collo. La sua cicatrice era scoperta ed evidente e i suoi occhi scuri erano puntati sul banco davanti a lui.
- Toby... - sussurrai – m-mi dispiace per tua sorella e p-per la litigata che hai appena avuto a causa mia...-
Sembrava che non mi stesse ascoltando: guardava un punto indefinito di fronte a lui, con aria pensierosa, e non accennava a tornare alla realtà.
- Forse è meglio se me ne vado, così non ti creerò altri problemi-
Scostai le coperte dal mio corpo, notando che non indossavo alcuna maglia e che avevo una fasciatura aderente allo stomaco. Arrossii di colpo.
- M-mi servirebbe una maglia o qualcosa del genere...-
Senza alcun cenno né aggiungere parola, si sfilò il maglione e me lo lanciò, facendomi arrossire ancora di più.
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Stockholm Syndrome - Ticci Toby
FanfictionLui, un freddo assassino affetto da amnesia e diversi disturbi mentali che non risparmia nemmeno una delle vittime che gli vengono assegnate. O quasi. Lei, una studentessa di medicina appena trasferitasi a Denver, in Colorado. Il destino li farà...