-55,56...
-Non fare finta che non mi hai sentito! mi urlò di nuovo.
-Almeno ci provo...
Quella volta però si alzò minaccioso in piedi e camminò verso di me. Mi fermai dal saltellare e deglutii dopo aver visto quello sguardo che mi fissava. I suoi occhi erano assolutamente demonici. Così neri e così splendenti dalla furia, che mi fecero diventare la pelle d'oca. L'odore del suo dopobarba mi avvolgeva e mi fece tremare le ginocchia. Non mi piaceva la sua posizione imponente e che effetto aveva su di me. Il primo pensiero è stato quello di colpirlo dove gli fa più male e poi scappare, ma non riuscivo nemmeno a fare due passi prima di essere presa e appesa al muro.
-Sarebbe il caso che tu impari a stare zitta se non vuoi essere punita di nuovo, mi disse con un tono sornione. Non ti bastano quelle che hai già?
Non gli risposi più. Se lui pensava che io parlo solo quando mi da lui il permesso, si stava sbagliando. Forse io mi sono trovata la persona più rompi scatole del mondo ma anche lui l'aveva trovata.
-Parla, bionda, balbettò.
Le mie labbra rimasero attaccate. Gli guardavo dal basso l'arroganza anche se tremavo. Davis muove le labbra facendo buttare allo stesso tempo gli occhi all'indietro in un modo ironico.
-Sei impossibile, balbettò.
Si sedette di nuovo sulla panca e mi fece segno di continuare a saltare e a numerare.
-Quanti ne devo fare? gli chiedo io.
-Oh, adesso parli! Ti è riapparsa la voce?
-Non parlo a richiesta. Abituati col pensiero che non sono una bambola alla quale togli le batterie quando non ne hai più voglia di essa. Se io mi sono beccata te e tu ti sei beccato me. Stiamo uno sulla testa dell'altro.
-Io starò sulla tua testa ma tu non hai come farlo.
-Scommettiamo?
Davis diventò nero in faccia. Si, era il momento di stare zitta. L'ho provocato troppo e aveva ancora motivo di espellermi.
-Ti posso chiedere qualcosa? gli chiedo io.
-Lo hai appena fatto.
Roteai gli occhi irritata.
-Mi riferivo a qualcos'altro.
-No, non puoi chiedermelo.
Mi fermai bruscamente dal saltellare per riprendere aria. Non avevo fatto altro che rendere Davis più nervoso.
-Ti ho mica detto di fermarti?
-No, ma non ce la faccio più, mi fanno male le gambe.
-Non mi interessa. Continua saltare.
-Ma non ce la faccio più! Urlai.
Lanciai la corda da qualche parte a terra e incrociai le braccia al petto, rifiutandomi di continuare. Davis sbuffò e si alzò in piedi. Questo mi ricordò della storia dell'anno scorso che avevo sentito parlarne da Christina ed Edward. Davis aveva rotto un piede ad un alunno perché non aveva continuato a correre. Mi avrebbe forse rotto anche a me qualcosa?
-Sei espulsa, mi disse calmo.
Si, mi ha rotto il cuore e la mia chance per poter studiare a quel liceo. Cominciò a dirigersi verso l'uscita della palestra.
-No, no, no! urlai. Non posso essere espulsa. Jay!
Si girò di scatto e mi fece inghiottire la lingua in modo figurato. Come cazzo ho potuto chiamarlo per nome?
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Trattamento Speciale - Primo Volume
RomanceL'accademia militare in Montana non è un posto molto bello per una ragazza che viene dalla Florida, ma la testardaggine di Gloria Montgomery di studiare a quel liceo è più grande del volere della zia di non farla andare via, la quale l'ha cresciuta...
