Il recupero della bandiera - Capitolo 21

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Pov's Gloria

Stavo quasi per rispondergli volentieri, al bacio. Stavo lottando in vano per scappare, solo che visto che avevo le mie mani bloccate dietro la schiena da una sua mano, non potevo scatenarmi. Era molto più difficile, a quel punto, staccarsi dal bacio tenendo conto che l'altra sua mano la stava utilizzando per immobilizzare la mia testa. In quel momento non provavo nient'altro oltre al disgusto. Cosa cazzo sta facendo adesso?  Sta giocando a due teste?   Provavo ad allontanarmi, senza successo. Ero tirata indietro con la stessa facilità e odiavo che riusciva a controllare il mio corpo come desiderava e il mio corpo gli rispondeva pure. Dovevo rispondere in modo impulsivo col rischio di essere cacciata dall'accademia quando non volevo più andarmene.

Gli lasciai l'impressione, per un momento, di aver accettato il bacio per riuscire a farlo rilassare e rammollire la presa sulla mia testa. Nel momento in cui rammollì la sua presa, i miei denti morsero fortemente un suo labbro fino a farlo schivare, e si ritirò piagnucolando. La seconda mossa fu impreparata, la mia testa prese la traiettoria verso la sua bocca e presto fui libera. Senza trattenere più le lacrime, mi alzai da lui e me ne andai di corsa. Ignorai la sua voce che mi stava chiamando e corsi subito fuori dalla porta prima che lui riuscisse ad alzarsi.

Stavo correndo come una disperata nel corridoio della scuola cercando di togliermi i guantoni mentre la mia coscienza stava facendo un rumore assordante.  Oh cazzo! Ho tirato una testata in bocca al mio istruttore! Smisi di correre di colpo e cominciai a ridere come una pazza.  Non può farmi niente. Cosa può dire al preside? Che mi ha baciata e che io l'ho colpito? Sarei stata la vittima e lui sarebbe stato cacciato dall'accademia in men che non si dica.  Mi tranquillizzai anche se l'adrenalina stava ancora bollendo dentro me e la voglia di picchiare qualcuno era ancora presente. Si, non può farmi niente!

Scesi le scale e uscii dalla costruzione principale. Delle voci maschili mi catturarono l'attenzione e girai la testa, sorprendendo due ragazzi, che probabilmente erano dell'ultimo anno, che mi stavano guardando stupiti mentre stavano fumando tranquillamente una sigaretta, appoggiati leggermente alle pareti di pietra dell'edificio. 

-Ti senti bene? mi chiese uno dei due.

Era un bel ragazzo o almeno così vedevo io, non c'era un'ottima luce. Alto, ben fatto così come erano la maggior parte degli studenti e dei professori, capelli castani e occhi scuri, non ero certa del colore degli occhi.

-Si, gli risposi io pulendomi le lacrime dalle guance.

-Allora, dov'è che vai di fretta? Ci sono ancora venti minuti al coprifuoco.

Sorrisi e mi avvicinai a loro. Il primo, quello che mi stava parlando, allungò il suo pacchetto di sigarette verso di me. Anche se non ho mia fumato, non farebbe male se ne fumo una anche io. Allungai la mano per prendere una sigaretta ma ritirò subito il pacchetto indietro.

-Wow, tu sei la ragazza di Davis, vero? mi chiese subito.

-Che centra questo adesso?

-Non voglio avere casini con Davis. Se ti vede con noi, ce l'abbiamo tutti nel culo.

Battei le palpebre sorpresa. Veramente? Bello quanto stupido?

-Non farmi pensare che sei un fifone, dissi io allungando di nuovo la mano verso il pacchetto di sigarette.

Mi sorrise e mi permise di prendere una sigaretta dal suo pacchetto dopo di che lo nascose nuovamente nella tasca della giacca. Diede fuoco alla sigaretta e tossii fortemente provando ad abituarmi con l'orribile gusto. Dopo che mi tranquillizzai, stesi la mano verso di loro.

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