Fui strappata dal mio sonno profondo nel quale sognavo che ero su una spiaggia vestita con solo il costume da bagno, un drink tropicale e un ragazzo che mi sventolava contro una foglia di palma in tal modo di farmi da "aria condizionata" , quando qualcuno picchiettò fortemente nella porta . Guardai stordita l'orologio che si trovava sul comodino e sbuffai quando constatai che erano appena passate le dodici. Doveva essere un altro controllo di merda.
Mi alzai sul margine del letto e mi trascinai verso la porta senza disturbarmi a coprirmi il reggiseno che si intravedeva troppo attraverso la canottiera leggermente trasparente. Toccai la porta per cercare la maniglia e la aprii accompagnata da un cigolio snervante lasciando allo scoperto Davis. Sorprendentemente non mi puntò più la torcia in faccia ma sentii una risatina dalla sua parte. Sapevo che stava ridendo per il fatto che i miei capelli andavano in tutte le direzioni ed erano legati in uno chignon scompigliato in cima alla testa e quasi quasi mi lacrimavano gli occhi da quanto avevo sonno.
-Sono le sei del mattino? gli chiedo. Se lo sono, allora mi serve un nuovo orologio.
-Vestiti con una felpa e mettiti le scarpe da corsa, mi disse.
-Lasciami indovinare, balbettai sostenendomi alla porta. Un allenamento in più?
-Sembra che sei più intelligente mezza addormentata.
Feci delle smorfie con le labbra e aprii gli occhi totalmente prima di riaddormentarmi vicino alla porta.
-Sei un cavaliere, dissi ironica voltandomi sui talloni.
Mi feci strada verso il dormitorio dove, senza disturbare Christina dal suo russamento, piglio le scarpe e la felpa ed esco. Davis non ebbe più pazienza per un altro po' per poter cambiarmi anche i pantaloni quindi ero costretta a uscire in quel freddo con le gambe nude.
-Perché mi sono messa le scarpe da corsa? chiesi.
Scendo infreddolita le due scalette, saltando quasi l'ultima.
-Perché correremo.
-Noi? chiedo sorpresa alzando un sopracciglio. Quali noi? continuo guardandomi intorno.
Davis mi seguì per un momento il sopracciglio alzato e poi parlò.
-Noi due, mi disse.
-Se non mi sbaglio non esisteva un "noi", dico ironica desiderando di irritarlo un po'.
Cercavo una vendetta perché mi aveva svegliata a quest'ora, e da un sogno così. Davis roteò gli occhi facendomi imitare il suo gesto, poi partimmo tutti e due verso il campo da corsa. Se lui pensava che io avrei corso a quell'ora aveva bisogno di uno psicologo. E urgentemente perché dopo che siamo arrivati sul campo mi ordinò subito, allo stesso duro modo, di muovere le chiappe congelate.
-Hai qualche problema alla testa? gli chiedo irritata. È mezza notte.
-Lo sapevo che ore fossero anche senza che me lo dicessi tu. È la tua punizione al posto dall'espulsione. E comunque non avevo sonno.
-Perché? Stavi pensando per caso al bacio di ieri?
Anche se era buio per colpa dell'elettricità interrotta, di luce c'erano solo le lampadine attaccate alla ringhiera che riproducevano una luce fioca e che mi fecero vedere a malapena l'espressione incavolata sulla faccia.
-Ti ho detto di non pensare più a questo! mi ringhiò contro.
-Mi dispiace, non sono baciata ogni giorno dal mio istruttore, dico.
STAI LEGGENDO
Trattamento Speciale - Primo Volume
RomansaL'accademia militare in Montana non è un posto molto bello per una ragazza che viene dalla Florida, ma la testardaggine di Gloria Montgomery di studiare a quel liceo è più grande del volere della zia di non farla andare via, la quale l'ha cresciuta...
