"Alla fine mi hai davvero portato a letto"
Deglutii, abbastanza provata dall'accaduto.
Com'era possibile? Com'era successo?
Chiusi gli occhi e sospirai.
Mille domande mi passarono per la testa.
"... Ma", lo guardai, voltando la testa "almeno... le precauzioni?"
Lo vidi in difficoltà.
"Non ricordo..." mormorò.
Richiusi gli occhi.
Un problema dietro l'altro, contornato dal mal di testa fra i peggiori che avessi mai avuto.
Di comune accordo, decidemmo di cercare una qualche prova che il profilattico fosse da qualche parte.
Durante la ricerca, che durò da mezzogiorno fino alle due meno venti, circa, non trovammo nulla.
Sfinita, mi lasciai cadere sul divano in cucina.
Genn, abbastanza provato, si accomodò su una sedia al tavolo.
"Bene", asserì "ed ora?"
Incrociai le gambe sul divano, provando un leggero dolore all'interno coscia.
Poco prima che riuscissi a formulare una risposta, il campanello suonò.
Far aprire a Genn era fuori discussione, così mi alzai controvoglia.
Ed alla porta, il fedele zaino nero e grigio in spalla, c'era Alex.
Lì per lì non pensai agli evidenti ematomi viola sul mio collo, così erano in bella vista sulla mia pallida pelle.
"Ehi", fece per entrare ma lo bloccai.
Alzò un sopracciglio, fissando dal mento in giù.
"Nottata di fuoco?" ridacchiò, "chi è il fortunato?"
Ero in difficoltà.
"Beh.. nessuno d'importante", abbozzai un sorriso abbastanza forzato.
"E' ancora qui?" domandò, malizioso "per questo sono costretto a gelarmi sul tuo malefico pianerottolo ed osservare il suo operato sul tuo collo?"
"Eeeh già..." mi poggiai con una spalla sullo stipite, fingendomi disinvolta.
"EHI, UOMO!" urlò "SAPPI CHE SEI STATO FORTUNATO, QUESTA RAGAZZA E' UNA FIGA DI LEGNO!"
Sbiancai e sperai vivamente che Genn non rispondesse.
Mi voltai per guardare dietro la porta, e lui era lì, palesemente divertito.
"Beh... non si direbbe proprio...", fece capolino da dietro di me.
La faccia di Alex fu impagabile, lo ammetto. Mi trattenni dallo scoppiare a ridere senza alcun ritegno, cosa che Genn aveva già fatto.
Era andata, ora avrebbe pensato che fra noi ci fosse una tresca amorosa, che stessimo assieme e che il mio odio per lui fosse solo una copertura dato l'amore infinito che provavo.
Ma, attenzione, non era così.
Cinque minuti dopo, seduti in cucina, spiegai al bruno cosa fosse successo.
Stentò nel credere che la tresca non ci fosse davvero, ma parve abbastanza in ansia per quanto riguardava le precauzioni.
Mi mangiucchiai l'unghia del pollice, mentre Alex imprecava verso la nostra scarsa attenzione.

STAI LEGGENDO
The smell after rain. // Genn Butch
ФанфикLo guardai mentre, seduto scompostamente sul divano, suonava la chitarra in modo molto poco professionale e sputava parole senza quasi importarsene. Lo sguardo fisso in un punto, senza guardarlo veramente. Quello era il modo più bello in cui sapeva...