Era arrivata la pausa natalizia. Incubo. Stare due settimane senza Gabriele mi spaventava. "Io non credo che starò tutto il tempo a Rovigo. Per le feste si, ma poi me ne torno a Roma." Gli dissi. Eravamo beatamente coricati sul letto dell'albergo aspettando l'ora giusta per andare a prendere il treno. Fece il suo sguardo interrogativo troppo bello. "Perché?" Chiese. "Perché là probabilmente litigherei con mio padre visto che starei sempre ballando, quindi è meglio che torni qui." Gli risposi carezzandogli i capelli. "Non se ne parla. Lasciarti qui da sola? Dimenticatelo. Vieni da me." "No, non voglio disturbare ne te ne la tua famiglia. Starò qui. Non sarò sola ci saranno gli altri." Gli baciai il naso. "Ok. Ma quando mi gira ti vengo a trovare ok?" Sorrise. "Certo."
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"Giulio, hai visto mio caricatore?" Gli chiesi entrando in camera sua. Vidi lui e i suoi due amici intelligenti a giocare con la play. 'Che tre nerd' pensai. "Giulio?!" Dissi alzando leggermente la voce. "È là Sofia!" Indicò con la testa. Lo vidi attaccato al suo telefono. La tentazione di tirarglielo dietro (non so se sia italiano, in Veneto si dice fugarghelo drio, comunque spero capiate) ma resistetti. Lo staccai e tornai in camera mia mettendo finalmente il mio caro telefono in carica. "Sofi?" Mi chiamò Federico entrando in camera. "Dimmi piccolino." "Posso stare qui con te? Ho paura di stare da solo." Sorrisi dolcemente. "Ma certo fede. Vieni qui." Dissi facendogli segno di sedermi fra le sue gambe. Salì sul letto e si accovacciò sul mio petto. Carezzai i capelli mori del bimbo che si strinse sempre di più a me. "Ti amo sorellona." "Anche io nanetto mio."
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"Sofia..." Mio padre entrò in camera mentre stavo ballando. Panico. Era il 27 dicembre, e io stavo ripassando la coreografia della maestra Peparini. "Stai ancora ballando? Quando capirai che non serve a niente? La danza non ti porterà da nessuna parte Sofia!" Mi gridò contro. "Perché non dovrebbe portarmi a niente? Che ne sai tu di cosa provo mentre ballo? Con tutto il bene che ti voglio papà la danza non me la toglierai mai." Risposi a tono. "Non mi interessa se non smetterai, ma in casa mia non si balla." "Perfetto, domani parto." Gridai. Tirando fuori la valigia dall'armadio e cominciai a metterci dentro vestiti alla rinfusa. "No Sofia aspetta non volevo dire questo..." Disse dispiaciuto. "E cosa volevi dire? Lo sai quanto è importante per me la danza. Viene prima di tutto e tutti." Uscii dalla mia camera sbattendo la porta e mia mamma mi venne subito incontro vedendomi in lacrime. Mi strinse a sè mentre io mi abbandonavo al pianto silenzioso. "Dai non piangere." "Non sto più piangendo ormai. Domani torno a Roma mamma." Dissi togliendo le ultime lacrime dal viso. "Non reagire d'impulso." "Io devo ballare. Non posso non farlo."
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Mi squillò il telefono.
Gab: ehi Sofi.
Io: ciao amò.
Gab: stai ancora a Rovigo?
Io: no sono a Roma da due giorni. Tutto bene?
Gab: si si, sei da sola?
Io: sì, sono appena tornata a casa. Ero in giro con Shaila.
Gab: ahn.
Suonò il campanello e mi tolsi il computer dalle gambe e mi alzai.
Io: aspetta hanno suonato il campanello. Appoggiai il telefono sul divano ed andai ad aprire la porta. Appena lo vidi scoppiai a piangere e gli saltai in braccio allacciando le gambe dietro la sua schiena e nascondendo la testa nell'incavo del suo collo. Mi strinse forte a sè come se non mi volesse mai lasciare. Continuai a bagnare la sua maglietta di lacrime mentre lui continuava a darmi piccoli baci dietro l'orecchio. "Mi sei mancato tantissimo." Gli sussurrai tra le lacrime. "Anche tu amore mio." Disse lui mentre una lacrima gli rigava la guancia. Mi staccai leggermente poggiando i piedi a terra e gli asciugai le guance. "Non piangere amore mio." Dissi sorridendo. "Hai ragione, non dovrei piangere come te no?" Rise. Risi anche io e poi poggiai le mie labbra sulle sue morbide. Fu un bacio bagnato dalle lacrime che ci rigavano il volto e pieno di amore. "Ti amo." Dissi fra i singhiozzi. "Anche io piccola mia."
***
Stavamo camminando mano nella mano per le affollate vie di Roma quando una ragazza corsa incontro a Gabriele e lo abbracciò. "Ciao Mandy." La strinse lui. Mi indispettii. "Lei sarebbe un'altra sgualdrina?" Disse guardandomi poi. Gabriele si staccò subito e fece per parlare ma lo fermai. "Oh beh certo. Sono la sgualdrina che lui ama quindi vedi carina di levarte dal cazzo. Grazie." Tirai Gabriele per un braccio e ci allontanammo dalla ragazza. "Chi era?" Chiesi spazientita. "Lei era..." Si fermò. "Chi era Gab?" Alzai leggermente il tono. "La mia ex." "Ah bene così saprò che almeno quando mi lascerai per un'altra 'sgualdrina' rimarremmo amici. Figo no? Gabriele basta." Mi allontanai a passo svelto mentre lui mi seguiva. Mi prese per un polso e mi girò verso di sè mentre le mie lacrime minacciavano di uscire. "Mi lasci spiegare?" "Che cosa dovresti spiegare? Hai già parlato troppo. Anzi no, non è colpa tua, è colpa mia che mi sono fidata." La prima lacrima mi rigò il volto e subito ritrassi il braccio per poi allontanarmi nuovamente. Gabriele continuava a seguirmi mentre io cominciai a correre. Lui riuscì a fermarmi lo stesso. "Sofia ascoltami cazzo! Era solo una stupida storia passeggera durata per 2 settimane! Siamo rimasti in contatto per la danza ma non ho mai provato niente per lei. Non sei una sgualdrina e lo sai." Io continuavo a piangere. "E se tu non provassi niente neanche per me? Gabri lasciami andare un attimo, voglio stare sola e schiarirmi le idee. Poi ti chiamerò io e tutto il resto ma lasciami da sola per un po" "Non è vero che vuoi stare sola. Ti conosco troppo bene." Mi asciugai il volto con la manica della felpa. "Magari sono cambiata." "Sofia perfavore." "No Gabri. Voglio stare sola." E me ne andai. Questa volta per davvero. Camminai fino a casa mia pensando a quanto possa essere strana la vita. Nei momenti più belli capitano le cose più brutte. Entrai in casa e mi buttai sul divano con le lacrime che mi scorrevano sul volto e le ginocchia vicino al petto. Come potevo aver messo in discussione il suo amore? Chissà come stava lui. Magari era per strada a piangere o in discoteca a limonare strafatto con qualcuna. Non avendo fame mi diressi subito in camera. Mi rigirai nel letto per ore pensando al ragazzo dagli occhi castani fino a che non decisi di chiamarlo. Uno squillo. Niente. Due squilli. Niente. Tre squilli. Niente. Cominciai a preoccuparmi fino a che...
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We are//Gabriele Esposito
Fanfiction'Siamo noi. Due ragazzi che hanno inseguito il loro sogno, partiti solo per danzare e finiti con l'innamorarsi.'
