"Smettila." Scoppiai. "Smettila di farmi notare solo i miei difetti. Lo so che devo pulire a terra ma non posso fare tutto io. Gabriele sono stufa. Da due settimane che viviamo insieme non hai fatto altro che rimproverarmi. Lo so che faccio schifo e mi dispiace ma non posso sentirmelo dire tutti i giorni." Gli dissi. Ormai era così da giorni. Ci svegliavamo, sistemavo, litigavamo e poi finivamo per fare l'amore. Vedeva solo i miei difetti, le mie mancanze. "Non ti sto dicendo che fai schifo Sofia cazzo. Ti sto solo spiegando che..." "Ti sto solo spiegando? Urlarmi contro ti sembra spiegarmi?" Lo interruppi. "Sono stanco. Voglio tornare a casa." Sospirò strofinandosi gli occhi. "C-cosa?" Balbettai. "Voglio stare solo e pensare." "Ed è così che affronti i problemi? Scappando? Fai ciò che vuoi Gabriele. Non so più che dirti." Mi accasciai contro il muro del soggiorno. Lui salì, prese uno zaino e uscì dalla porta. Senza dire nulla. Sbattendo la porta. Presi la testa fra le mani e piansi. Se ne era andato. Di nuovo sola. In una casa troppo grande.
***
"E se tu fossi incinta?" Insinuò. "Gessica no, non sono incinta." Era da qualche giorno che passavamo tutti i pomeriggi insieme. Purtroppo da un po' di tempo avevo costantemente la nausea e lei non perdeva occasione per ricordarmi che sarei potuta essere incinta. "Sofia ragiona. Hai la nausea, indubbiamente non sei vergine, hai il ciclo?" "No..." "Ecco. Non vorrei dirti una cosa per un'altra però secondo me è così." Puntualizzó. E se fosse così per davvero? Insomma io e Gabriele non sappiamo neanche cosa siamo e, se prendesse male l'ipotetica gravidanza? "Devo fare il test Gess." Affermai sicura. "Vado a prendertelo io, tu stai qui con Asia." Imbracciò la borsa ed uscì di casa. La bambina mi guardava dolcemente mentre io cominciai a piangere. "Sofia perché piangi?" Chiese avvicinandosi a me. "Sai, mi manca Gabriele. Vorrei che fosse qui con me in questo momento." "E perché non c'è?" "Perché a volte quando due persone si vogliono tanto tanto bene si finisce per perdersi." Mi asciugai gli occhi. "No. Voi vi amate. Non potete lasciarci andare. Dovete stare vicini. Sofia riprenditelo!" Incrociò le braccia al petto. "Stai tranquilla piccolina, torneremo vicini prima o poi." Si gettò tra le mie braccia. Si riaprì la porta ed entrò Gessica con 7 scatole di test di diverse marche. "Corri in bagno e provale tutte." Eseguii e dopo alcuni minuti tornai di sotto. Gessica mi guardò negli occhi e con le mani tremanti parlai. "Sono tutti positivi." Mi corse incontro per poi abbracciarmi. "Auguri." Gridò. "Grazie." Sorrisi. "Devo dirlo a Gabriele." Mi incupii. "Chiamalo." Con passo lento presi il cellulare tra le mani e composi il suo numero. Dopo qualche squillo rispose. "Sofia?" Parlò. "Gabriele dobbiamo parlare." "Perché stai piangendo?" Chiese preoccupato. "Vieni qui perfavore Gabriele." "Arrivo. Salgo in treno ed arrivo."
***
Erano ore che aspettavo che quel campanello suonasse. Ero di nuovo sola a guardare la porta nella speranza di vederlo. Mi coricai sul divano ma non appena posai la testa suonarono alla porta. Mi alzai di scatto e mi fiondai davanti all'entrata di casa. Presi un respiro profondo ed aprii. Era lì. Con i capelli cresciuti e il viso teso. Si gettò fra le mie braccia carezzandomi i capelli. Ricominciai a piangere facendomi cullare tra le sue braccia. "Ti amo. Non riesco a starti distante." Disse mentre una sua lacrima mi bagnò la spalla. "Gabri dobbiamo parlare." Singhiozzai. "Abbiamo tutto il tempo. Non me ne vado." Mi prese il viso tra le mani. "È una cosa importante. Te la devo dire con calma e non così. Andiamo di là, sediamoci." Indicai il divano. Lui annuì ma prima posò le sue labbra sulle mie. Gli misi una mano sul volto e gli carezzai la guancia coperta da una leggera barba. "Ti amo." Sussurrai. "Anche io." Gli presi la mano ed andammo in soggiorno. Intrecciai le nostre dita e sfiorai il palmo della mano. Saltarono subito agli occhi le sue nocche sbucciate. "Cos'hai fatto?" Chiesi preoccupata. "Un ragazzo ha picchiato Giorgia." "Ti sei fatto male?" "Io no, lui sì." Sbuffai. Sapeva cosa pensavo delle risse. "Mi dispiace, ma non potevo lasciar correre." "Ok, fermati qui." Andai a prendere dal mobiletto il disinfettante ed il cotone. Bagnai quest'ultimo e lo passai sulle sue mani. Sussultò al contatto ma poi si addolcì nuovamente. "Cosa dovevi dirmi?" "Beh ecco vedi...io...sono incinta." Dissi tutt'ad un fiato. Chiusi gli occhi per preparami alla reazione. L'unica cosa che sentii furono le sue braccia intorno al mio corpo. Sorrisi istintivamente. "Sei felice?" "Si." Affermò piangendo. "amore." Lo strinsi a me. "È la cosa più bella che poteva succedere."
Hellooooou. Questo è il capitolo pieno di cose che vi avevo promesso per i 10k. E,che dire? Grazie. Arriverà un mini Esposito! Un bacio Zwinglies.
STAI LEGGENDO
We are//Gabriele Esposito
Fanfiction'Siamo noi. Due ragazzi che hanno inseguito il loro sogno, partiti solo per danzare e finiti con l'innamorarsi.'
