twenty-four

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24. it's not her fault



L'elicottero era sempre più vicino, oramai la sua ombra aleggiava sulle loro teste come un pericolo eminente, ma nonostante questo Lauren non sembrava volersi arrendere. Continuava a correre afferrando le minime energie presenti in ogni parte del corpo, mentre teneva la mano di Camila. -"Lauren, non ce la faremo mai", disse la più piccola cercando di trattenere l'affanno inutilmente.
Lauren non presto ascolto, forse volutamente.
-"Lauren...", provò ancora. Si fermò costringendo la nera ad arrestarsi; le due si guardarono negli occhi per un istante.
-"Non se ne parla, Camz. Non ti lascerò venire giù con me, io non lo permetterò". Le parole della più grande uscirono come epigrafe incisa sul marmo bianco: erano le sue ultime parole, la sua ultima volontà. Camila non poteva niente contro di lei, e anche quella breve sosta si concluse con una ennesima estrema corsa verso la fine del bosco. Ormai mancava poco.
Dovevano sforzarsi ancora un po' e ce l'avrebbero fatta.
Intanto, qualcuno dall'elicottero, con un altoparlante, le intimava di fermarsi, che ormai non avevano scampo. Nonostante questo il bosco era troppo fitto per poter improvvisare un'atterraggio e questo, Lauren, lo sfruttò a suo vantaggio.

Corse, corse, corse. La voglia di arrendersi si faceva sempre più forte, ma non poteva. Chiuse gli occhi respirando profondamente,  cercò di cacciare via quella idea dalla sua testa. Lei non si arrendeva mai.
Lei era Lauren Jauregui, il frutto di quello che gli altri pensavano lei fosse. Tutti l'avevano dipinta come una ragazza coraggiosa, e lei doveva esserlo. Doveva arrivare sino alla fine. 
Improvvisamente da lontano vide una rete: ce l'avevano fatta. Riusciva ad intravedere la pista di atterraggio dall'altro lato e un elicottero su cui doveva essere presente Dinah, sua vecchia amica che si era da poco certificata come pilota, e che era riuscita a rintracciare a casa di Normani.
Quel l'elicottero fu come la luce fuori dal tunnel, non solo per Lauren, ma soprattutto per Camila che ormai era stremata. Faticava a respirare per il troppo sforzo, la testa le girava e lo stomaco si era contorto per la troppa ansia.
Se avesse potuto si sarebbe fermata a vomitare anche l'anima; ma Lauren la teneva per mano e dovevano scavalcare quella rete.
La più grande si arrampicò prontamente per qualche metro, poi si fermò guardando in basso verso l'altra ragazza. -"Andiamo Camz, un ultimo sforzo. So che puoi farcela!" Esclamò.
Camila sollevò lo sguardo debolmente verso Lauren; si arrampicò e - quando la nera le offrì un aiuto - le afferrò la mano aiutandosi a scavalcare.
Entrambe atterrarono con un salto, piegando le ginocchia, e una volta in piedi tornarono a correre verso la pista.
Improvvisamente il tempo mutò: il sole che prima splendeva in cielo, fu coperto da uno strato di nuvole grigie e torbide. L'atmosfera si scurì come un brutto temporale che copre e devasta ogni speranza. 

Erano quasi a metà della pista, mancava solo qualche metro per arrivare all'elicottero; riusciva a vedere Dinah gesticolare affinchè si muovessero ad arrivare.
Ma le due ragazze erano già al limite delle loro forze.
Poi nuovamente quell'ombra e una voce che grida di fermarsi.
-"Fermatevi, non avete scampo. Siete circondate!", gridò dall'alto del cielo. Il suono delle sirene si fece vivo d'un tratto nelle orecchie delle due ragazze, che non si fossero accorte di niente?
Questo non le fermò dal correre. Camila non si fermò, sorpassò Lauren senza nemmeno accorgersene e prima che potesse capire, si trovò davanti quel l'elicottero e riuscì a salire quando questo stava già cominciando ad inalzarsi. Fu in quel momento che Camila si rese conto; si voltò di scatto reggendosi allo sportellone ancora aperto e guardò in basso.
-"Lauren!" Gridò con tutto il fiato che aveva in corpo.
Lauren era rimasta lì, circondata da almeno venti poliziotti dell'FBI che le puntavano pistole addosso. Lei se ne stava ferma con le mani in aria; sollevò lo sguardo per un istante e mimò uno 'scusa' con le labbra mentre le lacrime rigavano il suo volto.
Camila gridò disperatamente scoppiando a piangere, ma era troppo tardi, l'elicottero era in volo e lo sportellone andava chiuso.
Lo fece col cuore a pezzi, mentre le lacrime le laceravano l'anima cosi come il dolore di sapere che, forse, l'aveva persa per sempre.
Lauren aveva deciso di sacrificare la sua libertà in cambio di quella di Camila.
La mora si lasció cadere sul pavimento sporco e gridò con tutta la forza che aveva in corpo, quello era un grido di disperazione, di sofferenza.
-"Perchè?! Perché a me?! Dio, se mi senti, sappi che ti odio!!!" Gridò ancora sbattendo i pugni sullo sportellone chiuso.




***




-"Lauren Jauregui, alza le mani al cielo. Sei circondata!", gridò un secondo poliziotto avvicinandosi con cautela verso la ragazza che se ne stava ferma. Lauren chiuse gli occhi cercando di trattenere le lacrime, ma non ci riusciva. Non poteva. La sofferenza che stava provando in quel momento era troppo forte.
La sua vita le passò davanti come tanti piccoli flash e questo le fece ancora più male; cosa era andato storto? Come poteva essersi trovata in una situazione del genere? Improvvisamente si sentì terribilmente in colpa nei confronti dei suoi genitori, di Chris, di Taylor. Nei confronti di Normani, di Ally, di Dinah che aveva quasi costretto a mischiarsi in questa storia. Si sentì in colpa per Shawn e per quello che era accaduto alla casa abbandonata, ma soprattutto si sentì in colpa per Camila. L'unica ragazza che era riuscita ad amare davvero, l'unica che era riuscita a farla sentire in pace con se stessa; adesso l'aveva persa per sempre.

Lentamente di avvicinò l'investigatore che aveva visto in televisione, Troy Dummer, che con uno sguardo quasi sofferente, si avvicinò a lei. Le mostrò le manette e Lauren capì senza bisogno di parole. Abbassò le braccia, avvicinò i polsi e porse le mani verso l'investigatore che deglutì a vuoto.
-"Lauren...Lauren Jauregui, ti dichiaro in arresto per l'uccisione di due uomini", fece una pausa fissando gli occhi verdi della ragazza. -"Tutto ciò che dirai sarà usato contro di te". Aggiunse avvolgendo le manette in metallo attorno ai suoi polsi. -"Hai il diritto ad una difesa, se hai un avvocato verrà contattato altrimenti te ne sarà affidato uno alla centrale", stavolta le manette si chiuserò ma lo sguardo di Dummer non si spostò dagli occhi di Lauren, che ormai aveva smesso di piangere.
Nei suoi occhi, Dummer, riusciva a vedere cosi tanta sofferenza, cosi tanta tristezza, cosi tanta rassegnazione. Come poteva una ragazza cosi bella e intelligente, essersi cacciata in un guaio cosi grande?
Gli tornarono alla mente le parole di Lauren  in quella lettera e improvvisamente non riuscì più a sostenere quello scambio di sguardi.

-"Ha visto?", sorrise amaramente Lauren. -"Alla fine é riuscito a prendermi. Ha vinto lei, Signor Dummer".
L'investigatore abbassò lo sguardo con amarezza, si rivolse verso due agenti che affiancarono la ragazza e la scortarono fino ad un auto della polizia.
Dummer rimase per un istante fermo in quello stesso punto, osservando Lauren esser portata via. Quando Mike, il suo amico, nonché collega, gli diede una pacca sulla spalla, fu in quel momento che Troy tornò coi piedi per terra.
-"Ottimo lavoro Troy", si complimentò. -"Abbiamo appena risolto l'inseguimento più complicato della storia". Rise, ma l'investigatore non sembrava dello stesso umore.
-"Ehi, Troy, che c'è che non va? Hai appena acciuffato la ragazzina più ricercata d'America e hai una faccia da funerale".
Dummer scosse il capo e si portò una mano sulla faccia sospirando. -"Il punto è che non credo di averlo risolto".
Disse guardando l'auto in cui era seduta Lauren allontanarsi.
-"Mike, non é stata colpa sua".

n/b:
okay, ci stiamo veramente avvicinando alla fine.
OMGGGH non posso crederci! questa è la prima ff camren che io abbia mai scritto in assoluto e il fatto che sia letta da 35k persone non fa che rendermi fiera. sono felice che questa storia stia piacendo. 
anyway cosa ne pensate di questo capitolo e cosa pensate che accadrà? 

-ylenia x


brave; camrenDove le storie prendono vita. Scoprilo ora