14.30
Le strade sono piuttosto trafficate, se all'andata ci vuole mezz'ora, per il ritorno basteranno 20 minuti scarsi. A quell'ora saranno quasi tutti già chiusi in casa.
«Pronta a divertirti?» Melanie ferma l'auto davanti ad una grande villa, questo Cole deve essere davvero benestante.
Io le sorrido ed annuisco, ho bisogno di bere per sciogliermi un po'.
«Tu non bevi, vero?» mi assicuro, dobbiamo essere in grado di tornare a casa senza problemi.
«Non abbastanza da non riuscire a guidare, solo due birrette.» mi sorride ancora e poi apre la portiera uscendo, io faccio lo stesso.
Il sole splende ancora nel cielo, spero solo di uscire abbastanza presto da poterlo vedere ancora così luminoso.
Melanie suona al campanello e qualcuno spalanca casualmente la porta dandoci una vista dell'interno: ragazzi e ragazze ovunque, alcol e musica a volume alto, tutte le finestre chiuse per lasciare le luci colorate creare l'atmosfera giusta. Non proprio quello che mi aspettavo.
«Una piccola festa in casa?» chiedo ironicamente, più ci facciamo spazio tra le persone che ballano, più la musica si fa alta e le parole della mia amica indistinguibili.
Le casse suonano Trap Queen, per quanto non mi piaccia il testo di questa canzone, ne amo la melodia. Mi faccio leggermente trasportare iniziando a muovermi a tempo, poi i miei occhi si posano su un bancone e un ragazzo dietro ad esso: open bar.
Una fottuta villa a due piani con open bar? Dubito che questa sia davvero casa di un amico di Melanie.
«Io prendo qualcosa da bere.» urlo alla mia amica girandomi, però dietro di me non vedo nessuno se non ragazzi che ballano. «Mel?» grido a voce più alta per cercare di sovrastare un minimo la musica, nessuna risposta. Fantastico, ci siamo già perse.
Mi faccio ancora spazio arrivando fino al bancone, il ragazzo mi sorride in modo strano. Non riesco nemmeno a capire se ci voglia provare con me dal suo sguardo, non succede da troppo tempo.
«Mi fai una vodka lemon?» chiedo avvicinandomi a lui perché mi senta, lui annuisce e si gira a prendere una bottiglia di vodka liscia, ne versa fino a riempire metà di un bicchiere e poi aggiunge la soda da una specie di tubo che spara bibite, aggiunge del ghiaccio e me la porge davanti con una cannuccia, io sorrido per ringraziarlo e mi siedo su uno sgabello.
Prima o poi Melanie dovrà venire qui, la aspetterò.
«Allora, tu sei un amico di Cole?» provo ad aprire una conversazione con il barista, le persone qui non sembrano tanto interessate a bere se non a ballare e divertirsi, lui si starà di sicuro annoiando.
«Non so chi sia.» mi risponde alzando le spalle, come immaginavo «Perché?»
«Niente, chiedevo.» bella risposta del cazzo Eve.
Ricapitolando, è la giornata dello sfogo, siamo a casa di sconosciuti (sempre che questa sia una casa), e non posso nemmeno più usare il plurale dato che ho perso Melanie.
Lui annuisce e si riempie uno bicchierino di vodka, poi lo butta giù tutto ad un sorso.
«Sei preoccupato per questa sera?» chiedo ancora.
Lui scuote la testa, non mi sembra un tipo molto socievole.
«Stai aspettando qualcuno?» mi chiede poi, io do un sorso al drink e poi gli spiego di aver perso Melanie, lui annuisce ancora e si fa un altro shot.
15.00
Mando giù un altro shot di vodka al caramello dopo aver finito il mio Caipiroska alla fragola, Jace mi guarda confuso.
«Prendi troppo sul serio le parole open bar.» ridacchia, io inizio a sentirmi più rilassata e sorrido.
Nella stanza ora suona Stressed Out dei Twenty One Pilots, o così sembra. Il bar si è leggermente affollato ma Melanie non è ancora passata.
Forse è un bene, verso le sei, quando uscirò di qui, la incontrerò e sarà completamente sobria.
L'unico motivo per cui non sono ancora tornata a casa sua e perché non mi risponde al cellulare e non vorrei che l'avesse spento e stesse qui ad aspettarmi troppo a lungo pensando che io sia in ritardo.
Mi guardo un po' intorno e mi muovo a ritmo restando seduta sulla sedia.
«Jace,» chiamo il barista «c'è il Wi-Fi in questo posto?» gli chiedo, se devo stare qui a far niente almeno potrei fare un giretto su internet.
«No.» mi riponde mentre versa del rum in un bicchiere.
Fantastico.
Il bancone si svuota ancora quando parte una nuova canzone a cui non faccio molto caso.
«Mi versi un Mojito?» chiedo ancora, lui aggiunge tutti gli ingredienti velocemente per poi versare il rum bianco. Mi passa il bicchiere ed io inizio a sorseggiare con la cannuccia.
Sbuffo leggermente e poso la testa sulla mano appoggiando il braccio sul bancone.
«Ti pagano bene per fare il barista?» chiedo annoiata.
«Diciamo.»
Le sue risposte monosillabi sono noiose.
«Cosa significa?» continuo a prendere sorsi ed inizio a sentire davvero l'effetto di tutto questo alcol.
«Cosa c'è scritto su quel cartello?» chiede indicando qualcosa sugli scaffali, per quanto la mia vista sia normalmente buona non riesco a distinguere bene le lettere, è troppo lontano e non mi va di sforzarmi.
«Non leggo bene.» ammetto.
«Bene. Non guadagno per fare il barista.» risponde strofinandosi il retro del capo. Noto solo ora che è davvero un bel ragazzo: biondo con gli occhi azzurri. Non troppo muscoloso e con un piercing al naso.
«Continuo a non capire.» incrocio il suo sguardo per qualche secondo ma poi lui si volta.
«Sembri simpatica, spero tu non debba scoprire quello che intendo.»
Lo guardo confusa ma poi la mia mente decide di captare solo la prima parte della frase.
«Anche tu sei simpatico Jace.» gli sorrido.
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Killer Game | Matthew Espinosa
FanfictionDue sconosciuti si ritrovano a scappare e salvarsi la vita a vicenda durante la notte dello Sfogo Annuale indetta dallo Stato. «Nessuno morirà stanotte» [fanfiction ispirata al film Anarchia: La Notte Del Giudizio]
