6. quasi liberi

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18.47

«Cosa facciamo?» gli chiedo agitata, normalmente non avrei paura ma questo ambiente è semplicemente terrificante. Per lo meno adesso non sono da sola.

«Inizia a slegare e svegliare quei due, io sveglio questi altri.» ordina e io annuisco velocemente.

Se la situazione fosse diversa avrei sicuramente notato che bel ragazzo è, capelli castani chiari e occhi che non sono riuscita a vedere bene perché troppo presa dall'ansia e i suoi lineamenti particolari.

Mi metto velocemente sulle ginocchia e slego i nodi sulle caviglie del ragazzo e faccio lo stesso con quelle della ragazza dietro di lui. Poi provo a spostare lui per vedere meglio il nodo, o meglio i nodi.

«Hai un altro accendino?» chiedo al ragazzo, non posso riuscire a slegare questo ammasso di nodi, non so nemmeno da dove iniziare.

Lui annuisce e mi guarda qualche secondo prima di lanciarmi quello giallo, io lo prendo al volo e inizio a bruciare la corda.

«Ragazzi?» sussurro spingendo la spalla di uno, ha i capelli neri mentre la ragazza castani. Lui non fa una piega così appena il nodo è abbastanza bruciato inizio a dargli schiaffi leggeri sulla guancia finché non inizia a scuotere la testa piano.

Scuoto con forza le spalle della ragazza finché non fa lo stesso.

«Svegliatevi cazzo.» dico con più aggressività di quello che avrei voluto.

Loro si allontanano subito facendo rompere la corda e si alzano in piedi. La ragazza si guarda intorno per poi correre tra le braccia del ragazzo.

Mi volto verso il castano e lo vedo intento a sciogliere i nodi con le dita, mi avvicino velocemente a lui e brucio il restante pezzo di corda. Lui mi rivolge uno sguardo di ringraziamento per poi iniziare a parlare.

«Non sappiamo chi ci abbia messo qui ma sappiamo che vogliono ucciderci.» inizio promettente! «Se vogliamo uscire tutti vivi da qui dovete fare esattamente quello che sto per dirvi.»

«Chi sei e chi ha detto che sei il capo?» lo interrompe uno dei due ragazzi a cui ho appena bruciato le corde.

«Non sono il capo di niente, sono solo sveglio da più di voi e con un piano.» risponde il castano irritato «Non verranno a prenderci prima di sei minuti, dobbiamo fare silenzio e prepararci dietro alla porta.» spiega gesticolando «Quando entreranno saranno armati ma non si aspettano di vederci svegli quindi basta rubare ad uno la pistola e sparare agli altri.» inizia a muoversi verso la porta senza fare rumore «Posso fare tutto io e voi potete nascondervi dietro il tavolo, l'unico problema è che non so quante persone armate entreranno.»

«Non lascio la mia vita in mano ad uno sconosciuto.» dice ancora il ragazzo di prima «Dove ci posizioniamo?»

Il castano fa segno a tutti noi di raggiungerlo. Io mi posiziono al suo fianco nella parte verso la quale la porta non sbatterà con la schiena schiacciata al muro, l'altra ragazza e il ragazzo dai capelli neri si posizionano nell'altra insieme a quello che è stato legato insieme a quell'altro a cui piace parlare. Quest'ultimo schiaccia la schiena contro il muro posizionandosi al mio fianco.

Non so quanto buona sia questa idea. Probabilmente è la peggiore che potesse mai avere ma anche l'unica che potrebbe funzionare.

«Se apriranno la porta noi riusciremo a vederli grazie alla luce che viene da fuori ma senza questa lampada loro non vedranno noi all'inizio, avremo il tempo per rubare ad uno la pistola.» spiega ancora il castano e si guarda intorno «Mi serve qualcosa per coprirla.»

Io mi sfilo velocemente il giacchino in pelle e senza pensarci due volte lo appoggio sulla lampada alzandomi sulle punte, vedo il castano annuire prima che tutto diventi completamente buio.

Spero solo che gli altri non sentano il battito martellante del mio cuore.

Killer Game | Matthew Espinosa Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora