19.10
Il sangue non fuoriesce eccessivamente soprattutto perché mi hanno presa di striscio, ma la vista di quel buco nella mia spalla mischiato al sangue sotto ai miei piedi mi fa venire un conato di vomito.
La carne è lacerata e probabilmente se fosse stato per qualche altro millimetro, il proiettile sarebbe restato incastrato dentro la mia spalla.
«Che cazzo faccio?» chiedo preoccupata, non so esattamente a chi stia chiedendo ma spero che qualcuno mi risponda.
Distolgo subito lo sguardo dalla ferita quando inizio a vedere le goccioline di sangue sulla mia pelle diventare pian piano scie.
«Devi fermare il sangue.» la voce del castano mi fa riportare gli occhi nei suoi, e per la prima volta ci vedo un'emozione diversa dalla sicurezza e dalla decisione, non so esattamente cosa sia, ma è meno rassicurante delle precedenti.
«Mi sta venendo da vomitare.» affermo sentendo un altro conato vicino, lui si passa una mano tra i capelli e si guarda intorno agitato.
«Tu,» indica il ragazzo con la pistola al suo fianco «al mio tre spara, e anche tu.» poi guarda Nash e la ragazza abbracciata a lui. Lei scuote da testa e continua a piangere «Vuoi morire? Non credo, allora lui deve sparare a quegli uomini. O loro o noi!» quasi urla.
Poi il castano passa la sua pistola a Nash e mi fa segno di lanciargli la mia. Io tiro un calcio leggero a quella che avevo lasciato cadere per terra e il ragazzo al suo fianco la raccoglie e gliela passa. A quel movimento arrivano tre colpi da fuori e io mi schiaccio sempre più al muro con la schiena.
«Tu, coprimi. Appena corro scalate ed iniziate a sparare.» ordina ancora il castano, gli altri annuiscono, anche la ragazza, lei sembra comunque la meno sicura di tutti nonostante non debba fare nulla.
Il castano fa un altro conto alla rovescia e al tre il ragazzo al suo fianco inizia a sparare fuori dalla porta. Il castano resta fermo lì.
Arrivano altri due colpi subito dopo e quando il fuoco si ferma lui fa uno scatto e si butta dalla mia parte.
Il ragazzo al suo fianco si sporge ancora, questa volta seguito da Nash, ed iniziano a sparare, 7 colpi in totale.
«Ne ho colpito uno!» urla uno di loro.
Il castano quasi inciampa nel corpo di uno dei due ragazzi mascherati ma riesce a riprendere l'equilibrio appoggiando le mani sul pavimento, tra il sangue.
Si guarda per diversi secondi i palmi delle mani sporchi di sangue per poi scuotere la testa. Si pulisce le mani passandole sui suoi pantaloni e per quanta macabra quella scena sia, lui sembra sentirsi meglio.
«Mi serve una garza per chiudere la ferita.» afferma e si guarda intorno alla ricerca di qualcosa, poi sbuffa «Merda.» impreca verso il nulla.
Quando sentiamo altri colpi arrivare, lui si sposta più vicino a me contro il muro «Continuate a sparare!» ordina agli altri.
Tira leggermente su la sua maglietta a maniche corte e afferrando con i denti un lembo inizia a strapparne la parte inferiore in orizzontale. Ne tira fuori una striscia piuttosto dritta ed annuisce soddisfatto guardandola.
«Farà un po' male.» mi avvisa e poi la appoggia al mio braccio e fascia più volte la ferita facendo passare la stoffa da sotto la mia ascella.
Io stringo i denti ogni volta che stringe la stoffa contro la mia ferita, poi usa un lembo della mia maglietta per pulire il sangue che era gocciolato sul mio braccio e fissa la bendatura improvvisata con un elastico che giace sul mio polso da settimane.
«Grazie.»
Non so perché l'abbia fatto, non so perché stia cercando di aiutarci tutti, ma ne sono grata.
«E ora usciamo da-»
«Granata!» urla uno dei ragazzi appoggiati all'altro muro.
Non faccio in tempo a girarmi che il castano al mio fianco mi afferra il braccio non ferito a inizia a correre verso il tavolo posto contro il muro alla nostra destra.
Lo capovolge in modo da crearci uno scudo e fa segno agli altri di seguirci, il ragazzo dagli occhi azzurri lo sta già facendo, mentre Nash è fermo lì contro quella parete che prova a far muover la sua ragazza tirandola per un gomito.
Appena lo sforzo basta a farla muovere di un passo, da fuori arrivano 3 colpi e lui viene colpito in pieno.
C'è un secondo di silenzio prima che un grido straziante lo rompa, poi iniziano i tre tic.
Primo tic.
«Muoviti! Vieni qui!» grida il castano al mio fianco con tutto il suo fiato.
Lei non si muove.
Secondo tic.
Alcune persone semplicemente non sono fatte per combattere, accettano passivamente il susseguirsi degli eventi.
Io sono sempre stata convinta di essere una di loro, fino a questa notte.
Perché forse è come quando si dice che sull'orlo del precipizio l'equilibrio è massimo. Io, ad un passo dalla morte, adesso sto lottando con tutta me stessa per sopravvivere.
Terzo tic.
Un altro grido, questa volta porta il nome di Nash ed è il più disperato che abbia mai sentito.
Due tic veloci e poi nient'altro.
L'esplosione mette fine anche quello.
Delle braccia mi costringono ad abbassarmi totalmente ed io resto lì immobile a premere con forza sulla mia ferita mentre le lacrime scendono incontrollate.
Finché sento dolore sono ancora viva.
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Killer Game | Matthew Espinosa
FanfictionDue sconosciuti si ritrovano a scappare e salvarsi la vita a vicenda durante la notte dello Sfogo Annuale indetta dallo Stato. «Nessuno morirà stanotte» [fanfiction ispirata al film Anarchia: La Notte Del Giudizio]
