19. flames

142 18 11
                                        

Matthew entra per primo scrutando ciò che lo circonda, poi mi dà il via libera e io lo seguo a ruota.

Il tunnel è totalmente buio, ma puzza meno delle fognature. Accendo ancora una volta la torcia del cellulare per scrutare meglio il luogo in cui ci troviamo.
Le rotaie sono arrugginite e poco meno di un metro più in basso rispetto al gradino su cui stiamo camminando io e Matthew, senza una meta precisa.

«Com'è morto?» chiedo dopo qualche metro, riferendomi a Cameron, l'amico del racconto.
Mi ha già raccontato la maggior parte di quello che mi servirebbe in una situazione normale per comprendere, ma la confusione di tutti i recenti avvenimenti mi rende impossibile costruirmi un racconto sensato nel cervello.

«Te l'ho detto, l'hanno ucciso.» risponde lui a voce bassa. «Vuoi i particolari?»

Mi sembra più una domanda retorica che reale, così non riesco a rispondergli davvero ma faccio solo un verso di consenso. Lui sospira, come se solo parlarne gli provocasse dolore.

«È stato l'anno scorso, Cameron voleva partecipare ancora al Killer Game, come Hunter però.» inizia il suo racconto insicuro «Dall'ultimo sfogo a cui avevamo partecipato era cambiato, non so se fosse stato il senso di colpa per aver fatto uccidere la sua ex o quel tipo, ma non sembrava più lui. Così ho partecipato insieme a lui e ci sono state affidate delle prede e un luogo nel quale trovarle. Come la festa di questo pomeriggio, quella era la trappola.»

Le nuove informazioni si fanno spazio nella mia mente e penso a Jace, il barista, e al drink che mi ha fatta svenire, e al fatto che lui mi aveva detto di stare lontana dal bar. Sapeva tutto, aveva provato ad aiutarmi.
Faceva parte del gioco.
E perché Melanie mi aveva ingannata portandomi in quel posto?

«Nel momento in cui uccidi la preda di qualcun altro diventi automaticamente una preda anche tu, ed è quello che ha fatto Cameron per tutta la notte. Se ne andava in giro sparando a Hunter e Prey per tutto il nostro territorio, e io non riuscivo a fare niente per fermarlo. È vero che il Killer Game gioca con la mente delle vittime, ma in quel caso aveva fatto impazzire lui.» fa una piccola pausa, e io non riesco a proferire parola. «Così è stato catturato e portato nel labirinto, mentre io che dovevo essere lì per impedirgli di fare qualcosa che non si sarebbe mai perdonato ho fatto il contrario, sono restato a guardare mentre lo buttavano su quel camion bianco e lo portavano via, senza nemmeno avere il coraggio di mostrargli il mio viso un'ultima volta sotto quella maschera. Probabilmente in quel momento avrebbe visto solo odio e orrore per quello che aveva fatto a decine di persone quella notte, ma ora è tutto quello che riesco a vedere io quando mi guardo allo specchio.» si volta e i suoi occhi castani incrociano i miei, quasi come potessi annegarci dentro, mi sento sopraffatta dalla tristezza che trasmettono, e mi chiedo perché stia raccontando tutto questo a me, una sconosciuta.

«E io cosa c'entro in tutto questo?» gli chiedo piano, insicura della sua possibile reazione.

«Non molto inizialmente, ora sei praticamente la mia unica possibilità di distruggere questo gioco.» quasi ride, e sento ogni briciolo di disperazione che cercava di tenere nascosto fino a questo momento. «Mi sono iscritto come Hunter quest'anno, e dopo aver letto la tua storia ho scelto te come Prey, mi sembravi la più innocente e più simile a me.»

«Innocente?» chiedo subito confusa. In base a cosa ero più innocente delle altre prede?

«Sì, nel profilo creato dal tuo Scout non c'erano particolari insulti o motivi per il quale eri stata scelta, diceva solo che dopo l'ultimo Sfogo hai iniziato a viaggiare e non sei più tornata qui. Non mi sembrava un buon motivo per lasciare che qualcun altro ti uccidesse.»

Un'altra persona ha creato un mio profilo in cui ha scritto chi sono e cosa faccio. Altre centinaia di persone lo fanno con il solo scopo di convincere altri ad ucciderci.
Non avrei mai pensato di ritrovarmi in una situazione del genere.

«Non ci posso credere...» biascico mentre le mie stesse lacrime mi bagnano le labbra. «Non posso credere che qualcuno possa odiarmi e conoscermi tanto da avermi fatto una cosa del genere.»

La cosa peggiore è che non avevo la minima idea di chi potesse essere stato, o forse sì, ma non avrebbe avuto il minimo senso.

«Per questo ho scelto te, e sapevo che vi avrebbero legati in quella stanza, ma quando mi sono ritrovato lì legato con voi ho capito che qualcosa era andato storto. Non so se qualcuno mi abbia inserito nella lista delle prede o se gli altri Hunter mi abbiano semplicemente sparato contro e catturato come aveva fatto Cameron, ma senza maschera non ho la minima possibilità di entrare in quel labirinto e uscirne vivo.» finisce di raccontare e sospira, come se si fosse appena tolto un peso enorme dal petto.

Cammino ancora in silenzio cercando di assorbire tutte queste informazioni, quando Matthew mi afferra la mano destra e si ferma. «Spegni la torcia.» sussurra al mio orecchio, e io eseguo.
Metto il cellulare nella tasca posteriore e riprendo la pistola, stringendola tra le due mani ormai entrambe libere.

I rumori ora sembrano più distinguibili anche per me, qualcosa sta attraversando le rotaie, e non sono persone.
Una luce improvvisa illumina tutto dietro di noi, e delle grida e risate rimbombano nel tunnel. È una macchina.

«Corri!» esclama Matthew mentre sta già tirando il mio braccio da un metro più avanti.
Il rumore dei pneumatici si fa più scandito e le voci anche, sono dietro di noi. Un'altra luce improvvisa ci illumina la via e questa volta non riesco a non girarmi. Cinquanta metri più indietro delle fiamme distruggono l'oscura tranquillità in cui eravamo avvolti fino a pochi secondi prima, e un gruppo di ragazzi non mascherati ci insegue guidando una vecchia auto rossa.

Killer Game | Matthew Espinosa Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora