22.30
Mi tiro su in piedi rifiutando la sua mano stesa verso di me per aiutarmi.
Prendo il cellulare e accendo la torcia per cercare di vederlo meglio, lui non sembra essere in disaccordo con la mia idea, dopotutto il buio completo non aiutava nessuno dei due.
«Devi spiegarmi cosa sta succedendo.» affermo sicura, mi stringo la ferita con la mano sinistra senza un preciso motivo, è l'unica cosa che mi faccia davvero rendere conto che tutto questo sta succedendo.
Matthew sospira pesantemente e si passa le dita tra i capelli con fare ansioso.
«Prendi.» dice all'improvviso, e allunga il braccio porgendomi la mia pistola.
Lo guardo confusa. Forse mi sparerà appena farò un passo, anche se non avrebbe molto senso, avrebbe semplicemente potuto lasciarmi in strada. Lui alza le sopracciglia e scuote la mano, irritato dal fatto che io stia perdendo tempo.
Faccio un respiro profondo e afferro la pistola velocemente, tengo la mano sull'arma, sfiorando le sue dita, finché lui non la lascia e mi resta in mano.
Mi guarda stranito per qualche secondo ma torna quasi subito serio «Dobbiamo allontanarci.»
Penso alle opzioni, a quanto poco mi fidi di questo ragazzo e a quanto più pericoloso sia restare qui.
«Vengo solo se mi dici la verità.» dico decisa puntandogli la torcia del cellulare contro il viso, nell'altra mano tengo stretta la pistola.
«Sai che non sono io quello che ha bisogno di te, vero?» sputa quasi prendendosi gioco di me.
«Davvero? Saresti già andato via se non volessi qualcosa da me.» per un istante penso al doppio senso che questa frase potrebbe avere, ma torno subito seria e concentrata sulla situazione quando la sua espressione cambia leggermente, la sua mascella si contrae e stringe, così capisco di aver ragione.
Mi allontano ancora di più indietreggiando, lui resta immobile e ne deduco che stia cercando un'ennesima bugia da dirmi. «La verità, questa volta.»
Il suo petto si alza e abbassa più velocemente questa volta, deve essere qualcosa di abbastanza grosso, ma non riesco a immaginare niente di più grave dello Sfogo in se.
«Va bene, però intanto dobbiamo camminare.» la sua espressione sembra sincera, e per quanto poco mi fidi di lui in questo momento, decido di seguirlo comunque. La cosa peggiore che potrebbe accadere dopotutto è morire, e so quasi sicuramente che lui non mi ucciderà.
Iniziamo a camminare fianco a fianco con passo svelto, io lo seguo con difficoltà, ad ogni passo il braccio mi brucia di più.
«C'è questo gioco che dei ragazzi organizzano ogni anno, io ho partecipato l'anno scorso, quello prima e, teoricamente, sto partecipando anche questo.» fa una pausa e io lo guardo sempre più confusa e impaziente.
«E?» lo invito ad andare avanti. Le fogne sono deserte per ora, e non potrei esserne più grata.
«Si chiama Killer Game, ci sono gli Scouts, gli Hunters e i Prey. Quelli che scelgono le vittime, quelli che le inseguono, e le prede stesse, che la maggior parte delle volte non scoprono di esserlo finché non si trovano i cacciatori alle spalle.» lo ascolto attentamente e ad ogni parola sono più sconvolta, penso a quanto malati devono essere quelli che partecipano a tutto questo, a quanto deve esserlo Matthew, e realizzo velocemente il perché i ragazzi di prima non ci hanno sparato, e mi chiedo se la preda sia io o Matthew.
«Quindi tu cosa sei?» chiedo rallentando, non voglio trovarmi davanti a lui quando mi dirà di essere un Hunter, non voglio dargli l'opportunità di potermi puntare una pistola alle spalle.
«Un coglione che sta provando a vendicare la morte del suo migliore amico salvando te dal gioco.»
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Killer Game | Matthew Espinosa
FanfictionDue sconosciuti si ritrovano a scappare e salvarsi la vita a vicenda durante la notte dello Sfogo Annuale indetta dallo Stato. «Nessuno morirà stanotte» [fanfiction ispirata al film Anarchia: La Notte Del Giudizio]
