Mi guarda confuso scuotendo la testa «Ma di che cosa stai parlando? Me lo hai detto tu, due secondi fa!» allarga le braccia per poi sbatterle contro i suoi fianchi.
Io lo guardo arrabbiata, odio quando le persone mentono, e odio ancora di più quando negano l'evidenza.
«Mi ricordo del tetto, okay?» dico secca, la sua espressione cambia ed è ora rassegnata.
«Dimmi come facevi a conoscermi, o» penso qualche secondo e poi continuo la frase sicura «o ti sparo.» mi allontano ancora e stendo le braccia, puntando la pistola contro il suo viso.
Nei suoi occhi si alternano diverse emozioni, prima sembra spaventato, ma poi torna sicuro di sé e alza le sopracciglia, come per sfidarmi.
«Sai anche tu che non lo faresti.» afferma, sembra quasi starsi prendendo gioco di me.
È esattamente questo che intendevo quando parlavo di lui e il modo in cui sembra far trasparire solo le emozioni che vuole.
C'è qualcosa che mi ha nascosto da quando questa cosa è iniziata, per quanto ne so ora potrebbe non essere mai stato davvero spaventato, e potrebbe non soffrire nemmeno di claustrofobia.
Potrebbe essere uno di loro.
«Vuoi provare?» lo sfido. Tutto quello che abbiamo passato questa notte svanisce e quello che ho davanti è semplicemente Matthew, uno sconosciuto, non il castano che mi ha salvato la vita più volte di quante mi piaccia ammettere.
«Riuscirei a rubarti la pistola e puntarla verso di te prima di finire questa frase, e poi credo che tu voglia una risposta più di quanto voglia vedermi morto.» il suo tono saccente mi sta facendo impazzire.
Stringo ancora di più la pistola, cercando di scaricare così la mia rabbia. Voglio picchiarlo. Voglio prenderlo a calci finché non mi dice la verità. Ma ha ragione, non posso ucciderlo.
Faccio qualche altro passo lontano da lui tenendo le braccia stese. Lui mi guarda divertito e io proprio non ce la faccio più.
Tolgo una mano dalla pistola tenendola solo con la sinistra dato che con la destra non potrei usare la stessa forza, e gli tiro il lato dell'arma sulla guancia.
Lui gira il viso colpito alla sprovvista e indietreggia colpendo il muro con le spalle.
«Voglio sapere dove avete portato la mia amica.» La mia pistola è sempre puntata contro di lui mentre si massaggia la guancia con una mano.
Alza lo sguardo e mi guarda, fa un passo avanti e io stringo l'arma. Non so chi sia, non lo conosco, potrebbe farmi del male se non lo faccio prima io.
«Okay, adesso stai-»
Prima che riesca a finire la frase lui afferra la mia pistola e spinge via il mio braccio con la mano libera, si lancia l'arma dalla mano sinistra a quella destra e me la punta contro in qualcosa come mezzo secondo.
Nello stesso tempo di un battito di ciglia la situazione si è totalmente ribaltata, e io non sono riuscita a fare niente.
«Non sei nella condizione di dare ordini.» dice lasciandosi scappare un sorriso fiero. Lo odio, e odio me stessa per aver pensato che fosse un bel ragazzo.
Restiamo fermi nella stessa posizione per qualche secondo, finché degli spari provenienti da dietro di me non costringono entrambi a girarsi.
«Veloce! Prendiamo quegli stronzi!» grida uno dei due ragazzi che ha sparato.
Io resto immobile sconvolta, provo a muovere le gambe ma queste non sembrano volermi ascoltare. I due ragazzi sono a pochi metri da noi, ma non sembrano volerci sparare.
Le maschere si muovono mentre loro corrono e rivelano a tratti i colori dei loro capelli.
Non faccio in tempo a notarlo perché
Matthew mi afferra il polso e inizia a correre, trascinandomi dietro di sé.
«Corri!» grida e i miei piedi cominciano a muoversi velocemente.
Matthew mi stringe la mano sinistra e corre, vorrei lasciagliela e andarmene, ma probabilmente resterei immobile senza qualcuno a trascinarmi.
Svolta a destra, poi facciamo qualche altro metro lungo la strada e svoltiamo a sinistra, trovandoci in un vicolo, i ragazzi mascherati sono rimasti abbastanza indietro da permettere a me e Matthew di entrare in un tombino senza che loro se ne accorgano.
«Perché scappi da loro?» gli chiedo appena ci fermiamo, le mie parole sono spezzate dal fiatone mentre lui sembra essere appena un po' stanco.
«Non so,» dice ridendo «vuoi morire?» sputa poi più nervoso. Io non rispondo, e lo guardo tirare via il tombino dal suo buco.
«Che stai facendo?» gli chiedo agitata.
«Entra, veloce.» mi ordina ed io eseguo, odio fare quello che mi impongono le persone, ma ora non sembra esserci molta scelta.
Mi siedo sul bordo e guardo di sotto, saranno tre metri di altezza. Non riesco a darmi la spinta con entrambe le braccia, il destro mi fa male dopo la corsa. Guardo Matthew scuotendo la testa, lui in qualche modo sembra capire il problema.
«Forza, dammi la sinistra.» dice e io gli afferro la mano. Si sdraia stringendo la mia mano «Scendi piano, ti tengo.»
Mi do una spinta leggera con la destra, sentendo un dolore lancinante colpirmi. Matthew afferra anche il
mio polso con l'altro braccio.
Guardo sotto di me mentre i miei piedi penzolano nel vuoto, poi mi sento scendere di qualche centimetro e una sua mano lascia il mio polso, mentre la mia si stringe alla sua.
«Ora ti lascio, ci sei?» pochi centimetri mi separano dall'acqua, posso farcela ad atterrare senza cadere, devo farcela.
«Vai.» annuisco e lui lascia la mia mano. Cado per qualche secondo e poi atterro su due piedi, l'acqua schizza e io provo a mantenere l'equilibrio appoggiando la mano sinistra sul pavimento bagnato, ma scivolo all'indietro sedendomi. Meglio con i pantaloncini bagnati che con il braccio sanguinante (più di così).
«Okay, spostati da sotto.»
Si cala anche lui, restando attaccato ai lati esterni del tombino facendo forza sulle braccia. Fa dei movimenti che non riesco a riconoscere per via della poca luce, poi sento un rumore metallico e Matthew atterra in acqua a sua volta.
Il buio completo mi fa capire che deve aver chiuso il tombino, fantastico, siamo chiusi nelle fogne.
(1K LETTURA ADDIO VI AMO
e bho ora vado a fare l'orale di tedesco di merda, se mi bocciano partecipo allo Sfogo)
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Killer Game | Matthew Espinosa
FanfictionDue sconosciuti si ritrovano a scappare e salvarsi la vita a vicenda durante la notte dello Sfogo Annuale indetta dallo Stato. «Nessuno morirà stanotte» [fanfiction ispirata al film Anarchia: La Notte Del Giudizio]
