Presi tra il pollice e l'indice il plettro nero e lo feci scorrere sulle corde in corrispondenza del foro della cassa armonica.
Produceva un suono strano, strozzato, ferreo. Rimasi senza fiato per un attimo a realizzare ciò che avevo appena fatto.
Mi voltai istintivamente verso Lorenzo.
Occhiali Ray-ban da vista, con lenti fotocromatiche marroni, poggiati su un naso di normali dimensioni; la pelle olivastra, delle labbra carnose e rosse da far invidia anche al Dio Apollo, e gli occhi... occhi neri così come i suoi morbidissimi capelli.
Indossava una maglia scollata blu, dei jeans chiari corti al ginocchio e delle Converse nere.
Sarebbe stato un ragazzo perfetto se non avesse avuto quel caratteraccio.
Sorrise. I denti leggermente opachi fecero capolino da quella carne rosso vivo.
I suoi occhi si incrociarono con i miei per un attimo, prima che li riportassi alla chitarra provando piano gli accordi.
"Stai sbagliando una nota, l'indice va qui." Sorrise posando il mento sulla mia spalla e correggendomi.
Un lungo brivido mi percorse tutta la spina dorsale. Una sensazione familiare, strana e allo stesso tempo piacevole.
Era la stessa che provavo ogni volta che Riccardo mi metteva le mani addosso, che fosse per farmi il solletico, abbracciarmi, spingermi, buttarmi sul letto, farmi impugnare bene le bacchette per la batteria.
Per un periodo ero stata innamorata di mio cugino, nonostante la parentela e tutto. Assurdo.
Avevo la pelle d'oca, non la avevo mai avuta. Il contatto con il corpo di Lorenzo mi causava tutto questo. Non sapevo decifrare questa reazione, non avevo esperienza: l'unica relazione che avevo avuto era durata tre mesi e finita l'anno prima, ma non ero riuscita a viverla neanche un minuto come tale.
Mi ero promessa di non farlo mai più succedere, di non innamorarmi più, quando ero più che consapevole fosse impossibile.
Quando si distaccò da me sentii suoi occhi scrutarmi. I capelli, le spalle, le braccia, i fianchi scoperti, le gambe.
I brividi continuavano a percorrermi la schiena, rendendomi ipersensibile.
"Sei già bravissima, impari molto in fretta vedo..." La frase rimase sospesa, ma trapelava infinite cose.
"Già" Risposi sorridendo sinceramente.
"Marta." Francesco comparve sull'uscio e rimase a fissarmi sconvolto. Lo guardai interrogativa.
"Cos'ho fatto Fra?" Accennai un sorriso smettendo di suonare.
Si guardò intorno e si avvicinò a me.
"La fascia della chitarra evidenzia..." Disse velocemente cercando di guardarmi negli occhi e non abbassare lo sguardo.
Entrò anche mio cugino, che fece finta di niente.
Risi togliendomi lo strumento dal collo e porgendola a Lorenzo; lo vidi irrigidirsi alla presenza di Riccardo e Francesco. Mi sorrise falsamente e prese di fretta la chitarra.
E boh. Chi lo capiva era un vero genio.
"Sotto sono arrivate le prime fan." Ci informò Alessandro nascosto dietro la finestra.
Lo zio salì portando con sé un cartellino appeso ad un nastro blu e una maglia nera.
"Marta, è tuo." Li afferrai. Il pass e la maglia con la scritta STAFF. Un sogno che si realizzava.
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Serva Me, Servabo Te
Fanfiction2 luglio, Pescara. Marta Ruiu è la cugina del batterista dei Dear Jack. Una serata che stravolgerà la sua vita e quella del chitarrista, Lorenzo Cantarini. Dai capitoli: //Alcune volte soffrire vuol dire rinascere per scelta. Altre vuol di...