Avevo passato la notte in bianco. Mia mamma aveva avuto l'ultima parola, in ogni senso.
Non era facile farla ragionare, tantomeno lo era farle capire cosa provavo davvero per Lorenzo.
Lui era rimasto a cercare di consolarmi, senza sosta."Ragazzi, dobbiamo andare." Leiner bussò alla porta. Lorenzo si alzò per andare verso la porta.
"Hey, Marta dorme, ha avuto una notte difficile, prendiamo il primo treno per Viterbo. Dillo tu a Riccardo per favore. A dopo" Rispose aprendola di pochi centimetri.
Venne verso di me, stanca nemmeno avessi scalato l'Himalaya, volta sul fianco destro, dal lato della finestra.
"Il primo treno non passa. Non c'è." Sussurrò nel mio orecchio stronfinandoci il naso. Sorrisi.
"Adesso cerca di dormire. Ne hai davvero bisogno." Mi baciò sulle labbra inumidite dall'acqua salata che continuava a scendere copiosa dai miei occhi.
Chiusi gli occhi e cercai di non pensare, di dimenticare tutto ciò che mi circondava e rimanere sola.
Con Lorenzo, s'intende.
Caddi in un sonno profondo.
Al risveglio non avevo nessun ricordo del sogno.Questo perché il cervello umano quando ha bisogno di staccare la spina lo fa e basta, senza avvisare, per evitare un black out .
Ha un tasto salvavita .
E scatta solamente quando realmente ne abbiamo bisogno.
Ecco perché a volte non ricordiamo ciò che abbiamo sognato fino a due minuti prima.Freud, lo studioso della psicoanalasi definì il sogno come l'insieme dei desideri, immagini, filmini mentali repressi durante il tempo conservati in un angolo remoto del nostro meccanismo perfetto, il cervello.
Il sonno è uno stato di ibernazione che il cervello realizza in difesa dal mondo reale composto principalmente da stress.
Nonostante sia un' ibernazione durante lo stato di incoscienza la nostra testa lavora, liberandoci da ogni pensiero superfluo e schiarendoci le idee.
Il sorriso luminoso del ragazzo disteso accanto a me invase le mie pupille.
Raggiante oserei dire.
"Buongiorno. Hai dormito..." si voltò verso il cellulare dallo schermo acceso. "...Quattro ore." Terminò mordendosi le labbra.
"E tu?" Chiesi curiosa.
"Sono sveglio da poco più di cinque minuti, non preoccuparti. Come ti senti?" Mi accarezzò la guancia gelida.
"Meglio. Grazie." Strisciai sul materasso per abbracciarlo.
"Fuori piove..." Disse. "Ti va di andare a fare due passi?"
"Sì." Mia alzai ma venni fermata da lui.
"Ti amo." Mi guardò dritto negli occhi.
Brividi.
"Anche io."
Dopo essermi fatta una doccia, aver indossato un vestito al ginocchio blu e delle Vans ed essermi passata il trucco necessario presi Lorenzo per mano ed uscimmo.
L'Hotel era nel centro del paese. La pioggia scendeva come si fosse stancata di vivere nelle nuvole, come non vedesse l'ora di schiantarsi al suolo.
Mi fermai davanti la vetrina di un negozio. C'era una sarta con un centimetro al collo, gli occhiali sul naso e gli spilli fra le labbra.
Il gesso le scivolava sul tessuto di tulle come olio.

STAI LEGGENDO
Serva Me, Servabo Te
Fanfiction2 luglio, Pescara. Marta Ruiu è la cugina del batterista dei Dear Jack. Una serata che stravolgerà la sua vita e quella del chitarrista, Lorenzo Cantarini. Dai capitoli: //Alcune volte soffrire vuol dire rinascere per scelta. Altre vuol di...