Capitolo 11

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I giorni passavano lenti e tristi dopo la diagnosi della malattia.

A rallegrarmeli c'era forse solo Roberta. Non si perdeva d'animo, non si scoraggiava, nemmeno davanti un cancro.
Era da ammirare.

Riccardo cercava di non piangere quando mi vedeva, mentre con Lorenzo avevo deciso di rompere tutti i rapporti.

Il resto della band con le loro ragazze ci stavano vicino, a loro modo e come potevano.

"Non ho voglia di tornare lì. Sono stanca..." Mi lamentai roteando gli occhi.

"Vengo con te." Non potevi risponderle di no, tantomeno replicare a ciò che diceva, anche perché le sue non erano domande. Erano decisioni e basta.

"Va bene." Sorrisi debolmente. Le terapie mi risucchiavano tutte le forze.

"Credo che Lorenzo ti ami davvero. Non avrebbe cercato di cambiare per te altrimenti, o no?" Non avevo voglia di prendere quell'argomento. Era capitolo chiuso da due settimane ormai.

"Ha avuto ciò che voleva da me. Mi ha mentito per tutto questo tempo. Un mese buttato al vento. Voleva solo me. Non la mia persona, me." Le spiegai per l'ennesima volta in auto di Riccardo.

Non potevo fidarmi ancora dopo che mi aveva detto che prima di me c'erano state altre centinaia di ragazze.

Nemmeno un po' di tatto. Anche io avevo una sensibilità. Anche io avevo un cuore. Ma dubitavo gliene importasse!

Il resto del viaggio fu silenzioso. Quei cinque minuti in auto sembravano ore.

Entrai nello studio stretta a Roberta che teneva un sorriso sicuro sul suo viso.

"Buongiorno." L'oncologo mi guardò sorridendo.

Cosa c'era da sorridere. Davanti a me.

"Stai migliorando, e non sono solo io a crederlo! Anche gli esami lo dicono!" Mi sventolò davanti due fogli bianchi con scritte nere.

Lo afferrai sgranando gli occhi.

I valori stavano tornando al loro posto. I globuli erano ancora sotto il milione ma anche loro erano cresciuti dall'ultima volta.

"E un'altra cosa. Ci sono stati due donatori qualche giorno fa. Un gruppo compatibile al tuo e a quello di tua zia." Rimasi senza fiato.

"Davvero?" Sorrisi.

"Sì. A negativo."

"Se firmi qui, adesso che sei maggiorenne, possiamo farla d'urgenza." Avevo compiuto diciotto anni il giorno precedente. Anche allora, di Lorenzo nessuna traccia. Ma meglio così, avrei sofferto ancora di più.

"Continuando per qualche mese la chemioterapia sarai al sicuro." Mi prese le mani.

Firmai senza pensarci due volte.

"Si potrebbe risalire al donatore?" Chiesi curiosa mentre infilavo il camice e la cuffietta.

"Vuoi davvero sapere chi sia?" Domandò un'infermiera, preparando le sacche.

"Sì, credo di sì."

"Al tuo risveglio lo saprai, parola mia." Fece una croce con le dita e la baciò.

Sorrisi.

Mi addormentai, grazie agli anestetici che mi avevano inalato.

"È una notizia positiva no?" Distaccai le palpebre e misi a fuoco le immagini.

"Roberta.." Dissi schiarendomi la voce.

"È tua zia." Sorrise. Mi passò il cellulare.

"Marta..." La sua voce sembrava più forte.
"Zia, come stai?" Chiesi aspettando mi una qualunque risposta.
"Sto bene. Devono farmi la trasfusione, ci sentiamo più tardi tesoro."
"A dopo, ti voglio bene." Riattaccò.

Serva Me, Servabo TeDove le storie prendono vita. Scoprilo ora