Capitolo 10

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LORENZO'S POV

"Lorenzo. Mi sembrava chiaro. Non te dovevi fa prenne da sto amore malato. Doveva esse solo na botta e via, come tutte ll' altre. E tu cosa fai? Me la porti a conosce? Svegliati!" Mio padre mi scosse le spalle.

Marta era fuori in visita assieme ad un'infermiera e aveva lasciato me e papà in studio a parlare.

Eravamo nel reparto di psichiatria.

La mente umana l'aveva affascinata da sempre. Ricordo quando la conobbi, portava l'Enciclopedia medica stretta al petto. E quando ne parlavamo, soli.

Aveva un punto di vista interessante.
Pensava che il cervello non fosse altro che un muscolo capace di ripiegarsi su se stesso ogni volta che imparava qualcosa di nuovo.

E in realtà è così, più o meno.

"Pà non è come ll'altre. Ce tiene veramente a me." Replicai, nonostante fossi consapevole di non potergli far cambiare idea.

"Io la amo." Sgranò gli occhi sconcertato.

"E che ne sai tu dell'amore? Tu hai fatto sempre na notte e poi addio." Mi rimproverò.

"Hai ragione su questo."

Le mie erano avventure.
Non avevo mai avuto una relazione stabile, forse anche per il motivo che nessuna avventuriera ne voleva.

Mio padre mi aveva sempre rimproverato per questo ed ora che stavo forse cambiando modo di vivere non lo accettava.

Voleva che tornassi ai vecchi modi.

"Ma se ti aspetti che tornerò a fare l'apatico puttaniere ti sbagli." Sbottai.

"Esci da qui. Torna solo quando avrai cambiato idea. Non ho più niente da dirti." Mi aprì la porta, invitandomi ad uscire.

La sua convivente, nonché madre di Flora, l'aveva stravolto.

"Ciao." Lo salutai guardandolo negli occhi.

"Marta, andiamo." Presi la ragazza per un polso, strappandola dalle grinfie dell'infermiera, che stava per raccontarle tutto.

Sì, ero andato a letto anche con lei.
Una ragazza della mia età, con dei bellissimi capelli rossi e delle adorabili lentiggini sulle guance e sul naso. Gli occhi ambrati e la carnagione di porcellana.

"Ma che ti prende?" Cercò di fermarmi puntando i piedi a terra.

"Devo dirti delle cose." Tagliai corto facendola entrare nell'auto.

"Prima di te ci sono state centinaia di ragazze. Avevo con loro rapporti di una notte, per ovvi motivi. Poi sparivo. Volevo solo il loro corpo, nient'altro. Sei stata la prima di cui io abbia desiderato anche l'anima. Per due anni ho cercato di averti, ma eri talmente ingenua e insicura di te che non l'hai capito, nonostante lo volessi anche tu nel profondo. Eri troppo impegnata ad odiarmi." Dissi prendendole la mano.

Lei si irrigidì.

"Non toccarmi." Rispose fredda.

"Io ti amo. Ed è ciò che ho spiegato a mio padre. Sei stata la prima che gli ho presentato, per quanto possa contare." I suoi occhi si spensero.

"Scommetto che non sono neanche la prima che ha deciso di darti la sua prima volta." Le lacrime inziarono a velarle gli occhi.

Seguì un lungo silenzio.

"Adesso che mi hai detto queste cose come posso fidarmi ancora di te?" Cercavo di prenderle il viso ma si spostava.

"Farò qualsiasi cosa per recuperare la tua fiducia." Le dissi sorridendole tristemente.

Serva Me, Servabo TeDove le storie prendono vita. Scoprilo ora