Cap. 18: Sono orgoglioso di te

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Stiamo andando verso l'uscita dove ci dovrebbe aspettare un van che ci porterà fino a casa.

Ci sono un sacco di persone e non so come riusciremo a trovare il nostro accompagnatore. Stiamo girando con lo sguardo da diversi minuti sulle persone senza trovare quella giusta, ma ad un certo punto vedo un gruppo di ragazzi che vengono verso di noi ma non riesco a vedere chi sono perché sono tutti incappucciati e con gli occhiali da sole.
Miry si accorge dei ragazzi e inizia a scrutarli pure lei.
Si tolgono gli occhiali a qualche metro di distanza da noi e non riesco a crederci: sono le nostre amiche.

Iniziamo a corrergli incontro e ci buttiamo fra le loro braccia. Ci erano mancare tantissimo e non ci aspettavamo che venissero a prenderci.

Ci stacchiamo e non riusciamo a trattenere delle lacrime.

<<Attenzione attenzione.... Claudia si è commossa, non posso crederci!!!>> dice Lulù.

Le do una piccola spinta e ridiamo.

<<Andiamo, il van ci aspetta fuori>> dice Sonia.

<<A ma quindi siete venute con il van?>> chiede Miry

<<Certo>> Spiega Giusilia << siamo un esercito come dovevamo entrarci in una sola macchina!>>

Arrivate al van posiamo le valige e iniziamo il nostro bel viaggetto di 2 ore per andare a casa.

Non ho ancora detto come si chiama il mio paese, si chiama Nicosia e conta all'incira 15.000 abitanti. Un paese tranquillo e con pochi giovani, ma in questi periodi di festa la maggior parte tornano alla base per stare con i famigliari.

<<Allora, com'è la vostra vita Milanese?>> Domanda Giusilia.

Con lei ci siamo sentite di rado in questi mesi e la sua domanda è più che lecita <<Ancora non siamo entrate nell'ottica della grande città, pensiamo ancora che per andare da qualche parte ci vogliano 10 minuti di strada>> spiego.

<<Ma per il resto va più che bene>> continua Miry.

<<Avete visitato la città? >> domanda Alessia.

<<si, ne abbiamo aproffittato la settimana dopo che lei è uscita dall'ospedale.>>

<<A proposito Miry, come stai>> chiede Sonia.

<<Benissimo, mi sono ripresa alla grande, sto ancora attenta a non fare troppi sforzi e a volte quando canto ho dei capogiri per mancanza di fiato, ma sono cose da niente.>>

<<Ci è dispiaciuto un sacco di non essere venute>> Dice Lulù e tutte le altre annuiscono.

<<Non vi preoccupate, non avrei voluto che lasciaste il lavoro per venire a Milano, non avreste concluso niente>> dice sorridendo.

Continuiamo a parlare per la maggior parte del tempo e devo dire che mi sono mancate più di quanto credevo.
Non so come avrei fatto senza di loro a superare tutto, mi hanno aiutata molto, ma dovevo farcela da sola quella volta. Loro mi hanno sorretto per evitare che cadessi di nuovo, ma sono io che ho deciso di rialzarmi e di andare avanti con la mia vita, non sarebbe servito a nulla morire nei ricordi.

Senza accorgecene siamo arrivati a destinazione. Le ragazze sono scese nella Piazza principale e ora sta accompagnando me e Miry a casa mia, i suoi genitori sono lì.

Arrivati sotto casa prendiamo i bagagli e prendo le chiavi che porto ancora con me.
Saliamo in fretta le scale e appena apro la porta troviamo i nostri genitori in cucina che non appena ci vedono ci corrono ad abbracciare.
Ok, forse abbracciare non è il termine esatto, ci stanno letteralmente stritolando. <<Papà così mi soffochi>>

My Dream |Benji & Fede|Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora