Capitolo 15

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Nico rimase a fissare l'oscurità. Quella stanza che sembrava essere diventata più fredda dopo il messaggio. Sospirò diverse volte prima di stendersi sul letto, a guardare il soffitto della sua nuova stanza e pensare a quell'unico ragazzo che era in grado di scombussolargli la mente con un solo sorriso. Si rigirò, volendo provare a dormire davvero per una notte.

Si addormentò verso le tre di notte, con in mente gli occhi tristi di Will, sembrava in qualche modo affranto. Non aveva mai visto quell'espressione su quel viso così solare. Era certo che in qualche modo centrasse ciò che non era riuscito a dirgli quella notte nel bosco, doveva essere qualcosa di importante per ridurre così il figlio del dio del sole.

Con la testa carica di pensieri riuscì però ad addormentarsi. Non fu un sonno lungo a lui parvero solo cinque minuti, ma la sveglia diceva chiaramente il contrario. Si alzò dunque con uno sbuffo, vestendosi e preparandosi per il primo giorno di scuola.

Si portò dietro poche cose, qualche penna ed un quaderno, nella speranza che non avrebbero iniziato subito la lezione il primo giorno.

L'esterno era baciato dai freddi raggi del mattino, che andavano lenti a risvegliare la città. Nico prese un bel respiro di quell'aria che pareva odorasse come la vera Roma.

Preso dai suoi ricordi si incamminò verso la scuola. Per le strade c'era già un gran via vai di persone che accompagnavano i bambini più piccoli, poi c'erano dei ragazzi più grandi che a gruppi si dirigevano verso la struttura. L'edificio era molto accogliente, sperò che anche l'interno lo fosse.

Trovare la sua aula fu una vera impresa, quella scuola era più grande di quello che si era aspettato, ma una volta trovata si andò a sedere in uno di quei banchi in fondo alla classe, vicino alla finestra che dava sul cortile.

Presto la classe iniziò a riempirsi di ragazzi e ragazze, tutti allegri ed entusiasti di cominciare l'anno. Riempirono l'aria di calde e contagiose risate, chiedendosi a vicenda come avessero passato le vacanze, ignorando la guerra appena passata.

Poi trillò la campanella e con essa arrivò anche l'insegnante del giorno. Si presentò a tutti come la loro insegnante di lettere e latino, anticipando poi anche il programma che avrebbero affrontato durante l'anno.

La mattina parve correre, forse perché era una semplice giornata d'orientamento. Nico scrisse qualche appunto su un pezzo di carta, nomi ed orari di lezioni con tanto i nomi dei libri da portare.

Durante la pausa qualcuno aveva provato ad intavolare un discorso con Nico, ma questa moriva quando diceva da quale campo proveniva o che suo padre era Ade. C'era già abituato a quelle reazione, le aveva già viste negli occhi dei suoi compagni al Campo Mezzosangue, anche se lì ormai ci avevano fatto un po' l'abitudine.

Uscì di pomeriggio, avviandosi verso la sua nuova abitazione. All'esterno dell'edificio lo stava aspettando sua sorella, con la solita maglietta viola del campo. Le sorrise, abbracciandola come faceva ogni volta che la vedeva, invitandola poi a salire.

Ancora l'appartamento era vuoto, non aveva nulla da offrirle se non l'acqua corrente. Avrebbe provveduto l'indomani a rifornire la dispensa.

Al tavolo iniziarono a parlare un po' della scuola, di come gli era sembrato il primo giorno, che a detta di Nico era stato considerato "normale" o meglio, è andata più o meno come se lo aspettava. Accennò anche a quei due ragazzi che gli erano andati a parlare. Hazel scrollò le spalle, abituata come lui agli stessi benvenuti.

« Parlando di cose più piacevoli » cambiò discorso la sorella. « Jason ha mandato poco fa un messaggio a Reyna, dice che verrà domani a vedere come stanno andando i lavori » gli raccontò.

RICOMINCIO DA TE // solangeloDove le storie prendono vita. Scoprilo ora