Capitolo 7

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Oggi siamo arrivati a +200 letture!
Per ringraziarvi vi dedico un haiku (sì, scrivo anche haiku nel tempo perso lol)

Mani ghiacciate
nel tepore invernale
pensieri disordinati
(2017)

Il pranzo si concluse in silenzio, nessuno dei tre parlò più o accennò a farlo. Sia Percy che Jason avevano intuito di aver toccato un nervo scoperto. Nico sapeva che non l'avevano fatto intenzionalmente, erano lieti di vederlo contento una volta tanto, di sapere che fosse tornato a sorridere dopo tanto tempo passato a vagare in solitudine.

Ogni tanto il figlio di Ade alzava lo sguardo verso i due ragazzi, consapevole di aver esagerato ancora una volta. Era una cosa che non sempre riusciva ad evitare, pareva che fosse ereditario anche perdere le staffe di tanto in tanto. « Non volevo alzare la voce » si scusò, prima che i due si alzassero per andare a scalare il muro dell'arrampicata. « Non so bene cosa provo in questo momento, so solo che mi piace ciò che sento. È bello » confidò, mostrando un debole sorriso. I due si guardarono prima a vicenda e poi posarono gli occhi sul ragazzo, apprezzando che si fosse aperto con loro.

« Non fa niente, abbiamo esagerato anche noi » disse Jason, dando una gomitata a Percy perché dicesse qualcosa anche lui. « Sì, scusa » disse in fretta. Nico annuì, sollevato che fosse tutto a posto tra di loro. « Senti, perché non vieni anche tu al muro? Sfidi chi vince » gli propose Jason.

« Cioè me » aggiunse Percy indicandosi con il pollice, convinto che sarebbe stato lui a vincere.

« Come no » borbottò Jason, scoppiando a ridere l'istante dopo.

« Ma se sei precipitato l'ultima volta che ci siamo andati! » esclamò Percy, dando vita al più comico bisticcio tra semidei, Nico ne era imbarazzato.

« Passo » disse il figlio di Ade, interrompendo la discussione che era degenerata su chi riuscisse a trattenere il respiro più a lungo sott'acqua. I due si bloccarono di colpo udendo la voce di Nico, dimenticandosi del perché stessero discutendo. « Perché? » domandò il figlio di Poseidone. Nico sospirò, sentendo già che se ne sarebbe pentito. « Devo andare in infermeria » cercò di un arrossire, sperando che i due non iniziassero a costruire castelli di sabbia su quanto aveva appena detto. I due ragazzi si lanciarono una rapida occhiata, evitando di fare domande.

« Okay » scrollò le spalle Percy.

« Se cambi idea sai dove trovarci! » aggiunse il figlio di Giove, incamminandosi con l'amico verso il muro dell'arrampicata.

Nico li fissò andare via, spintonandosi di tanto in tanto e urlando su chi fosse più bravo a raggiungere la cima. Erano senza speranza, eppure Nico era grato che fossero amici.

Poco più tardi raggiunse l'infermeria. Trovare Will non fu un impresa, lo trovò nel tentativo di travisare un liquido ambrato da una fialetta all'altra.

Il figlio di Ade si schiarì la voce, ottenendo l'attenzione del ragazzo che sorpreso alzò la testa. Rimasero a fissarsi per qualche istante, Will non credeva lo avrebbe veramente raggiunto. « Sei venuto! » esclamò, non potendo evitare di essere sorpreso. Nico annuì, avvicinandosi al tavolino da lavoro, picchiettandoci nervosamente le dita. « Cosa fai? » domandò, provando ad interessarsi al suo lavoro da medico da campo. Will piegò le labbra in un sorriso, prendendo in mano una boccettina già sigillata. « Preparo le scorte per l'inverno » gli spiegò. « Con la guerra abbiamo svuotato tutto l'armadietto » aggiunse. Nico rimase a fissare il lavoro che aveva fatto fino ad allora. Sul tavolo erano presenti fiale di tutte le misure contenti liquidi dal colore bizzarro, non era sicuro di voler sapere cosa conteneva ciascuna boccetta. « Ti serve una mano? » chiese Nico, ricordandosi solo in quel momento che tempo fa, Will, gli aveva chiesto più di una volta di rimanere ad aiutarlo a rotolare qualche benda. Sembrava che anche il ragazzo se ne fosse ricordato, dal modo in cui sorrideva. « Sì, mi saresti d'aiuto » lo invitò a sedersi, concentrando la sua attenzione sul viso di Nico. « Dimmi che devo fare » disse il ragazzo, guardandosi attorno, sentendosi completamente fuori posto lì dentro. « Intanto potresti applicare le etichette » gli chiese, spiegandogli esattamente come fare per riconoscere una fiala dall'altra. Nico seguì parola dopo parola, fortunatamente erano state tutte posizionate in ordine, non si sarebbe sbagliato. « D'accordo » si mise presto all'opera, tirando su una ad una le fialette, incollandoci sopra il proprio nome.

Tra i due scese un velo di silenzio. Ogni tanto Will alzava gli occhi per vedere come stava andando il lavoro che gli aveva assegnato, anche Nico di tanto in tanto lanciava timide occhiate al figlio di Apollo, intenzionato a chiedergli una cosa che lo assillava da giorni. Entrambi continuarono in silenzio ciò che stavano facendo, solo il rumore esterno proveniente dai semidei faceva da sottofondo. Will aveva appena terminato un'altra cassa di medicinali magici, pronti per essere etichettati e riposti nell'armadietto.

« Posso farti una domanda? » chiese alla fine Nico, interrompendo quel silenzio che si era andato a formare tra di loro. Will alzò lo sguardo, guardando il ragazzo che gli stava di fronte, chino ad applicare l'etichetta. « Certo! » 

Nico serrò le labbra, davvero desideroso di chiederglielo da una parte, ma rimase in silenzio, prigioniero dei suoi pensieri. « No, fa niente » mormorò. « È una stupidaggine, lascia stare » aggiunse, rimangiandosi quello che aveva appena pensato. Will piegò di lato il capo, era davvero complicato leggere cosa gli passava per la mente e lui si reputava bravo nel farlo. « Beh sarò io a valutare se è una stupidaggine o meno » gli disse, incrociando sul tavolo le braccia. « Coraggio, cosa volevi chiedermi? » domandò a sua volta. Nico scosse la testa, rimproverandosi per aver aperto bocca. Will tuttavia non volle lasciar perdere, anche se lo doveva ammettere a se stesso: a volte lo infastidiva dover levargli le parole con le pinze. « Se volevi chiedere come faccio ad avere capelli così vaporosi il segreto è usare poco balsamo, li appesantisce » scherzò Will, suscitando un lieve sorriso nel volto di Nico.« Non è quello » parlò il figlio di Ade, mascherando una risata.

« Ah » disse Will, come se fosse davvero dispiaciuto che non si stesse chiedendo quella cosa sui suoi capelli. « Sarà sicuramente il sorriso » sospirò teatrale. « Me lo chiedono tutti, ma è genetico, non ci posso fare niente » scrollò le spalle. « Non che mi dispiaccia! » aggiunse velocemente.

Nico scosse la testa, sorridendo a sua volta. « Nemmeno » gli disse, accennando una flebile risata.« Oh » fece Will. « Allora cos'è? » gli domandò, pensando di riuscire a farlo parlare. Nico rimase ancora una volta in silenzio, sospirando un paio di volte e ripetendosi mentalmente che non c'era nulla di male a chiederglielo. « Basta che non ridi » sollevò lo sguardo dalla fialetta, per guardare il volto di Will. 

« Promesso » giurò Will, alzando la mano destra. Il figlio di Ade roteò gli occhi, sospirando un terza volta. « Mi chiedevo se noi due fossimo amici » abbassò di riflesso lo sguardo non riuscendo a sostenere l'occhiata confusa che gli stava lanciando Will. Il figlio di Apollo era perplesso davanti a quella domanda, gli sembrava ovvia la risposta, eppure si accorse che per Nico ciò non doveva essere tale. « Certo che lo siamo » gli rispose, allargando sul viso uno dei suoi bellissimi e luminosi sorrisi, coinvolgendo anche Nico sebbene si limitasse ad accennare solo un delicato sorriso.

RICOMINCIO DA TE // solangeloDove le storie prendono vita. Scoprilo ora