Capitolo 20

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Non c'era molto da fare quella mattina al campo. Molte attività vennero chiuse per il periodo invernale. Jason propose a Nico di fare qualcosa al coperto, ammazzando così il tempo. Il figlio di Ade scrollò le spalle, accettando qualsiasi cosa l'amico avesse da proporgli. Jason allora lo portò a fare qualche lavoro manuale, che a dicembre andava molto di moda tra i semidei.

« Potresti regalargli un vaso » suggerì ironico Jason mentre entravano nel laboratorio di ceramica. « Neanche per idea » rispose forse troppo serio Nico, seguendolo dentro il laboratorio.

L'interno profumava di legno e argilla. Appena i due ragazzi misero piede dentro vennero abbracciati dal tepore del fuoco. Non era un caso se quell'attività piacesse tanto ai campeggiatori d'inverno. I due ragazzi presero un tavolo in due, sfidandosi per scherzo a chi sarebbe riuscito a fare il lavoro peggiore. Entrambi non erano molto ferrati nelle arti manuali, preferivano lasciare quelle cose a qualcuno di più abile e con più pazienza, ma al momento era un'ottima scusa per passare del tempo al coperto e al caldo.

Presero dunque a plasmare l'argilla, modellandola come meglio potevano. Il più delle volte – qualunque cosa stessero facendo – veniva o troppo storta o troppo gonfia da un lato e toccava ricominciare tutto da capo.

Jason sbuffò diverse volte: il vaso che stava facendo gli si accartocciava sempre su se stesso. « Lo bagni troppo » gli disse Nico, che invece sembrava trovare quell'attività più piacevole del previsto. Era più semplice allontanare l'ansia quando si avevano le mani occupate.

« Dici? » sollevò un sopracciglio, gli sembrava di aver usato la dose giusta di acqua. Il ragazzo accanto annuì, dandogli il resto della sua argilla che tanto non gli serviva più.

Alla fine della giornata a vincere quell'assurda scommessa fu Jason, che si ritrovò il proprio lavoro tutto sbriciolato. La ceramica non faceva in alcun modo per lui. Il vaso di Nico invece era venuto bene.

« Ci dipingi qualcosa? » domandò Jason, puntellando il gomito sul tavolo per reggersi la testa con una mano. Nico storse le labbra, fissando il vaso che doveva ancora mandare a cuocere, non era un granché come pittore, ma se fosse stato in grado di farlo gli sarebbe piaciuto riportare su di esso la danza macabra, anche se con i greci aveva poco a che fare.

« Probabilmente lo lascerò così » gli disse. Non era il caso di dar voce ai suoi pensieri.

In lontananza si udì il richiamo della conchiglia, il tempo era davvero volato quella mattina. Si ripulirono dell'argilla secca sulle mani, levandosi il grembiule macchiato di argilla e chiazze di colore. Insieme agli altri semidei, che si erano rinchiusi lì, andarono verso la mensa, e improvvisamente il cuore di Nico iniziò a martellargli forte nel petto: mancava sempre meno all'arrivo di Will al campo.

A pranzo gli fu difficile rimpinzarsi di cibo. Continuava a fissare l'entrata del campo aspettando impaziente il suo arrivo.

« Stai mettendo agitazione anche a me, rilassati » Jason posò la forchetta nel piatto, tutto il panico che aveva l'amico glielo stava in qualche modo attaccando.

« E se stessi facendo una stupidaggine? » domandò più a se stesso che al figlio di Giove. Tutta quell'energia che aveva, quei discorsi che si era fatto allo specchio, improvvisamente venne tutto a meno. Non era più tanto sicuro di riuscire a farcela, di parlargli dei suoi sentimenti, in realtà era una cosa che non gli riusciva mai bene. « Sei solo nervoso » gli disse Jason, prendendo un sorso dal calice. « Vedrai che appena sarete soli andrà bene ».

Nico si limitò a sospirare, guardando la grigliata che aveva nel piatto: avrebbe tanto voluto credere alle parole di Jason, ma era così difficile annullare tutti quei pensieri negativi e le paure che sorgevano, e ad ogni minuto che passava era sempre peggio.

RICOMINCIO DA TE // solangeloDove le storie prendono vita. Scoprilo ora