Parte 7

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Fuori l'accolsero il freddo e la solitudine della notte. Un tipo sui cinquanta, alto, brizzolato e ben vestito le venne incontro.

- Lei è la signorina Linda Bianchi? – chiese con un mezzo sorriso seducente.

- Si, sono io. Come fa a sapere il mio nome? E lei chi è? –

Ma non finiva mai?

- Stia tranquilla, il commissario Germani non ha divulgato nessuna notizia su di lei. Conosco il suo nome grazie al tipo che lavora alla pinacoteca, ci ho parlato poco fa. Non ne era proprio certo, invece... -

- Va bene, va bene, ho capito. – Tagliò corto Linda con scortesia evidente e voluta. Si sentiva esausta. – Cos'è, un giornalista? – Evidentemente non se ne erano andati tutti... Dentro di sé si lagnò del fatto che il custode si fosse confidato proprio con un ficcanaso del genere.

L'uomo sorrise, affatto turbato dalla sua reazione.

- Lo dice come se fosse una cosa brutta... Mi presento: Giovanni Farelli, scrivo per Italia Oggi. – e le tese la mano. Linda la strinse di malavoglia.

- Ho avuto una giornata pesante, lei certo capirà... -

- Capisco benissimo. Non è certo mia intenzione farle perdere tempo, vista anche l'ora. Volevo porle una semplice domanda, solo questo. Una domanda sola, giuro, e la lascio in pace. –

Lo fissò senza dire niente. Non gli credeva. Guardò distrattamente l'orologio. Segnava l'una meno un quarto.

- Allora? – insistette il giornalista.

- Allora cosa? –

- Posso farle 'sta domanda? – Farelli rideva, quasi. Linda gli diede mentalmente dello stronzo. Nonostante ciò, non riusciva a disprezzarlo come avrebbe voluto. Quel tipo aveva un non so che, una sorta di fascino da simpatica canaglia. Persi fra le rughe sottili, si muovevano due occhi verdi, vispi e penetranti.

- Si, può farmela la domanda, le do il permesso, va bene? – disse con un tono più seccato di quel che avrebbe voluto.

- La ragazza è morta davanti ad uno strano quadro? Un dipinto che ritrae un uomo con un tatuaggio a forma di cuore? –

Di colpo la paura, la stanchezza, la disperazione di quella sera l'abbandonarono, per far posto ad una sensazione diversa, viva e bruciante come la curiosità.

- Si, è così! Pensavo di averlo notato solo io! La macchia nel cuore! – si ritrovò a rispondere con entusiasmo, suo malgrado. Si sentiva sollevata all'idea che qualcuno introducesse quell'argomento che la turbava. – Ma perché me lo chiede? –

- Me l'ha detto il direttore della pinacoteca, un gran chiacchierone... Lo conosco da una vita, e con me si è lasciato andare. Al nostro arrivo, di noi giornalisti intendo, la polizia ha scambiato tra loro la posizione di due dipinti. Evidentemente volevano tenere segreto un dettaglio che considerano decisivo per le indagini. –

Era stupefatta. Provò una fitta di delusione pensando al commissario, che pur così premuroso, non l'aveva tenuta a parte del segreto (e invece lei aveva visto). Farelli guadagnò qualche punto ai suoi occhi.

- Quindi lei crede che la posizione del quadro e dell'omicidio corrispondano non per caso? L'assassino avrebbe ucciso intenzionalmente davanti a quello? – chiese, sentendosi inaspettatamente più leggera.

Farelli fece spallucce, ma ciò che disse era dinamite pura: - Potrebbe essere il ritratto del killer del buio... - Ma subito ridimensionò, per prudenza: - O più probabilmente di una persona in qualche modo a lui correlata, o ancora, può avere per lui un qualche tipo di significato... -

- O può averlo dipinto proprio il maniaco! – suggerì la ragazza, ingenuamente.

L'uomo sorrise divertito. – Lo escludo. Sembra che l'autore sia un certo Oscar Gemma, conosciuto nell'ambiente come gaudente e pittore da strapazzo, davvero improbabile come assassino. E poi sarebbe troppo facile, non crede? –

Linda sentì di comportarsi da sciocca, ma non poteva farci niente. Quell'uomo aveva delle informazioni su qualcosa che le premeva sul cuore.

- Ora che farà? Pubblicherà il mio nome e ciò che le ho detto? Divulgherà certe informazioni a dispetto delle intenzioni della polizia? –

- Non è il mio stile. – parve sincero – Però voglio vederci chiaro, andrò subito a parlare con quel pittore. –

- Intende ora!? –

- Certo. Il direttore (ripeto, gran chiacchierone) mi ha assicurato che posso trovarlo al Divinae, una discoteca molto in, un posto frequentato dai vip. Mi pare sia da queste parti. -

- No, si confonde col Wonderful. Senta, se vuole le indico la strada... Se mi porta con sé. – Azzardò arrossendo, e stupendosi ancora una volta di se stessa.

- No, grazie. E comunque ha bisogno di riposare, e di dimenticare questa storia. -

- Non mi escluda, la prego. Crede di essere l'unico a volerci vedere chiaro? - finì Linda in tono di sfida.

- Se ne sente davvero così coinvolta? –

- Come una che ha visto morire una sua quasi gemella. –

- Le chiedo scusa. – disse Farelli, con una dolcezza di cui Linda non l'avrebbe creduto capace – Lei ha vissuto una tragedia, e io non mi sono fatto scrupoli ad avvicinarla per i miei scopi professionali. Sono stato superficiale ed insensibile. Mi spiace, davvero. –

- Il modo per rimediare ci sarebbe... - approfittò della debolezza del giornalista.

- E va bene, mi farà compagnia. Ma le domande le faccio io, capito? Lei se ne starà buona buona... -

- Non le darò fastidio... Anche perché non ne avrei la forza. – E accennò un sorriso che avrebbe voluto dire tante, troppe cose.

Raggiunsero l'automobile di lui, una Smart gialla e nera.

- Ma non ha dei genitori che l'aspettano? O il suo ragazzo? – chiese Farelli, una volta saliti in macchina.

- I miei vivono a cinquecento chilometri da qui, e abito in un monolocale in affitto. Sola. – rispose lapidaria la ragazza. Poi chiese, curiosa: - Con cosa hanno sostituito La macchia nel cuore? –

Farelli rise di gusto.

- Col ritratto di una pecora. E non sto scherzando. –

La macchia nel cuoreDove le storie prendono vita. Scoprilo ora