Parte 16

186 60 63
                                    



Era una trappola. Era evidente che l'assassino si era accorto di essere seguito. Aveva fatto finta di niente e l'aveva condotta lì, nella sua tana, ad invitarla così platealmente, giocando con la sua curiosità. Linda pensò che quel tipo dovesse essere bacato fin nelle viscere. Afferrò d'istinto il cellulare e compose il 113. Ma quando dall'altra parte risposero, riattaccò con stizza. Non poteva, anche se era la cosa più giusta da fare. Decise invece di assecondare il suo istinto, ovunque l'avesse portata; doveva sapere, vedere con i propri occhi: era un suo diritto, dopo una notte passata in quel modo, dopo aver visto agonizzare qualcuno che le somigliava così tanto, così tanto... Andava contro la ragione e lo sapeva, ma ormai ne aveva fatto una questione personale. E poi avvertire subito la polizia l'avrebbe resa una spettatrice: lontana, senza valore, senza coinvolgimento. E invece voleva essere coinvolta, partecipare ad una cosa così importante, anche se più grande di lei, avere un giorno qualcosa da raccontare... E non i pomeriggi vuoti e disperati di una casalinga annoiata. Raccolse tutto il coraggio che le restava in corpo e si diresse verso quella casa e il suo destino.

Spinse la porta socchiusa che si aprì completamente, senza far rumore. Entrò. Si ritrovò in un soggiorno tenuto in condizioni pietose. Non c'era ingresso, né corridoi. Il mobilio era scarso e praticamente inservibile: un paio di mobiletti in legno mangiati dalle tarme, un vecchio divano pieno di toppe, un televisore col vetro sfondato. Per terra giaceva mestamente un telefono, ancora collegato alla presa nel muro. Era del vecchio tipo, con la pulsantiera circolare. Ai muri erano attaccate delle mensole piene di libri. Non c'erano né quadri, né foto. Da un angolo nel soffitto pendeva una grossa ragnatela. Un ragno divorava una mosca rimasta intrappolata.

Linda osservò tutto questo con lo stupore che si mischiava al malessere, e ad un fondo di delusione. Si era aspettava di dover lottare, invece pareva non esserci nessuno. Forse era una beffa, non una trappola. Sollevò il telefono da terra e accostò la cornetta all'orecchio. Non c'era linea. Si guardò attorno per un po', poi si diresse a destra. Entrò nella cucina deserta. Al centro c'era un tavolaccio di legno con una grossa macchia scura, e una sola sedia; nel lavello era abbandonata una pila di piatti sporchi. Un'altra porta dava sul piccolo bagno, che versava in condizioni igieniche indecenti; un nugolo di mosche volava in circolo intorno alla tazza. Corse via, tornando nel soggiorno. Provava non più paura, ma autentico terrore. Ma era davvero sola, lì dentro? Eppure, odiando se stessa e la propria ostinazione, non si decideva ad andarsene. Si diresse a sinistra, in camera da letto.

La macchia nel cuoreDove le storie prendono vita. Scoprilo ora