- Sei stata coraggiosa. – disse ad un tratto Giovanni, spezzando un lungo silenzio. Sembrava avesse voglia di dirglielo già da un pezzo, e finalmente si era deciso. Da un po' avevano abbandonato le formalità, ed erano passati al tu. Il tragitto in auto si era rivelato lungo e monotono; per accompagnare Linda a casa, nel quartiere di Centovie, era necessario attraversare mezza città.
- Chi? Io? – si schermì la ragazza, ma un sorriso imbarazzato tradì il suo compiacimento.
- Sicuro. – replicò convinto Giovanni, distogliendo per un attimo gli occhi dalla strada per guardarla – Nessuno si sarebbe preso la seccatura di venire con me dopo aver vissuto un'esperienza come quella che hai passato. – continuò – E ben pochi sarebbero accorsi alle urla di quella povera ragazza. Soprattutto una donna, poi... Cioè, voglio dire... Non è un'affermazione maschilista, è solo che... -
- Non ti preoccupare – lo interruppe Linda, per rassicurarlo – Sono convinta che non sei quel tipo d'uomo. –
Calò un silenzio teso.
- Vedrò un tuo articolo sul giornale di domani? – chiese ad un tratto Linda.
- Come? – reagì sorpreso il giornalista. – Oh, no, di questo si occupa un mio collega. –
- Non capisco... -
- Seguo questo caso dal primo delitto della serie. Sono mesi che preparo una serie di articoli. Articoli speciali, molto approfonditi. Tra una settimana pubblicherò finalmente il primo: uno studio psicologico delle pulsioni che spingono questo serial killer ad uccidere. E poi altri, su questioni correlate, come il lavoro svolto dalla polizia, cioè a che punto sarebbero le indagini, il quartiere dove avvengono gli omicidi, la sua conformazione e la sua storia... E poi altro, molto altro, spero. Sto accumulando una discreta quantità di materiale, una vera e propria inchiesta. Si, posso dire di fare giornalismo di inchiesta. –
Parlava con fervore, senza fermarsi, da appassionato. Era lampante che amasse il suo lavoro e che volesse farlo al meglio.
- Giornalismo di inchiesta? – Linda era incuriosita – Ho sentito usare la definizione qualche volta... -
Farelli sorrise fra sé e sé mentre svoltava a destra.
- Sei troppo giovane! Ormai in Italia vero giornalismo d'inchiesta non si fa quasi più, da anni ormai. E' normale che tu non sappia cosa sia. –
- Però al vostro giornale lo fate. –
Farelli non potè fare a meno di ridere.
- Perché ridi? Che ho detto? – chiese Linda, interdetta.
- Non rido di te. E comunque in verità c'è poco da stare allegri. Il mio giornale mi permette di fare questa inchiesta, di seguire questo caso, perché si ritiene, e a ragione, che ai lettori interessi. La gente va matta per un certo tipo di notizie. Vuole la violenza, la morbosità. E' roba che vende. Ma se volessi fare un'inchiesta che potrebbe danneggiare l'immagine di una multinazionale, o che so, del governo, col cavolo me la farebbero fare! Da bravi conigli quali sono, i vertici di Italia Oggi lo riterrebbero inopportuno. Si, direbbero proprio così: inopportuno. Si nascondono dietro le parole, loro che dovrebbero usarle per diffondere la verità! –
Tacque un momento, per sbollire la rabbia.
- Si rischierebbero cause, o il boicottaggio della politica... E comunque a chi compra il giornale non interesserebbe. Sai un cosa? In fondo hanno ragione. Questo paese funziona così. Siamo costretti a fare i giornalai, non i giornalisti: la prima preoccupazione è venderli i giornali, non scriverli... Scusa, non volevo scaricarti addosso i miei crucci, hai già i tuoi. –
- Tranquillo. – la ragazza sorrise, rassicurante. – Però... Mi sembri disilluso, quasi cinico. –
- Ti ci fanno diventare. –
- La sottoscritta non lo diventerà di certo! – protestò Linda. Farelli la guardò. C'era rispetto nel suo sguardo.
- Hai visto? Avevo ragione io, sei coraggiosa. – sorrise, e la ragazza ricambiò.
- Siamo arrivati. – Giovanni accostò e scesero dall'auto. Erano davanti alla palazzina dove abitava Linda, un caseggiato di cinque piani di un grigio spento.
- E' arrivato il momento di salutarci. - disse l'uomo, per prendere commiato.
- Si, be', allora... -
- Tieni. – la interruppe Giovanni, porgendole un bigliettino – E' il mio numero di cellulare. Chiamami se vuoi sapere qualcosa, magari (chissà...) avrò notizie che alla polizia mancheranno. Se ti interessa... O se vuoi, chiamami per fare semplicemente quattro chiacchiere, per sfogarti con un amico. –
Linda prese il numero.
- Grazie. Si, credo che chiamerò, uno di questi giorni. – ma non ne era sicura, anche se le sarebbe piaciuto: era una brava persona, l'aveva trattata con premura e rispetto, come un padre. Non aveva dubbi che non avesse doppi fini.
- Allora... Ciao. – disse Linda, un po' a disagio.
- Ciao. Buonanotte! –
Lo vide allontanarsi con passo strascicato, stanco. Si voltò, e nel farlo ebbe la sensazione di lasciarsi alle spalle quella notte orribile. C'era in lei un miscuglio torbido di liberazione e delusione. Infilava di malavoglia la chiave nella serratura del portone, quando si sentì chiamare.
- Linda! –
- Si? – si girò, sorpresa. Farelli le era di nuovo accanto.
- Volevo solo dirti che sei una bella persona, stanotte hai fatto una buona azione. E se è andata male non è tua la colpa. Non pensare nemmeno per un secondo a torturarti con i se e con i ma, va' avanti e vivi la tua vita, che ne hai da vivere. Quell'uomo lo prenderanno, e verrà messo in un posto dove non potrà più far del male a nessuno. –
Lo trovò commovente. Era un estraneo, non sapeva niente di lei, eppure si preoccupava, non voleva che soffrisse. Le ricordò suo padre. Gli sorrise con calore.
- Hai ragione. Seguirò il tuo consiglio. Voglio vivere, non mi farò uccidere a distanza da quel maniaco. –
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La macchia nel cuore
Misterio / SuspensoNel cuore di ogni uomo c'è un assassino: si nasconde nei suoi ricordi più amari, nei suoi segreti più inconfessabili, nei suoi sogni infranti, nel suo rancore. Un serial killer terrorizza la città, e la soluzione del caso si trova nella memoria di u...
