CAPITOLO XIV

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Dormii per quasi dieci ore, al risveglio, la testa non finiva di martellarmi, così come il mio povero stomaco. Mi avevano sempre detto che la cosa peggiore dell'ebrezza fossero i postumi del giorno dopo, ma non avrei mai pensato fino a questo punto.

Mi alzai dal letto, o meglio, provai ad alzarmi, ma nemmeno con tutte le forze del mondo sarei riuscita a stare in equilibrio, tutto sommato però, sbattendo un po'di là e di qua, riuscii ad arrivare alla cucina.

Ricordo bene quel momento come fosse ieri: mi ero scolata tutto d'un fiato mezzo litro d'acqua, lo stomaco, non smetteva di chiedere pietà.

– Non penserai davvero di fare una colazione normale. –

– Ti prego Jackson... non stressarmi pure tu, ci sta già pensando il mio stomaco, sto malissimo. –

– Ally, sto semplicemente dicendo che dopo una sbornia, prendere del latte coi cereali è peggio, o meglio, cerca di moderare le dosi, altrimenti digerisci tutto a Pasqua del 2050. –

– Sei un mio coetaneo, cosa credi di saperne? – replicai.

– Ti ricordo che mia madre era alcolizzata, ho acquisito un po'di esperienza con l'alcol. –

Non lo ascoltai e mi versai una ciotola piena di latte con cereali, ma quel fantasma fastidioso aveva ragione; dopo nemmeno dieci minuti iniziarono i problemi.

– Scommetto che ti viene da vomitare. –

– Vaff... –  non riuscii a finire la frase che corsi subito in bagno a vomitare.

– Sei una stupida. –

– Chiama un'ambulanza, sto morendo...–

– Cosa dovrei dire? "aiuto c'è una ragazza che sta male venite subito qui, è un fantasma che ve lo sta dicendo." –

– Muoviti!!! –

– Senti che puzza... Non c'è bisogno di chiamare, finisci di vomitare e vedrai che starai meglio, vado a prenderti un po' di ghiaccio. Guarda te se devo sprecare energia per aiutare una stupida ragazza che beve ignorando i postumi che le verranno. –

Furono trenta minuti di puro inferno, ma fortunatamente, la sera, iniziai a stare molto meglio, tanto da affrontare un grande problema: il bacio con Alan.

Prima di chiamarlo, mi scrissi tutto su un quaderno, non sapevo cosa dire e cercavo in tutti i modi di buttare giù qualche idea sul quaderno, fin quando, optai per il "chi se ne frega, proviamo a improvvisare", non avevo nulla da perdere, era solo uno stupido bacio dovuto all'alcol, semplice.

Presi il telefono e digitai il numero di Alan.

– Pronto? –

– Alan! Come... come va? –

– Tutto bene, a parte un po' di hangover, tu invece? –

– Non benissimo, ho vomitato prima, ma non è questo ciò che mi turba. –

– Che succede? –

– Senti Alan, per quanto riguarda il bacio di ieri...–

– Ah sì, il bacio... mi è piaciuto. –

– Cosa? –

– Non penserai davvero che l'abbia fatto solo perché ero ubriaco. –

Rimasi basita, ma cosa stava succedendo? Questa domanda non smetteva di martellarmi la testa.

– Spiegati, non ti seguo. –

– Allyson, sono innamorato di te. –

Ci fu un lungo silenzio di imbarazzo, durò almeno tre minuti.

Un amico invisibile [COMPLETO] Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora