Capitolo 17

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Festus era abbastanza stanco e Brooklyn non era molto lontano da qui perciò decidemmo di prendere i mezzi.

Salimmo clandestinamente su un bus riuscendo ad evitare il controllore.

Il viaggio sarebbe durato un ora dato che l'auto sostava ogni due metri.

Quando arrivammo al capolineanci arccorgemmo di aver dimenticato un particolare.. Si erano fatte le otto di sera, dunque il centro benessere sará stato chiuso.

Ci sedemmo sulla panchina di un parco pubblico e ci dividemmo alcune provviste, faceva freddo a quell'ora e tirava molto vento, ci misimo tutti e tre dentro un tubo-giocattolo per bambini abbastanza grande per farci passare.

Jason aveva avuto la fantastica idea di prendere dal campo tre coperte di lana, ci accomodammo, e ci dividemmo i turni di guardia, iniziavo io, e quando mi sarebbe venuto sonno, dovevo svegliare Leo.

Ma non avevo sonno.

Non dormii tutta la notte.

-avresti dovuto svegliarmi! Non hai dormito per tutta la notte!

-non avevo sonno e non ho sonno.

Ci incamminammo verso il C.B.C. quando passammo accanto ad un vicolo.

Dall'ombra una vecchia signora chiamó.

-scusate cari ragazzi sapete per caso dirmi che giorno è oggi?

Diedi uno sguardo d'allarme a Leo che lo rivolse a sua volta a Jason, il messaggio era chiaro: puzza di mostro.

-mm.. No signora non ne ho idea, arrivederci.

Taglió corto Jason.

Stavamo camminando sul marciapiede, ormai avevamo superato di due isolati la vecchietta, che peró continuava a tormentarmi.

-hei guardate!

Mi riferivo alla vetrina di un negozio, c'era esposto un vestito molto bello ma il prezzo era espresso in dracme, la moneta degli dei.

-dracme..

Dopo pochi secondi mi sentii afferrare le spalle.

Qualcosa mi aveva preso e mi stava trascinando indietro.

-LEO! JASON! AIUTO!

mi dimenavo a più non posso cercando di arrivare a καταιλίδα, il mio pugnale, ma invano.

Spuntó un altra figura: era umana, solo che aveva un paio di braccia e di gambe in più.

Quella cosa bloccó Leo e Jason.

-ANNABEEEETH!

disse Leo.

-LEOO!

risposi io, poco quando cio che mi tratteneva mi bloccó la bocca.

Il mostro che mi tratteneva era delle stessa razza di quello che bloccava i ragazzi.

La figura tiró fuorindalla tasca una perla viola, l'avevo gia vista molte volte nei miei anni trascorsi al campo ed avevo letto su di essa: eranin grado di teletrasportarti dove volevi, dovevi solo tirarla ai tuoi piedi e nominare il luogo dove devi andare.

Il mostro lanció la perla a terra, e spuntó un portale magico, dove voleva portarmi?

In quel secondo Leo aveva disintegrato il mostro con un...martello?

Si, con martello infuocato.

Ora il mostro mi stava trascinando nel varco ma io riuscii ad aggrapparmi ad un albero li sul marciapiede mentte Leo correva verso di me.

la Maledizione di Annabeth JacksonΨLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora