*Zee*
Mi definisco ridicolo per aver avuto quella reazione, e adesso ero anche infantile.
Chiesi a lavoro un congedo di una settimana, nonostante sapessi che eravamo in un momento cruciale per la serie.
La mano non era l'unica cosa del mio corpo che tentava di rimarginarsi.
Niente mi aiutava a fare chiarezza nella mia mente, che sembrava avermi imprigionato.
Feci finta di essere malato, anche se forse a pensarci bene sarebbe stato meglio sganciare la carta "della nonna malata fuori città" come a scuola, davvero ironico.
Non riuscivo ad essere professionale, volevo davvero sforzarmi, essere così bravo da separare le due cose, guardarlo con gli occhi del personaggio e recitare la mia parte.
Ma in quel momento mi interessava assecondare ciò che nutrivo dentro di me, e non volevo vederlo.
Ero così spaventato dal mio sentimento, e dal doverlo affrontare da solo.
Era amore? Amicizia o lo consideravo come un fratello?
I fratelli si guardavano in quel modo, certo.
I fratelli si baciavano in quel modo, certo.
Mi sembrava di mettere su uno spettacolo comico, di cui l'unico spettatore ero io, e prendevo in giro me stesso.
In un appartamento tanto grande, ero rannicchiato in un angolo, con la testa sulle ginocchia fumando tutte quelle carte sottili contenenti tabacco. Le mie mani diventarono giallo sporco, riflesso delle mie emozioni, confuse e sbiadite dal dolore.
Ero stracolmo di nicotina, forse per quello le mie mani tremarono quando sentii la sua voce.
*Saint*
Mi preparai per andare a lavoro.
Dovevo affrontare la cosa, avrei parlato con lui, avremmo sicuramente chiarito e saremmo tornati ad essere quello che eravamo prima, ero sicuro di non volerlo perdere.
Quello che aveva fatto la sera precedente per me, non lo avrebbe fatto mai nessuno.
Ero disposto a tutto, a sacrificare tutto quello che era in mio potere per non lasciarlo andar via.
Quando arrivai sul set incontrai per caso il regista mentre mi dirigevo nel mio camerino.
Regista: che ci fai qui? Oggi non devi girare, lo staff non ti ha chiamato?
Mi toccai le tasche del pantalone e non sentendo il telefono capii di averlo dimenticato.
Saint: come no? Abbiamo delle scene importanti.. Zee dov'è....
Regista: mi ha chiamato questa mattina di persona, sembrava stare davvero male, ha una brutta influenza, gli ho dato una settimana, ma come, non te lo ha detto?
Non risposi neanche, mi ero fermato dall'apprendere altre notizie, rimasi fisso alla prima frase, lui non c'era.
"Sicuramente chiariremo" , "torneremo come prima" , davvero?
Riversai la mia frustrazione e il mio odio verso i miei stessi pensieri.
Come potevo essere così superficiale?
Quando arrivai davanti quella porta ebbi la sensazione di star per violare qualcosa di sacro, che avrei rovinato anche solo con la mia presenza, appoggiai una mano sul legno rugoso prima di bussare.
Saint: Zee sono io.
*Zee*
Rimasi letteralmente paralizzato dal suono della sua voce.
La mia mano era tesa verso la maniglia, più volevo tenerla ferma più non rispondeva ai miei comandi.
Non volevo che fosse qui, e non avevo intenzione di ascoltarlo.
Saint: dobbiamo parlare Zee so che sei dentro..
Senza accorgermene il mio cuore stava ascoltando le ragioni che la mia mente non ammetteva, lo sentii cedere anche solo grazie alle sua presenza.
Normalmente avrei lasciato perdere tutto, mi sarei allontano da lui senza battere ciglio, la confusione mentale non è la mia condizione preferita.
Il problema era che si trattava di lui.
Se era per lui, avrei provato.
Non avevo già trovato la mia risposta? Era una sola.
Appoggiai la mia schiena alla porta, come sentii fare a lui dall'altra parte, ci divideva un sottile infisso e il mio consistente orgoglio.
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Non esiste il grigio.
FanfictionLa storia è in fase di revisione, i capitoli verranno pubblicati una volta a settimana sulla piattaforma Ao3 in inglese e successivamente li passerò su wattpad. "Se dovessi descrivere la nostra storia in una parola? Beh, non credo sia possibile, ma...
