Capitolo 34. Bangkok

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*Saint*
L'unico modo per contattarlo era tramite il mio manager.
Per lavoro non poteva rifiutarsi di incontrarmi, avrei saputo dov'era in questo modo.

Saint: Herry chiama il manager di Zee, voglio lavorare di nuovo con lui e fatti dire dov'è.

Manager di Saint: non te l'ho detto ma in realtà qualche mese fa l'ho contattato per proporgli un servizio fotogratico ed hanno rifiutato, pare che Zee stia per partecipare ai casting per una nuova serie, si terranno a fine mese.

Attaccai il telefono avevo abbastanza informazioni, prima o poi sarebbe dovuto tornare in città.
Ero pronto ad aspettare, non poteva starsene via a lungo ma una domanda continuava a ronzare nella mia mente e a tenermi legato alla sofferenza.
Stavo aspettando ma lui aveva aspettato me?
Questo dubbio mi squartava l'anima in due.

*Zee*
Ci godemmo tutti i giorni che rimanevano di quella che era diventata la nostra vita insieme, prima di tornare alla realtà.
Non avevo paura di affrontare il ritorno se lui fosse venuto con me, se mi avesse tenuta stretta la mano.
Da quando avevo accettato di farlo entrare nel mio cuore non ci fu ora, minuto e istante che passai privandomi di lui e senza che potessi accorgermene, mentre lo guardavo dormire ed il sole entrava nel minuscolo cubicolo, era arrivata la mattina della partenza.
Bas non si allontanò mai da me e sentii tutta la sua presenza.
Indossava la felpa che avevo comprato per lui, la sua faccia quando la vide non pensavo potesse mai sbiadire nei miei ricordi.
Portavo l'anello all'anulare della mano sinistra, lì dove si dice ci sia un diretto collegamento con il cuore.
Amavo passare il mio tempo a guardarlo, mi ricordava che dopo le tenebre avevo ritrovato la luce e la vita.
Ero partito spezzato e ritornavo intero con una nuova appendice super allegra e colorata che in quel momento dormiva sulla mia spalla.
Il suo respiro era il mio, la sua felicità era la mia, era così che mi sentivo, un tutt'uno con lui.

Zee: siamo arrivati, svegliati su...

Bas: ancora 10 minuti dai, è ancora buoio.

Era più dormiglione di me.

Zee: Thī̀rạkkk su!! (espressione thailandese per dire "amore mio" "tesoro mio")

Si alzò quasi immediatamente, mostrandomi tutti i denti.

Bas: come mi hai chiamato? Ripetilo.

Zee: non ci penso nemmeno, credevo stessi dormendo per non sentire di alzarti quindi perché avresti dovuto sentire questo?

Lo stavo prendendo in giro ma ero anche molto imbarazzato, era la prima volta che chiamavo qualcuno così, Bas era il primo.
Strinse entrambi le mani intorno al mio braccio e mi diede un piccolo bacio sulla guancia, arrossii immediatamente.

Non avevo ancora comprato un telefono, aspettavo di tornare in città ma questo era il problema minore visto che non avevo una casa, avendo venduto la mia.

Bas: casa tua da che parte è? Così posso venire a trovarti almeno fino a quando non ti fai un dannato cellulare...

Zee: mi sa che dovrò andare in albergo, non posso chiamare i miei amici per farmi ospitare e nessuno sa che sono rientrato.

Bas: vivevi dai tuoi amici prima?

Zee: no, ho lasciato il mio vecchio appartamento per venire dove ci siamo incontrati.

Bas: allora vieni a stare da me... almeno fino a quando non troverai qualcosa.

Ero abbastanza agitato da quella proposta, il nostro rapporto era cambiato e non sapevo fin dove volevo spingermi e se sarei stato in grado di fermarmi.
Mi avvicinai a lui trascurando chi fossi e dove mi trovassi, non tenendo conto del fatto che fossi una persona famosa a Bangkok e che non fossi più in un paesino sperduto.

Non esiste il grigio.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora