Capitolo 17. Dove eravamo?

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*Zee*
Ero sconvolto.
Avevo appena ammesso a me stesso, per la prima volta, dopo costanti rimandi e rifiuti, quanto amassi Saint.
Il problema era che l'avevo fatto davanti a lui, nel momento meno opportuno, e che più sbagliato non poteva essere.
Per l'ennesima volta non feci altro che nascondermi in Fighter, avevo intenzione di dare la colpa a lui fin quanto potevo.
Saint mi abbraccio in silenzio, senza dire una parola, non commentò ciò che avevo detto, fin quando non mi calmai e fui io a parlare.

Zee: Saint, per quanto riguarda quello che ti ho detto prima...

"Era il personaggio che parlava "
"Su nong non prenderla sul serio"
Ero pronto a dire una cosa del genere quando lui non mi fece neanche finire.

Saint: lo so Zee. Era Fighter che parlava, non preoccuparti, tu stai tranquillo.

Aveva fatto anche prima di me, bene.
Questo mi faceva soffire, perché significava che non contemplava minimamente ne lontanamente l'idea che potessi provare qualcosa di così forte per lui, cos'era stata allora la spiaggia?

Saint: io vado allora...

Zee: si, ci vediamo.

Avevo bisogno di stargli lontano mi sentivo più rifiutato che mai, da me stesso e da lui.

*Saint*
Le sue parole arrivarono su di me come un fulmine a ciel sereno.
Finsi di stargli vicino, di consolarlo, di capirlo, quando avrei voluto scappare dalla paura.
Nella mia mente i pensieri piu brutti presero forma e con la voce di Perth mi sussurravano cose disgustose.

"Chi potrebbe amarti."

"Rovinerai tutto con le tue mani."

"Butterai la cosa più preziosa che hai al mondo perché sei tu il problema."

"Trascinerai sul tuo lurido fondo anche lui."

Avrei voluto urlargli che non poteva amarmi, che non doveva farlo.
Sapevo che era Zee a parlare, vidi nei suoi occhi tutto il dolore che aveva provato, quanto gli era costato pronunciare parole così importanti e come si sentiva rifiutato da me, che non fiatavo.
Sentivo tutto, Zee era parte di me, come avrei potuto non farlo?
Ero nauseato da quell'amore che non meritavo.
Non avrei mai dovuto farlo arrivare a questo punto, avrei dovuto patire da solo, invece avevo coinvolto la persona che meno tra tutti avrei voluto che stesse male, e la causa del suo dolore ero proprio io.
Per godermi quella felicità, per il mio essere così egoista, Zee ora era a pezzi.
Quanto ancora dovevo farlo stare di merda per rendermi conto di doverlo lasciare andare?
Sentì una stretta al cuore, non ero riuscito a fermarmi, non mi ero posto un freno, e questo era il risultato.

Quando tornai a casa fissai la parete bianca, guardare in ogni altro punto mi avrebbe fatto venire in mente lui.
Piansi, piansi come non avevo mai fatto neanche per Perth.
Dio, era questa la mia punizione?

*Zee*
Ero così innamorato che avevo perso la mia dimensione, dimenticato che esistessi e annullato me stesso. Non mi ero reso conto, fino ad allora, che la mia anima, il mio corpo, il mio pensiero erano sempre stati per lui.
Che brutto gioco del destino, prendere consapevolezza in quella maniera.
Il mio amore mi aveva divorato e si era impossessato di me, ero nella merda fino al collo.
Sono finito ad amare l'unica persona che non poteva ricambiarmi davvero, lo sapevo già, per quanto Saint mi fosse affezionato, per quanto potesse un minimo provare qualcosa, non ero ai livelli di Perth.
non contraccambiando mi aveva privato di lui, di me stesso, e del resto.
Mi sentivo derubato.
Ero vuoto e pieno, vuoto di lui ma con tutto l'amore che aveva lasciato.
Mi rimaneva solo questo cuore frammentato, lacerato, logorato.
Più i miei sentimenti erano cresciuti nel tempo, più il dolore era incalcolabile, non c'erano misure, non c'erano parole.

Non esiste il grigio.La tua prossima ossessione. Scoprilo ora