Capitolo 38. e ora?

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*Bas*
Mi arrampicai al fatto che l'avesse cacciato, mi aggrappai con tutte le mie forze alle sue braccia, le mie dita sprofondarono nel suo maglione in cerca della carne, non ero sicuro fosse ancora con me, avevo il terrore di scoprire che fosse un'illusione del mio cervello per attutire il colpo.
Gli occhi mi fecero male per quanto lacrimarono, non riuscivo a smettere.
Se mi fossi fermato Zee sarebbe rimasto ancora lì o sarebbe corso da lui?

Bas: Zee non andare, resta con me, ti prego, ti prego, ti prego.

Furono le uniche parole che mi uscirono prima di abbracciarlo più forte, volevo trattenerlo, trattenere il suo cuore.
Passarono ore, ore in cui Zee non muoveva il suo corpo dal mio, ore in cui il suo viso rimase incastrato tra i miei capelli.
Fui io a sciogliere l'abbraccio e ad allontanarmi.
Lui non riusciva a dire niente.

Zee: Bas...io...

Mi voltai, il suo sguardo era insostenibile per me, non ce la facevo a vedere nei suoi occhi il desiderio per Saint.

Bas: lo so...

Non era vero.
Non sapevo niente di cos'erano stati l'uno per l'altra, non avevo idea di quanto fosse grande l'amore di Zee per lui.
L'unica cosa che speravo di conoscere erano i nostri sentimenti ma mi sbagliavo, anche su quello.
Non sapevo nè comprendevo niente.
Come poteva per lui essersi cancellato tutto solo al sentire la sua voce?
Dentro di me reprimevo il pianto che sentivo salire sempre di più, non me ne sarei mai andato se continuavo così.

Bas: lo so Zee, lo so.
Penso che tu debba rimanere da solo.

Mi asciugai il volto, fingendo di essere la roccia che non ero, avevo più le sembianze di un piccolo sasso scheggiato.
Le sue reazioni mi avevano letteralmente conficcato un pugnale nel petto.
Avevo accettato quella possibile sofferenza sin dall'inizio, lo sapevo che Saint sarebbe potuto tornare ma dopo che Zee aveva accettato il mio anello ero sicuro di lui e di noi.
Non era così, per Zee forse un noi non era mai esistito e questo pensiero mi fece sussultare, non riuscivo a respirare.
Presi un borsone e iniziai ad infilarci tutto quello che potevo senza guardare, senza farlo realmente. Io me ne andavo ma la mia essenza rimaneva lì, con Zee, e ci sarebbe rimasta per sempre.
Prima di dirigermi verso la porta posai sul tavolo tutte le mie sigarette.
Zee non fumava più da un pezzo ma diversamente da me che lo facevo per piacere lui ci affogava il suo dolore e in questo momento soffriva, forse più di me.
Misi sul tavolo l'ultimo gesto d'amore che potevo fare per lui.
Misi sul tavolo i miei sentimenti, il mio cuore.
Lasciavo tutto a lui, perché se non era con lui non sarebbe stato con nessun altro, era stato il primo e volevo che fosse il mio "ultimo".
Mi guardò ed io evitai di incontrare i suoi occhi, mi concentrati sulle sue labbra, sentii che desiderava dirmi qualcosa vedendo le estremità congiungersi e separarsi più volte.
Se voleva scusarsi io non avrei ascoltato, noi non eravamo stati un errore, le mie emozioni non lo erano, scusarsi equivaleva a rinnegarle in quel momento.
Non lo stavo lasciando perché non volevo essere abbandonato, lo stavo facendo per lui.
Avermi intorno non gli avrebbe mai chiarito le idee, o meglio io dovevo accettare che le sue idee e il suo pensiero lo portassero da Saint.
Benché fosse difficile per me affrontarlo lasciai il mio borsone a terra per correre da lui, almeno un'ultima volta.
Gli presi il viso tra le mani, quel viso dai tratti così duri e mascolini ma che veniva tradito da quello sguardo dolce e mansueto.
Le sue pupille si inondarono di lacrime salate e dolorose.

Bas: non mi pento di niente, riferei tutto.
Non sentirti in colpa, sei una persona meravigliosa.
Ti ho amato con tutto me stesso e continuerò a farlo, sempre, comunque e indipendentemente dalla tua scelta.
Ti amo Zee, ti amo come nessuno.

Misi il mio naso contro il suo e li sfregai, baciai entrambe le lacrime cariche di sentimento che uscirono dai suoi occhi.
Presi da terra la foto ormai sguarcita e la portai con me, mi rimaneva solo quello.
Sperai che non mi lasciasse andare, pregai che mi trattenesse in qualche modo, implorai che mi dicesse anche solo una parola ma non lo fece.
Mi avviai lentamente rallentando il momento ma velocizzando la mia distruzione.
Chiusi alle spalle la porta della nostra casa, del nostro mondo, della nostra vita fino a qualche ora prima.
Mi sembrò che la mia esistenza fosse finita, che fossi caduto in un baratro profondo da cui non sarei più riuscito ad uscire.
Come poteva la felicità durare solo un attimo?
Quanto era stato crudele Dio, Budda, Allah, l'universo e il destino per dare agli uomini un regalo così oscuro e disgustoso come la felicità?
Perché vivere una vita intera per cercare e rincorrere qualcosa che ci ferirà con la sua assenza?
Per Zee avrei dato tutto anche se non possedevo niente.
Gli avevo donato il mio amore, i miei sorrisi ma non era bastato.
Ancora prima che il nostro tempo scadesse, ancora prima che la clessidra del nostro amore finisse i granelli, mi ritrovavo rovinato e con la mente a pezzi.
Chiusi quella porta con titubanza credendo ci potesse essere ancora una possibilità.
Quando la serratura scattò il vuoto si impossessò di me, nel petto non c'era più niente.
Raccolsi l'ammasso di carne che ero diventato, completamente svuotato, privato e mi incamminai lontano da lì, lontano da lui.

Non esiste il grigio.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora